Paradiso perduto

Il poema, che consta di 10.558 versi (blank verses, pentapodie giambiche non rimate), è sostanzialmente una poetica ricostruzione e un ampliamento delle vicende narrate dalla Bibbia. Libro I. Milton dichiara il tema del poema: la prima disobbedienza dell'uomo e la sua perdita dell'Eden con tutte le conseguenze. Narra come Lucifero con molte legioni d'angeli ribelli era stato precipitato dal Cielo giù nel Caos. Ora Satana giace su un lago infuocato; ma poi si scuote. Discute con Belzebù sulla possibilitá di ritentare la battaglia, quindi si porta su un'arsa pianura e qui chiama gli avviliti compagni, li rianima, li dispone in squadroni come un esercito. I vari capi non sono altro che gli antichi dei del mondo antico, e vengono presentati nelle loro caratteristiche. Tale esercito si trasporta presso un vulcano; a gara i ribelli estraggono dal terreno molto oro, fabbricano uno splendido palazzo chiamato Pandemonio. I capi tosto vi siedono a consiglio; ma tutti gli altri ribelli restano fuori, improvvisamente ridotti alla statura di piccoli nani. Libro II. Satana dal trono dichiara i suoi propositi. Moloch propone l'assalto al Cielo. Belial invece propone la rassegnazione. Belzebù consiglia di cercare la terra e l'uomo. Questo consiglio piace a tutti. Satana dichiara che andrá lui, da solo, in quel nuovo mondo. S'avvicina alle porte dell'Inferno, ma due esseri orribili gli impediscono il passaggio: sono la Colpa e la Morte, generati da lui stesso. Quando egli dimostra loro i vantaggi dell'impresa, quelli gli aprono le porte. Così Satana si addentra nello spazio illimitato, dove regnano la Notte primigenia e il Caos. Egli convince questi che mercé il suo viaggio potranno riprendere lo spazio ora occupato dal mondo. Satana dunque procede e finalmente arriva in vista dell'universo. Libro III. Dopo un inno alla luce il poeta ci presenta il Padre Eterno con la corte celeste e con il Figlio. Dio scorge Satana calante sulla terra, e sa che l'uomo ne sará sedotto. Allora Gesù si professa pronto a incarnarsi e morire per redimere gli uomini. Il Padre acconsente, gli angeli cantano inni di lode. Intanto Satana ha raggiunto l'esterna solida superficie della sfera che racchiude l'universo separandolo dal Caos. E' lassù che saliranno e si disperderanno come vapori le stoltezze e le superstizioni degli uomini. Satana scorge in lontananza il Paradiso e le scale di Giacobbe e il varco ch'esse aprono su quel globo, e da quel varco ha la veduta di tutto l'universo. Egli cala poi su una macchia solare, ma un angelo (Uriel), che è alla guardia del sole, lo scorge. Satana riesce a sapere da lui dove dimora Adamo, e così raggiunge la terra. Libro IV. Dopo una drammatica esitazione, ma incapace di pentimento a causa del suo disperato orgoglio, Satana prosegue il viaggio sino ai confini dell'Eden. Vi balza dentro e, sotto forma d'un uccello, si posa sull'Albero della Vita, donde osserva il giardino e vede Adamo ed Eva. Idillica conversazione fra Adamo ed Eva. Loro preghiera a Dio. Notte d'amore degli sposi. Ituriel con la ronda angelica trova Satana trasformato in rospo accanto a Eva: lo tocca con l'asta costringendolo a riassumere la sua vera forma. Sopraggiunge Gabriele. Fiere parole a Satana. Stanno per venire a combattimento ma Dio lo vieta, e Satana, vedendo nel cielo il segno della volontá divina, è costretto a fuggire. Libro V. Adamo sveglia Eva all'aurora, ed essa gli descrive un sogno, nel quale le era parso che un angelo l'invitasse a prendere dei frutti dell'Albero vietato. Dio ordina a Raffaele di andar a conversare con gli sposi per ammonirli contro le insidie di Satana. L'arcangelo li trova a mensa. Gabriele insiste sull'importanza dell'obbedienza, la quale però dipende dalla loro libera volontá. Quindi parla del tempo in cui Dio annunziò agli angeli d'aver generato un Figlio, e come Satana, indignato e invidioso, volle ribellarsi e trasse dalla sua una terza parte degli angeli spiegando loro le ragioni della ribellione. Libro VI. Gabriele continua la narrazione: «Dio ordinò a Michele e a Gabriele di comandare l'esercito celeste. La battaglia cominciò, Michele e Raffaele compiendo grandi gesta. Con il calare della notte la battaglia fu interrotta, ma Satana fece costruire dei cannoni e il mattino seguente, essendo le due armate di fronte l'una all'altra, Satana scoprì improvvisamente le sue batterie mettendo in fuga l'esercito celeste. Ma questi angeli volarono alti e, svellendo i monti e le rocce dalle loro radici, li scaraventarono sui ribelli. Dio, per impedire troppa distruzione, affidò la terza e decisiva giornata al Figlio: il quale, da solo, sul Suo terribile carro, mise in fuga i ribelli, che precipitarono così dagli spalti del Cielo».Finita la narrazione Gabriele ammonisce Adamo ed Eva di ricordare quel che accadde ai ribelli. Libro VII. Invocazione alla celeste Urania. Gabriele spiega come Dio, dopo la caduta di Satana, decise di creare il