Pentesilea

 Scritta in una prima versione tra il 1805 e il 1806, fu portata e termine nell'estate del 1807; alcuni frammenti, con modificazioni, furono pubblicati nel 1808 sulla rivista «Phöbus», di cui Kleist era coeditore con Adam Müller. Infine, nella versione definitiva, apparve a Tubinga nel 1808. Recitata dall'attrice Henriette Hendel-Schütz nel 1811, fu messa in scena il 25-IV-1876 al Königliches Schauspielhaus di Berlino nella riduzione di Salomon Mosenthal, ma fu un fiasco.  La tragedia di Kleist si discosta dalla leggenda classica, secondo la quale Achille, dopo aver ferito a morte Pentesilea, se ne innamora. La vicenda si apre con l'esercito delle Amazzoni, guidato dalla regina Pentesilea, che attacca davanti alle mura di Troia i greci, senza che essi ne sappiano il motivo. Secondo un'antica legge, le Amazzoni possono congiungersi soltanto con coloro che esse hanno vinto in battaglia ed è lo stesso Marte a indicare, di volta in volta, il popolo che esse devono affrontare. Pentesilea, fin dal primo incontro con Achille, si innamora di lui e vuole vincerlo in battaglia, contravvenendo alla legge che non permette alle Amazzoni di scegliersi l'avversario. Prima ancora di aver risolto il conflitto, la regina indice la festa delle rose, ossia le nozze coi vinti, a cui le fanciulle accorrono portando con sé i prigionieri greci.Intanto Pentesilea, sostenuta dalla fedele Protoe, si rivolge ancora contro Achille, che la vince. Quando Pentesilea, svenuta, si risveglia, crede il greco vinto in suo potere e gli confessa il suo amore, narrandogli la nascita del regno delle Amazzoni e il modo in cui la sua stirpe si perpetua. Le Amazzoni riescono a trarre in salvo la regina, che accetta però la sfida a duello di Achille portata da un araldo, ignorando i tentativi di dissuaderla delle sue compagne. Achille in realtá intende lasciarsi vincere da Pentesilea, ma le sue intenzioni non vengono riconosciute dalla regina che lo uccide presa da una folle ira, facendolo sbranare dai mastini e affondando ella stessa i denti nel suo petto. Quando ritorna in sé, Pentesilea prende coscienza di aver ucciso e non solamente ferito Achille, gli chiede perdono e, dopo aver consegnato a Protoe il pugnale e tutte le frecce, lo segue nella morte.