Odissea

L'Odissea narra in 24 canti le peregrinazioni di Ulisse, il suo ritorno in Itaca, la vendetta sui Proci, e insieme il viaggio di Telemaco alla ricerca del padre.Dopo la distruzione di Troia tutti gli eroi greci avevano fatto ritorno in patria; il solo Ulisse era trattenuto da Calipso, innamorata di lui, nell'isola di Ogigia. Gli dè i sono favorevoli al suo ritorno, tranne Poseidone, adirato contro di lui, perché gli ha accecato il figlio Polifemo. Riuniti in consiglio, assente Poseidone, decidono il ritorno dell'eroe, e Atena scende in Itaca e consiglia Telemaco, figlio dell'eroe, perché resista alle prepotenze dei Proci, pretendenti di Penelope, sua madre, e intanto si rechi alla ricerca del padre. Telemaco davanti all'assemblea, che ha convocato, protesta inutilmente contro i Proci, e parte in compagnia di Atena, che ha preso le vesti di Mentore, vecchio amico di Ulisse; si reca a Pilo presso Nestore e poi a Sparta da Menelao, che l'accolgono amabilmente, e gli parlano del padre: da Menelao apprende che è trattenuto da Calipso nella sua isola. Si chiude così la prima parte del poema, la Telemachia, che abbraccia i primi quattro libri.Nel V libro la scena è nell'isola di Calipso: alla ninfa appare Ermete e la persuade a lasciare partire l'eroe. Ulisse, costruitasi una zattera, si mette in mare; ma dopo diciassette giorni di navigazione, quando è in vista della patria, contro di lui Poseidone solleva una terribile tempesta, che gli distrugge la zattera; con l'aiuto di una dea marina, Ino Leucotea, si salva: naufrago e solo approda a Scheria, isola dei Feaci. Intanto Nausicaa, figlia del re Alcinoo, si è recata al fiume per lavare i panni insieme alle ancelle; a lei si mostra Ulisse in uno stato miserevole, e la fanciulla lo soccorre e lo guida in cittá. Viene accolto nel palazzo reale con onore e circondato di cortesie; il re gli fará allestire una nave che lo riporti in patria. Durante il banchetto, mentre l'aedo Demodoco canta la storia del cavallo di legno e della presa di Troia, l'eroe non può frenare le lacrime: così è costretto a rivelare il suo nome e a raccontare le sue peregrinazioni, dalla distruzione di Troia fino all'arrivo nella terra dei Feaci.Il racconto delle precedenti avventure di Ulisse occupa i libri VII-XII. Dopo una scorreria contro i Ciconi, egli approda presso i Lotofagi, che si cibano del fiore del loto (chi ne mangia dimentica la patria e il ritorno); poi nel paese dei Ciclopi, dove Polifemo gli divora sei compagni ed egli si vendica accecandolo. Arriva quindi presso Eolo, re dei venti, che gli dona l'otre dei venti; ma i compagni, all'insaputa di Ulisse, aprono l'otre e vengono quindi spinti dai venti lontano da Itaca, di cui erano quasi giunti in vista. Quindi visita le terre dei Lestrigoni, antropofagi, dove perde molti uomini e dodici navi; con una sola nave giunge all'isola della maga Circe, che gli cambia i compagni in porci: qui l'eroe rimane un anno. Si reca poi nella terra dei Cimmeri, sulle sponde dell'Oceano, e lá, sceso nell'oltretomba, interroga Tiresia, che gli svela il suo futuro. Ritornato nell'isola di Circe, ottiene da lei congedo e consigli, e così parte alla volta di Itaca. Evita la seduzione delle Sirene, sfugge a Scilla e a Cariddi, e approda in Trinacria, dove i compagni uccidono i candidi buoi del Sole. Perciò, alla partenza, scoppia subito una tempesta nella quale tutti i compagni muoiono fulminati da Zeus; solo si salva Ulisse, che dopo nove giorni approda all'isola di Calipso.Si chiude a questo punto la seconda parte del poema, riallacciandosi all'inizio delle avventure di Ulisse; quindi segue la parte più lunga e conclusiva.Ulisse, trasportato dai Feaci, sbarca a Itaca; trasformato da Atena in mendicante si reca dal vecchio porcaro Eumeo, che senza riconoscerlo lo accoglie ospitalmente, e lo informa della situazione della sua casa (libri XIII-XIV). Intanto anche Telemaco ritorna felicemente in patria, dopo avere evitato le insidie tesegli dai Proci; egli pure si reca presso Eumeo; qui Ulisse si fa riconoscere dal figlio e insieme concertano la vendetta (libri XV-XVI). Preceduto da Telemaco, Ulisse si reca alla corte travestito da mendicante; sopporta ogni specie di umiliazioni e di insulti da parte dei Proci, e viene alle mani con un altro mendicante, Iro, dando così la prima prova della sua forza.Penelope interroga di notte il mendicante, che le racconta di aver veduto Ulisse e la rassicura circa il suo prossimo ritorno. Poi viene riconosciuto per il segno di una ferita dalla nutrice Euriclea, mentre gli lava i piedi, ma Ulisse, afferratala per la gola, la costringe a tacere.Infine è giunto il momento della vendetta (libri XXI-XXII). Penelope ha promesso che dará la sua mano a quello dei Proci che saprá meglio manovrare l'arco di Ulisse e far passare attraverso dodici anelli una freccia scoccata. Nessuno dei Proci riesce a tendere l'arco. Ulisse è rimasto presente sotto le spoglie del mendicante; ottiene di cimentarsi nella prova, mentre Penelope si allontana. Ulisse vince. Allora, a un suo cenno, si dispongono accanto a lui Telemaco, Eumeo e il pecoraio Filetio; e l'arco di Ulisse dá inizio alla strage. Si svolge così una vera battaglia: a fianco dei Proci sono i complici e le ancelle; tutti cadono sotto i colpi di Ulisse e dei compagni. La vendetta è compiuta.Ma il poema non si chiude con la visione di tante atrocitá. Anche qui, come nell'Iliade, si ha un epilogo sereno: mentre Ermete accompagna nell'Ade le anime dei Proci, Ulisse si rivela alla fedele consorte, Penelope; essa crede finalmente allo sposo quando questi le descrive la posizione e la fattura del letto nuziale. Poi Ulisse va a trovare in campagna il vecchio padre Laerte, e un dio pone fine alla contesa fra i seguaci di Ulisse e quelli dei Proci, per restituire la pace e l'ordine nella cittá.