Il Messia

L'autore concepì il progetto di un grande poema d'argomento biblico fin dagli anni degli studi ginnasiali a Schulpforta, quando conobbe il Paradiso perduto di Milton, nella traduzione del Bodmer. I primi tre canti dell'opera apparvero nel 1748, nei «Bremer Beiträge»; quarto e quinto canto seguirono nel 1751, stampati a Halle. Cinque altri se ne aggiunsero nell'edizione in due volumi pubblicata a Copenaghen nel 1755; il terzo volume, con cinque ulteriori canti, uscì nel 1768, nella stessa cittá, mentre il quarto ed ultimo, con i cinque canti conclusivi, vide la luce a Halle nel 1773. Fino agli ultimi anni della sua vita l'autore continuò a limare il poema, ripubblicandolo integralmente nel 1781 e nel 1798.
Nel grandioso poema in esametri, Klopstock sviluppa ed amplifica la narrazione evangelica della passione e resurrezione di Gesù Cristo, celebrando la sublimitá della redenzione rinnovatrice dell'umanitá e del cosmo. Nel I canto il Salvatore, la sera della domenica delle palme, annuncia al Padre l'imminenza del sacrificio, e nel II Satana ordisce la congiura infernale contro di lui; preparati così gli avvenimenti successivi, l'autore segue poi fondamental-mente il testo neotestamentatto, narrando il tradimento di Giuda, la macchinazione ordita dai sacerdoti del tempio sobillati da Caifa e Filone, e l'ultima cena (III-IV). Il canto V è dominato dall'angoscia di Gesù nell'orto di Getsemani; segue l'arresto, il processo e la consegna di Cristo nelle mani di Pilato, e la condanna per volontá del popolo di Gerusalemme (VI-VII). La passione si snoda nei canti VIII-XI, fino alla morte di Gesù, alla deposizione e alla tumulazione nel sepolcro (XII). Il canto XIII è dedicato alla resurrezione, e nei due canti successivi il Redentore appare alla Maddalena, agli apostoli e ai discepoli. Disceso all'inferno, dove trionfa sui demoni, Gesù giudica poi le anime dei trapassati sul monte Tabor, aprendo ai giusti, grazie alla sua redenzione, le vie del paradiso (XVI-XVIII). Il poema si compie con la salita di Gesù al cielo (XIX) e la finale apoteosi del suo ricongiungimento col Padre (XX). La scarna materia delle scritture viene arricchita straordinariamente, poiché l'azione che si svolge sulla terra è accompagnata dal commento e dal contrappunto incessante svolto da un folla di personaggi celesti, arcangeli e serafini, personaggi biblici e anime di trapassati o di nascituri, mentre su tutto domina la figura possente di Dio Padre: la rappresentazione assume quindi fin dall'inizio il carattere di immenso dramma cosmico. Si alternano e si susseguono quindi i momenti idilliaci, permeati di morbida spiritualitá pietistica, ed incentrati su coppie di amici o di amanti che incarnano la serena armonia del mondo redento dal Salvatore (così gli angeli Eloa e Gabriele, poi Lazzaro e Lebbeo, Adamo ed Eva, Gedoro e Cidli); le scene di drammatica intensitá psicologica, come quelle che presentano la tormentosa angoscia del demonio Abbadona, che rinnega l'inferno e disperatamente anela alla redenzione, che gli sará concessa da ultimo; ma più di tutto i grandiosi quadri in cui l'autore rappresenta cielo e tetra agitati dall'evento immane della redenzione, dispiegando un nuovo e ardito gusto del sublime, cantando la potenza di Dio e il movimento degli astri più remoti, il paesaggio orrido e selvaggio dell'inferno, le immense schiere degli angeli e delle anime che scortano Gesù, l'oscurarsi dell'universo alla sua morte, o la vertiginosa visione della finale ascensione di Cristo al cielo.