La montagna incantata

Il ventitreenne Hans Castorp, rampollo di una famiglia patrizia di Amburgo, subito dopo aver superato l'esame che gli consentirá di svolgere la professione di ingegnere navale, da lui peraltro scelta senza convinzione, si reca a far visita al cugino Joachim Ziemssen in cura nel sanatorio internazionale «Berghof» di Davos, nelle Alpi svizzere. Accanto al cugino, giovane ufficiale di carriera che per la malattia ha dovuto sospendere il servizio, Castorp scopre a poco a poco l'ambiente del «Berghof», le sue inalterabili abitudini di vita e di cura in cui egli stesso è subito coinvolto - lunghe sedute sulle sedie a sdraio alla fredda aria aperta, passeggiate, pasti dagli orari uniformi - e i suoi personaggi, dal direttore, il gioviale dottor Behrens, al dottor Krokowski, cultore della psicoanalisi, a una curiosa galleria di ospiti, che in qualche modo rappresentano i vari aspetti della borghesia europea d'inizio Novecento. Suggestionato dall'atmosfera singolare dell'istituto, vero mondo a sé stante ed autonomo, in parte ovattato albergo di lusso e in parte approdo terminale per malati senza speranza, il giovane vede di giorno in giorno prolungarsi indefinitamente la propria permanenza, e mentre nell'assenza di attivitá pratiche la sua vita interiore si approfondisce e si allarga, scoprendo un inusitato senso del tempo, che qui si fa inavvertibile sino a dilatarsi in un invariabile presente, la sua salute fisica declina, finché quello che era parso un lieve malessere si rivela forma incipiente di tubercolosi, e Castorp, ormai introdotto ai segreti ripugnanti e insieme affascinanti della pato-logia, entra a far parte, ben poco riluttante, della comunitá del «Berghof». Sottratto così alla propria banale mediocritá, Castorp trasforma la sua degenza in un lento processo di formazione interiore, in cui la sua mente si rivolge al problema fondamentale del rapporto vita-morte, al quale si accosta affrontando molteplici tematiche mediche, biologiche, astronomiche, ecc. con letture e meditazioni che dilatano la narrazione in ampi episodi digressivi. Nella sua educazione-iniziazione spirituale viene in contatto con diverse correnti intellettuali, dapprima nell'incontro con l'irruento e loquace italiano Lodovico Settembrini, entusiasta temperamento pedagogico, repubblicano e massone, razionalista e individualista sostenitore di un progressismo illuministico che egli considera destinato a fondare una superiore civiltá, in grado di superare conflitti sociali e nazionali. Le sue interminabili discussioni filosofiche, che attraggono sempre più il giovane Castorp, divengono tanto più avvincenti quando l'italiano, che si è intanto trasferito a Davos Dorf, fa conoscere ai due cugini il suo vicino di casa Leo Naphta, gesuita di origine ebraico-orientale che a una eccezionale sottigliezza dialettica unisce una concezione del mondo opposta a quella di Settembrini. Ne ha origine un serrato ed emozionante duello intellettuale tra i due: con gelida e accanita consequenzialitá Naphta demolisce l'ottimistica e solare visione umanistica dell'avversario che associa dignitá umana e bellezza: l'elevazione dell'uomo passa, secondo Naphta, soltanto per la macerazione dell'ascesi e della malattia, culminando in una religiositá che secondo lui è del tutto estranea alla ragione e alla moralitá; all'ideale individualistico liberale-borghese e democratico di Settembrini, il gesuita contrappone la sua fosca previsione di epoche ormai prossime che sacrificheranno senza pietá l'individuo ai principi superiori, in nome di un fanatico comunismo teocratico e totalitario fondato sul terrore. Agli stimoli intellettuali si associa, nel legare Castorp al mondo del sanatorio nonostante egli sia ormai clinicamente guarito, il rapporto erotico, morbosamente intessuto d'un senso voluttuoso e macabro della corruttibilitá della carne, con un'affascinante degente russa dalla molle sensualitá, Clawdia Chauchat. Il complesso delle esperienze inaudite e febbrili che hanno aperto al tranquillo borghese vertiginosi abissi di conoscenza pare riassumersi nella vicenda onirica della gita in sci nel paesaggio invernale, durante la quale Castorp, che si è perso e giace nella neve rischiando di perire assiderato, sprofonda in un sogno che gli dischiude le regioni dell'inconscio, e dal quale egli sa riemergere, come dopo una discesa agli inferi, verso le regioni della vita, una vita che ormai gli appare non assoggettata al suo contrario, la morte e la malattia, bensì arricchita dall'ambiguo ma fecondo rapporto con esse. Intanto il cugino Joachim, che diversamente da Hans rimpiange la normale esistenza, ritorna alla carriera militare ignorando i divieti dei medici, ma in seguito al riacutizzarsi del male viene rimandato al sanatorio, dove in breve morirá con dignitá coraggiosa. Dopo un viaggio ricompare al «Berghof» Clawdia Chauchat, accompagnata dall'amante Mynheer Peeperkorn, un anziano olandese dal fisico imponente e dalla personalitá estroversa, imperiosa e irresistibile, traboccante di vitalitá e paradossale. Castorp, pur vedendo nel nuovo arrivato un rivale insuperabile, è subito soggiogato dal suo eccezionale ascendente, e nel supremo gusto della vita materiale proprio di Peeperkorn scopre un'alternativa alle opposte astrattezze di Settembrini e Naphta; l'olandese d'altra parte prende a nutrire per Castorp una simpatia quasi paterna: ma pochi giorni dopo che questi gli ha confessato il suo amore per Clawdia e i suoi precedenti, pur vani approcci con lei, il gran vecchio, vedendosi di fronte un più giovane rivale mentre sente venir meno la propria forza vitale minata dalla malattia, si dá la morte col veleno; Clawdia lascia allora definitivamente il «Berghof». Le tensioni politiche, alla vigilia della grande guerra, salgono fino al «Berghof», determinandovi uno stato di sovreccitazione e di aggressiva isteria: dopo una discussione più aspra del solito, Settembrini e Naphta si sfidano a duello; al momento dello scontro, l'italiano spara ostentatamente in aria, e il gesuita allora punta la pistola su di sé e si uccide. La situazione internazionale precipita, e lo scoppio della prima guerra mondiale spezza definitivamente l'incantato isolamento del sanatorio; salutato con commozione da Settembrini, Hans Castorp ritorna alla pianura, dopo sette anni. L'autore lo mostra infine sperduto tra migliaia di fanti mandati al massacro, nel fango del fronte francese.