Racconti di Canterbury

Il I frammento, oltre al prologo generale (General Prologue), comprende il racconto del Cavaliere (The Knight's Tale), quello del Mugnaio (The Miller's Tale) e del Fattore (The Reeve's Tale) e, incompleto, anzi, appena iniziato, quello del Cuoco (The Cook's Tale). Nel prologo generale il poeta immagina di trovarsi in una locanda del sobborgo londinese di Southwark, con una trentina di pellegrini diretti al santuario di San Tommaso di Canterbury. I pellegrini, che riassumono tutte le classi della societá inglese del Trecento, vengono descritti secondo un ordine che segue una duplice scala di valori sociali e morali, ed ha un andamento decrescente. Subito dopo il gruppo della nobiltá (comprendente il Cavaliere, il giovane Scudiero suo figlio e il loro Arciere) vengono i rappresentanti del clero (la Priora con la Suora cappellana e tre preti, il Monaco e il Frate), poi quelli della borghesia (il Mercante, lo Studente di Oxford, il Commissario di Giustizia, l'Allodiere, i cinque cittadini appartenenti al gruppo livellatore d'una stessa confraternita col loro Cuoco, il Marinaio, il Medico e la Comare di Bath), seguiti da due personaggi umili e virtuosi (il Parroco di campagna e il Contadino suo fratello) e infine da un gruppo, nel quale il poeta include ironicamente anche se stesso, composto di plebei e furfanti (il Mugnaio, l'Economo, il Fattore, il Cursore e l'Indulgenziere). L'Oste della locanda propone che, per ingannare il tedio del viaggio, ciascuno dei pellegrini racconti due novelle durante l'andata e due durante il ritorno. Tutti accettano la proposta, e l'allegra brigata si mette in cammino.è il caso (e il senso di congruenza del poeta) a stabilire che il primo a narrare sia il Cavaliere. Il suo racconto, liberamente adattato dal Teseida di Boccaccio, riguarda l'amore di Palemone e Arcita, prigionieri di Teseo, re di Atene, per la stessa donna, Emilia. La narrazione ha un andamento deliberatamente lento e maestoso, privo di qualsiasi senso drammatico. Non c'è vivacitá di dialogo, né analisi psicologica, né varietá, né intrigo. Nel suo gusto per la stilizzazione araldica di scene, azioni e personaggi, per l'ampia simmetria descrittiva, il racconto è paragonabile ad un solenne corteo cavalleresco, in cui contano la pompa e la cerimonia, la dignitá e il potere. All'idealizzata astrazione del racconto del Cavaliere si contrappone, con quello del Mugnaio ubriaco, un naturalismo d'eccezionale forza e vitalitá. Si tratta d'un racconto del genere dei fabliaux, che narra ancora l'amore di due uomini (Nicola e Assalonne) per la stessa donna (Alice), ma alla rarefatta passione cortese si sostituisce una viva animalitá, accompagnata dal gusto della beffa contro il solito marito geloso. La scena si restringe, e dall'esotismo del mondo cavalleresco si passa all'ambiente domestico d'un borgo. Le immagini diventano solide e prosaiche, l'azione puramente fisica. Ambiente e personaggi, tempo e spazio, tutto è accuratamente precisato nei dettagli più impietosi, e ogni dettaglio concorre con perfetta funzionalitá all'effetto della beffa finale.Ad un ambiente ugualmente prosaico e volgare rimane ancorato anche il racconto del Fattore, che rappresenta una variazione dei materiali usati dal Mugnaio. Si tratta ancora di una beffa, questa volta giocata da due studenti di Cambridge (Alan e Giovanni) ai danni d'un mugnaio ladro. In questo caso, la narrazione è pervasa da un umorismo freddo e pungente, da una foga acida e scurrile, che ben si adatta alla mente pratica e incolta del narratore, un uomo profondamente frustrato che osserva la vita con velenosa bile.Il racconto del Cuoco altro non è che un vivace frammento riguardante l'ambiente dei bassifondi londinesi. Se completato, si sarebbe certamente intonato al realismo dei due racconti che lo precedono.Il II frammento comprende un solo racconto: quello del Commissario di Giustizia (The Man of Law's Tale). Tratto da un episodio della Cronaca anglo-normanna di Nicholas Trivet, narra la storia di Costanza, figlia d'un imperatore cristiano, che viene data in sposa al sultano della Siria e, dopo numerose disavventure, riesce a tornare alla casa del padre. A metá strada fra la leggenda popolare e il racconto pio, la narrazione unisce ai vecchi e popolarissimi temi della principessa perseguitata, della moglie calunniata e della malvagia suocera regina, l'elemento miracoloso delle «vite» dei santi.Il III frammento comprende i racconti della Comare di Bath (The Wife of Bath's Tale), del Frate (The Friar's Tale) e del Cursore (The Summoner's Tale), ciascuno preceduto da un prologo. Questi racconti danno inizio al cosiddetto «gruppo del matrimonio», nel quale rientrano anche i racconti del IV e V frammento, che trattano, come quelli del III, un unico tema: a chi spetti il comando nella vita coniugale. La Comare di Bath reclama naturalmente l'autoritá suprema della moglie sul marito. Nel lungo preambolo che precede il racconto si ha l'impressione di vedere il discorso scaturire dall'animo di chi parla, di seguirlo nel suo stesso processo formativo. Si tratta contemporaneamente di una confessione, di un'apologia e di un programma di riforma matrimoniale. La donna, che ha sposato ben cinque mariti, sostiene i suoi punti di vista con esibizionismo, vanitá, senso di proprietá domestica. In certi punti perde il filo del discorso, presa nella rete delle sue