Tartufo

Tartufo - ipocrita, falso devoto, reo di una lunga serie di delitti - vive alle spalle di Orgone, ospite in casa sua, e vi detta legge in qualitá di direttore di coscienza: Orgone infatti, troppo ingenuo e imbevuto di giansenismo, si è lasciato ingannare dall'infingardo al punto da ritenerlo realmente un sant'uomo, e volerlo accanto a sé in ogni momento. La cecitá di Orgone è giunta al limite di voler integrare di fatto Tartufo alla propria famiglia, dandogli in moglie la figlia Marianna, pur avendola giá promessa a Valerio, un giovane bello e leale di cui la ragazza è perdutamente innamorata.Tartufo entra fisicamente in scena solo al III atto; i primi due infatti sono interamente impiegati per inquadrare la situazione: i familiari di Orgone, esasperati perché consci della bassezza di Tartufo, vogliono a tutti i costi liberarsi di lui, e liberare Orgone da un obnubilamento divenuto ormai insostenibile; Orgone invece, che non ha più sentimenti se non per Tartufo, è indignato e irritato dall'atteggiamento che lo circonda, e vuole concludere il matrimonio al più presto, per dimostrare tutta la propria riconoscenza a colui che lo sta sfruttando. Al suo apparire in scena al III atto, Tartufo si rivela esattamente come i familiari di Orgone l'hanno descritto. Ed è in questo atto che l'azione raggiunge il massimo della tensione; Orgone infatti maledice e disereda il proprio figlio Damide, che ha osato denunciare un'ulteriore ignominia di Tartufo (il tentativo di sedurre Elmira, seconda moglie di Orgone, cui Damide ha involontariamente assistito). Non solo: Orgone decide anche di far donazione di tutti i suoi beni a Tartufo, per meglio esprimergli la propria incondizionata fiducia.Nel IV atto l'azione precipita. Vedendo infatti che ogni altro tentativo per richiamare il marito alla ragione è stato inutile, Elmira lo costringe a nascondersi sotto un tavolo per assistere, non visto, ad un nuovo incontro tra lei e Tartufo: Orgone resterá nascosto fino a che non sará convinto della legittimitá delle accuse di Damide; solo allora dovrá palesarsi, e fermare Tartufo. L'abilissima scena (5,IV) in cui Elmira, parlando a Tartufo, si rivolge in realtá al marito, arriva quasi al culmine - Tartufo sta per sopraffare Elmira - prima che Orgone si arrenda all'evidenza e si decida a intervenire.Il V atto scende ai limiti della catastrofe, prima della svolta conclusiva: Tartufo, smascherato, ha infatti i mezzi per rovinare Orgone. La donazione dei beni gli dá il potere di cacciare Orgone da casa sua; e una cassetta di documenti che Orgone custodiva per conto di un amico, un nobile fuoriuscito, e che egli incautamente aveva affidato a Tartufo, dá a quest'ultimo l'opportunitá di denunciare il suo benefattore per favoreggiamento. Ma il Re, vero e proprio deus ex machina, capisce tutto: annullata la donazione e respinta la denuncia di Tartufo, fa arrestare l'impostore, proprio quando sembrava che l'unica possibilitá di salvezza per Orgone risiedesse ormai nella fuga.La commedia si conclude tra le lodi per un sovrano illuminato, difensore della giustizia e della borghesia.