I Lusiadi

Il poema è diviso in 10 canti per complessive 1102 ottave. Argomento «centrale» è il meraviglioso periplo in cui Vasco de Gama scoperse la via delle Indie (1447-49). Ma intorno al grande navigatore il Camões rievoca i fasti della patria, esaltando tutte le audacie, tutti gli eroismi del popolo portoghese, con i suoi monarchi, i suoi principi, i suoi marinai, i suoi esploratori, i suoi condottieri che hanno ampliato le frontiere del mondo conosciuto, che hanno piantato le vittoriose bandiere su tre continenti, che hanno prostrato la tracotanza mora a Ourique (1139) e umiliato la fierezza castigliana ad Aljubarrota (1385).La prima ispirazione al suo capolavoro venne al Camões dall'opera di un grande storico della conquista portoghese delle Indie, Joo de Barros (1496-1570), nella cui Asia balena giá qualche presagio d'epopea. Classica è la struttura del poema, derivata da Omero e soprattutto da Virgilio, che il Camões imita in una folla di particolari, mentre è debitore all'Ariosto della forma metrica e di qualche leggiadra fantasia (come quella dell'isola dell'Amore che ricorda il regno d'Alcina), ma sua, soltanto sua, è la nuovissima e grandiosa materia, suo lo stile semplice e insieme solenne, suo il verso saldo e sonoro, sua la potenza con cui descrive fatti e figure, sua, infine, l'impetuosa fiamma d'amor patrio che illumina tutto il canto. Storia e geografia si tramutano in viva sostanza di poesia quando egli descrive il viaggio del suo eroe da Lisbona alle Indie, quando narra le origini della nazione portoghese, le sue lotte con i Mori e con i Castigliani, quando riferisce il colloquio della regina Maria di Spagna con suo padre don Alfonso IV di Portogallo.L'impresa di Vasco turba non solo la pace dei Terrestri, ma anche quella dei Celesti; Venere e Marte proteggono i nuovi Argonauti, degni figli dei Romani, mentre Bacco, mitico conquistatore delle Indie, temendo ch'essi oscurino la sua gloria, crea sempre nuovi ostacoli al loro viaggio. Anche Giove, Nettuno, Teti, le Nereidi, Mercurio, Cupido accompagnano variamente l'odissea dei Portoghesi.Questa intrusione di elementi pagani in un poema così intimamente cristiano come i Lusiadi (Vasco è l'eroe non solo della Scienza, ma anche della Fede), intrusione che fu rimproverata al Camões da tanti critici, specialmente dal Voltaire, ci mostra nel poeta un autentico figlio del Rinascimento. E tutta impregnata di spirito pagano è la descrizione della giá ricordata isola dell'Amore, dove i Portoghesi trovano voluttuoso ristoro alle loro eroiche fatiche.Vissuto per tanti anni in comunione con l'Oceano, il Camões ne descrive con tale pittoresca esattezza i multiformi aspetti, ne osserva con tanta amorosa cura la fauna e la flora, che ben può essere definito un grande pittore del mare.Poema d'una nazione e d'una razza, poema del mare, i Lusiadi sono infine il poema della colonizzazione e dell'avventura, nel senso più nobile della parola. Sotto questo rispetto, essi costituiscono un'opera assolutamente unica di poesia.Dopo un'invocazione alle sue Muse, le ninfe del Tago, il poeta annunzia quale sará la materia del poema, poi descrive il Concilio degli Dei dell'Olimpo per decidere sull'impresa di Vasco de Gama. Bacco si mostra contrario ai Lusitani che hanno invece il favore di Venere e di Marte. L'armata salpa e approda a Mozambico. Per volere di Bacco, i Lusitani trovano forte ostilitá nei Mori e si ha il primo scontro guerresco. Vinti, i Mori fingono intenzioni pacifiche, e offrono una guida che condurrá le navi portoghesi a Mombasa. Ma a questo nuovo porto li attenderebbero il tradimento e la morte, poiché Bacco ha eccitato il re del luogo contro gli stranieri, se Venere non apparisse con la sua corte di Nereidi che fanno barriera ai navigli. La dea implora da Giove pietá per i suoi protetti; Giove l'esaudisce e la consola narrandole le future glorie dei Lusitani. Mercurio riceve allora l'ordine di apparire in sogno a Vasco e di consigliargli il sicuro approdo di Melinde.Al re di questa terra, che gli riserva una cordiale accoglienza, Vasco narra (canti III-IV) la storia del suo paese dai più antichi tempi sino al regnante sovrano Dom Manuel, rievocandone le tappe più gloriose e inserendo alcuni patetici episodi, come quello di Inés de Castro. Il lungo racconto termina con l'incarico dato a Vasco da Dom Manuel di scoprire la via marittima alle Indie e con la descrizione della partenza da Lisbona. Il canto V, uno dei più belli del poema, narra, sempre per bocca di Vasco, le vicende della navigazione fino a Melinde, e qui Camões ha modo di spiegare il suo talento d'artista in numerose descrizioni di fenomeni naturali. La spedizione, spintasi al di lá dell'Equatore, può scorgere la Croce del Sud e assiste ai misteriosi fuochi di Sant'Elmo, ma deve anche superare vari pericoli, quali una tromba marina e le imboscate degli indigeni. Vicino al «Capo Tempestoso» appare loro il tremendo gigante Adamastor, che personifica il Capo delle bufere e che a qualche critico ha rammentato la «montagna bruna» di Dante (Inf., XXVI, 133). Fra burrasche e minacce risalgono la costa orientale dell'Africa e il giorno di Natale sbarcano presso la foce di un ampio fiume che battezzano Natal e finalmente, decimati dallo scorbuto, giungono a Melinde. Nel canto VI Vasco, partito da Melinde, deve affrontare una violenta tempesta suscitata da Nettuno ed Eolo su istigazione di Bacco, e soltanto l'aiuto di Venere, che manda le Ninfe a placare i venti, consente ai naviganti di giungere sani e salvi in vista della costa di Calicut. Le accoglienze degli indigeni appaiono dapprima cordiali (canto VII), e Vasco illustra al loro re gli emblemi dipinti sulle bandiere portoghesi; ma l'orizzonte ben presto si oscura (canto VIII) per colpa del solito Bacco che, apparso in sonno a un sacerdote musulmano, gli predice sventure per colpa dei cristiani, contro i quali si ordiscono così nuove trame. Ma Vasco viene a conoscere in tempo che la sua flotta è minacciata e riesce a prevenire il pericolo salpando. Approderá a un'isola meravigliosa, fatta sorgere nel mezzo del mare da Venere, nella quale i naviganti troveranno la più cordiale ospitalitá delle Ninfe che intrecceranno con loro i più voluttuosi amori (dei quali tuttavia l'autore si affretta a precisare il significato allegorico, volendo essi essere una rappresentazione delle gioie cui conduce la gloria). Durante un ricco banchetto Vasco può udire una ninfa cantare le future glorie dei Lusitani che continueranno l'opera sua. Finito il banchetto egli è condotto da Teti su un monte dove, innanzi a un globo che raffigura il mondo secondo il sistema tolemaico, essa gli descrive le regioni d'oltremare che daranno lustro al popolo portoghese. Poi i naviganti ripartono, con mare propizio ritornano in patria e depongono ai piedi del loro re i trofei delle lunghe peregrinazioni, il poema si chiude con un incitamento al re Sebastiano perché promuova ogni nobile impresa.