Canzone di Rolando

 Delle varie redazioni pervenuteci la più bella e la più antica, conservata in un manoscritto della Bodleian Library di Oxford, è costituita da 4002 decasillabi divisi in 291 lasse assonanzate. Il Turoldus ricordato nell'ultimo verso potrebbe essere l'autore, mentre lo spirito animatore del poema sembra situare la composizione attorno al 1100, nel clima di predicazione della I crociata (1095-1099). Entrambe le questioni sono controverse. Il fatto storico entro cui gli avvenimenti si collocano è la sfortunata spedizione spagnola di Carlo Magno del 778: sulla via del ritorno, popolazioni basche annientarono la retroguardia franca. Nel poema la verità storica è ridotta a poco; l'autore la trasfigura e le conferisce epica grandezza.Carlo Magno ha conquistato l'intera Spagna, tranne Saragozza, difesa dai Saraceni di re Marsilio. Nell'impossibilità di sostenere l'assedio, questi invia a Carlo un'ambasceria con la promessa di sottomettersi, purché i Franchi abbandonino la Spagna. In realtà intende poi mancare ai patti. Rolando, nipote di Carlo, diffida della proposta, ma prevale il parere di Gano, suo patrigno, e del saggio Namo, favorevoli ad un accordo. Per recarsi a trattare si offrono, uno dopo l'altro, Namo, Rolando, Olivieri e l'arcivescovo Turpino, ma l'imperatore rifiuta di metterne in pericolo la vita. Proposto da Rolando, viene allora designato Gano. L'odio naturale tra figliastro e patrigno esplode violento; in uno scontro drammatico, Gano, offeso dalla designazione, manifesta propositi di vendetta, che manda poi ad effetto concordando con i Saraceni un piano di tradimento: indurrà i Franchi a partire e a porre Rolando al comando della retroguardia per farlo cadere in un'imboscata. Così avviene. Agli ordini del paladino restano a Roncisvalle ventimila uomini, tra cui Turpino e Olivieri, che di Rolando è il compagno più caro. I Franchi tornano verso la loro terra ma l'animo di Carlo è colmo d'angoscia per due sogni premonitori del tradimento di Gano e di un pericolo per il nipote.Intanto Marsilio si prepara ad attaccare la retroguardia. Olivieri, viste le sterminate schiere saracene, esorta ripetutamente Rolando a suonare il corno per richiamare l'imperatore, ma ogni volta incontra il rifiuto del compagno che considera un disonore chiedere aiuto prima di battersi. Animati da Turpino ad affrontare il sacrificio in nome della fede, i cristiani respingono valorosamente il primo contingente nemico, ma, inferiori di numero, vengono poi decimati. Rolando si decide allora a suonare il suo olifante. Lo sforzo è tale da fargli scoppiare le vene delle tempie; ma Carlo ha udito e decide subito di tornare.Un nuovo attacco vince l'ultima resistenza cristiana: anche Olivieri muore, pianto disperatamente dal compagno. Quando questi riesce nuovamente a suonare il corno, l'imperatore gli fa rispondere con le sessantamila trombe del suo esercito; nell'udirle, i pagani abbandonano atterriti il campo di battaglia. Vi rimane solo l'eroico paladino, ma anch'egli muore dopo essersi abbandonato al ricordo di ciò che ha costituito la fede della sua vita: le conquiste, la dolce terra di Francia, Carlo il suo signore. Il dolore per la disfatta della retroguardia non impedisce ai cristiani sopraggiunti di inseguire e far strage di nemici, favoriti anche da un intervento divino che ferma il Sole, prolungando la durata del giorno. In aiuto di Marsilio accorre intanto il vecchissimo Baligante, emiro di Babilonia. Lo scontro fra i due eserciti è grandioso, ma alla fine il duello supremo fra Carlo e Baligante decide la vittoria della cristianità. Gli infedeli sono costretti a scegliere fra la morte e la conversione: centomila sono battezzati. Carlo può ormai tornare in Francia. Ad Aix Alda, la fidanzata di Rolando, muore alla notizia della fine dell'eroe. Dopo la punizione del traditore, che finisce squartato, il vecchio imperatore spera di trovar pace, ma un ordine divino gli impone una nuova impresa contro gli infedeli. Veramente penosa è la sua vita! Piange e si tira la barba bianca.