circonlocuzioni su argomenti sessuali. La sua è la voce dell'esperienza contro l'autoritá libresca, della femminilitá contro la supremazia dell'uomo, della sensualitá contro la continenza. Il suo racconto (della vecchia ripugnante, vittima d'un incantesimo, che diventa bella in seguito al bacio d'un cavaliere) costituisce una brillante continuazione dei suoi ragionamenti, un'ulteriore conferma del suo punto di vista, l'exemplum d'un sermone profondamente laico.Come la Comare cessa di narrare, intervengono il Frate e il Cursore con una loro lite, e ciascuno racconta la sua storia a spese dell'altro. Il Frate narra come un cursore troppo avido finisca, anima e corpo, all'inferno. E il Cursore lo ripaga col racconto d'uno scherzo pesantemente sconcio giocato ad un frate importuno e avaro.Il IV frammento comprende il racconto dello Studente (The Clerk's Tale) e del Mercante (The Merchant's Tale). Il primo si collega al tema del matrimonio introdotto dalla Comare di Bath, e narra (riprendendola da un'opera latina di Petrarca) la tormentata storia della paziente Griselda e della sua totale soggezione al marito-padrone. Il secondo, per contrasto, narra la storia d'un vecchio libertino, simbolicamente chiamato Gennaro, che viene spudorata-mente ingannato dalla sua giovane moglie, Maggiolina.Nel V frammento il tema del matrimonio viene sviluppato dallo Scudiero (The Squire's Tale) e dall'Allodoliere (The Franklin's Tale). In realtá il racconto dello Scudiero (riguardante gli amori d'un falco e d'una falconcella, tra le meraviglie e la magia del lontano Oriente) ci è giunto incompiuto, ma si capisce che il tema è quello dell'infelicitá della coppia. Il racconto dell'Allodoliere (derivato dal -> Filocolo di Boccaccio) definisce invece un armonioso ideale di vita coniugale. è la storia di Dorigene e di Arvirago, della moglie che per mantenere una promessa dovrebbe tradire l'amatissimo sposo. Marito e moglie, in questo caso, anziché abbandonarsi ad asti e rancori, si rifanno ai dettami d'una reciproca gentilesse. Nel VI frammento, al racconto scarno e moralistico del Medico (The Physician's Tale), che ha per tema la pietá d'un padre che giunge ad uccidere la figlia, segue il racconto dell'Indulgenziere (The Pardoner's Tale), preceduto da un prologo in cui il narratore si rivela in tutta la sua depravazione. Profondamente avido e corrotto, l'Indulgenziere si confessa e nello stesso tempo, con l'esibizionismo del furfante, si pavoneggia della propria aviditá e corruzione. Dopo la sua impudica confessione, questo personaggio estremo, tragico, offre un esempio di sermoni che va predicando, e sceglie quello dei tre ladroni, i quali, trovato il tesoro, decidono ciascuno di dar morte agli altri, per finire col morire tutti e tre.Il VII frammento comprende sei racconti: quello del Marinaio (The Shipman's Tale), della Priora (The Prioress's Tale), due racconti narrati dallo stesso Chaucer come pellegrino (The Tale of Sir Thopas e The Tale of Melibee), il racconto del Monaco (The Monk's Tale) e quello del Cappellano della Monaca (The Nun's Priest's Tale). Il Marinaio narra un racconto di sesso e denaro, la storia della malmaritata e del marito mercante due volte truffato da un monaco. La Priora, graziosamente dimentica della gente volgare con cui viaggia, narra la pia leggenda dello scolaretto ucciso dagli ebrei per la sua devozione alla Vergine: un racconto pervaso di diminutivi e frasette puerili, ma anche di veemente antisemitismo. Con perversa autoironia, Chaucer attribuisce a se stesso la filastrocca di Ser Topazio, una stucchevole parodia dei romanzi cavallereschi, e quando viene interrotto dall'Oste spazientito, si vendica con il lungo pesantissimo dialogo di Melibeo e madonna Prudenza (l'unico racconto in prosa della raccolta, oltre a quello finale del Parroco), che tutti ascoltano senza protestare. A questo punto prende la parola il Monaco, che narra ben diciassette «tragedie» di altrettanti famosi personaggi colpiti dall'instabilitá della fortuna. Segue il racconto del Cappellano della Monaca, finora rimasto in ombra e neppure descritto nel prologo generale: il poema eroicomico di gallo Cantachiaro e gallina Pertelota, la cui lotta con la volpe assume le proporzioni d'una battaglia del nostro mondo con le sue vanitá e apprensioni.Nel frammento VIII prendono la parola la Seconda Monaca (The Second Nun's Tale), che narra la leggenda di Santa Cecilia, e il Garzone del Canonico (The Canon's Yeoman's Tale), il quale, accodandosi al pellegrinaggio lungo la strada, riferisce la vita del suo padrone, dedito all'alchimia.Il IX frammento contiene il racconto dell'Economo (The Manciple's Tale), una storia derivata dalle Metamorfosi di Ovidio, su di un uccello parlante che rivela i segreti a chi non dovrebbe conoscerli.Il X e ultimo frammento contiene il racconto del Parroco (The Parson's Tale), una predica in prosa sulla penitenza, seguita da un lungo e minuzioso trattato sui sette peccati capitali. Sulla via della penitenza, indicata dal più puro fra i pellegrini di Canterbury, tutti i problemi si risolvono, ma si dissolvono anche tutte le immagini e tutte le illusioni. Immerso nel clima penitenziale dell'ultimo racconto, lo stesso Chaucer rinnega come sacrileghe tutte le proprie opere, che non siano di carattere morale. è il gesto finale di un poeta supremamente ironico, che rinnega proprio le opere per cui la posteritá lo ammira.