Papavero e memoria

Tutta la produzione poetica di Paul Celan si colloca sotto il segno ambivalente della memoria e dell'oblìo. L'esperienza dell'Olocausto lascia nel poeta ebreo una traccia incancellabile: al bisogno di dimenticare (per continuare a vivere) si intreccia sempre la necessità di ricordare (per non ripetere gli orrori passati). Come Celan stesso afferma, «ci amiamo come il papavero e il ricordo». Se il papavero rappresenta il sogno come superamento del tempo attraverso l'oblio, la sfera del ricordo definisce l'ambito della coscienza, al cui interno gli eventi assumono durata e permanenza. Di fronte alla morte, tema centrale della lirica di Celan, che vanifica nella sua definitività ogni avvenimento umano, si colloca la poesia come tentativo paradossale di superare il silenzio e di sconfiggere l'oblìo.La poesia più famosa della raccolta e dell'intera produzione celaniana, composta nel 1945, è Fuga sul tema morte, dedicata allo sterminio degli ebrei: «La morte è maestra nata in Germania celeste il suo occhio / con palla di piombo ti coglie preciso ti coglie». La dialettica formale tra una forma perfetta, tutta incentrata sul ritmo dei versi, e il contenuto, è una delle chiavi della bellezza della poesia, e al contempo definisce la stessa poetica di Celan, la necessità della poesia come strumento contro il dimenticare che passa attraverso il tempo, lo percorre in una tensione verso quell'eternità in cui memoria e oblio quasi si uniscono.Se i temi della raccolta sono, come si è visto, quelli della tensione fra ricordo e oblìo, è importante ricordare la forma in cui questi vengono espressi. Celan, che è stato definito un poeta ermetico e che pure considerò sempre la poesia un luogo della comunicazione interumana, venne elaborando una forma poetica più pura, cristallina, come distillata da tutti i residui che il linguaggio porta con sé. Le assonanze creano riferimenti e corrispondenze sempre sospese; le metafore, assai numerose, diventano assolute perdendo il loro termine di riferimento; il verso si contrae lasciando spazio soltanto all'essenziale. La forma tersa della poesia di Celan è lo specchio apparentemente lucido sotto la cui superficie una ricerca linguistica tra le più feconde del nostro secolo non pare acquietarsi mai.Celan è forse l'ultimo dei classici di lingua tedesca e, in questo senso, non si può dire che abbia trovato dei continuatori. I punti di riferimento della sua poesia vanno trovati in Rilke, Trakl, Mallarme.