mondo affidando l'opera al Figlio. Descrizione dell'opera della creazione. Poi Iddio creò Adamo portandolo nel giardino dell'Eden. Compiuta la creazione, le porte del Cielo si riaprirono e il Verbo ritornò presso al Padre fra il tripudio degli angeli. Libro VIII. Gabriele dá varie spiegazioni astronomiche ad Adamo. Poi a sua volta gli domanda come cominciò la sua esistenza, poiché egli era assente quel giorno. Adamo spiega come si fosse svegliato da un profondo sonno e presto si fosse avveduto di saper parlare. Udendo la voce di Dio, s'era doluto con Lui d'esser solo. Allora Dio, toltagli una costola, aveva foggiato Eva. Adamo si era visto dinanzi la bellissima Eva, dapprima ritrosa, ma poi cedevole. Gabriele, rinnovati gli ammonimenti, prende congedo. Libro IX. Satana dopo aver vagato sette notti per tutto il mondo, penetra nel giardino e si trasforma in serpente. Intanto Adamo ed Eva vanno al lavoro separatamente. Il serpente ammira commosso Eva, ma l'invidia lo spinge ad agire inducendo la donna a mangiare dei frutti dell'Albero proibito. Adamo, ritornando dal lavoro, la vede che mangia quei frutti: inorridito, finisce però con il mangiarne anche lui per condividere la sorte di lei. Adamo ed Eva, presi da reciproco desiderio si abbandonano a esso, poi, svegliatisi, vergognosi della loro nuditá e consci del fallo commesso, se ne rimproverano irosamente a vicenda. Libro X. Dio manda il Figlio a giudicare i colpevoli. Il Verbo pronuncia la maledizione al serpente, annuncia il dolore del parto alla donna e le fatiche del lavoro ad Adamo e la morte d'entrambi. Intanto la Colpa e la Morte costituiscono un ponte tra l'inferno e la terra, e Satana, di ritorno dalla tentazione, se ne serve e invita la Colpa e la Morte a passarvi per dominare sul mondo. I demoni, che aspettavano il loro capo, lo festeggiano, ma sia Satana, sia tutti essi, si trasformano per qualche tempo in serpenti. Frattanto le intemperie si diffondono sulla terra, e Adamo se ne accorge. Vorrebbe la morte, ma Eva, pentita del suo fallo, lo supplica di non lasciarla. Finalmente si prostrano ad adorare Dio e a supplicarlo del perdono. Libro XI. La preghiera d'Adamo ed Eva arriva a Dio, e il Figlio promette di aggiungervi i Suoi meriti. Il Padre però non permette che restino nel paradiso terrestre, e ordina a Michele che vi conduca una schiera di cherubini a guardia del giardino e riconforti Adamo ed Eva rivelando a lui l'avvenire. Michele mostra ad Adamo vari quadri delle vicende future: l'uccisione di Abele, lo scatenarsi delle malattie, l'Arca e il Diluvio. Dalla furia delle acque il giardino dell'Eden sará portato via e diverrá un arido isolotto in un lontano mare. Però Adamo si rallegra vedendo la terra risorgere dopo l'apparizione dell'arcobaleno. Libro XII. Adamo vede la torre di Babele costruita per ordine d'un tiranno, e impreca contro di lui che toglierá la libertá ai fratelli. Dio abbandonerá gli uomini a una turpe vita e si rivelerá solo a una speciale nazione. Gli Ebrei in Egitto, Mosè che conduce il suo popolo nella terra promessa. Nascita del Messia da una Vergine che schiaccerá la testa del serpente. Morte e resurrezione di Cristo; opera degli apostoli; Giudizio finale e la terra finalmente divenuta tutta un paradiso. Michele discende dal monte donde aveva mostrato ad Adamo quelle visioni. Eva è pronta a partire con Adamo, consolata dal pensiero del Seme promesso. Intanto gli angeli con spade fiammeggianti occupano la porta del Giardino, e Adamo ed Eva partono verso il mondo. Le discussioni e digressioni introdotte nel poema chiariscono vari aspetti di pensiero di Milton, quali il gravissimo problema del libero volere, e le opinioni politiche. Non mancano accorati accenni personali, per esempio alla cecitá del poeta, al suo odio e disprezzo della tirannide e alla sua devozione alla libertá civile e anche, sotto alcuni punti di vista, religiosa. Tuttavia non si può chiamare il Paradiso perduto un poema religioso. Gli eventi sul cielo, sull'inferno e sul mondo da Adamo in poi ci vengono descritti nei punti salienti con vigore drammatico, ma questa è solo storia biblica, veduta dall'esterno, non dall'interno d'una viva esperienza religiosa. Infatti vediamo il Cristo miltoniano solo come un generoso ed efficiente creatore del mondo, giudice, supremo ufficiale del Padre Eterno, ma privo dell'aureola divina, lontanissimo dai mistici misteri della Redenzione. Perciò il Paradiso perduto può solo considerarsi un poema epico, analogo all'Eneide, all'Orlando Furioso, alla Gerusalemme Liberata. Milton stesso era stato incerto se scegliere per soggetto le gesta dei cavalieri d'Artù. D'altra parte, Milton, pur imbevuto com'era di cultura classica, non poteva né intendeva spogliarsi della mentalitá di protestante inglese. Per conseguenza il Paradiso perduto può considerarsi come un raro tentativo di immettere spirito più o meno protestante in una materia epica di maniere e forme rinascimentali.