Fuente Ovejuna

Si tratta della commedia forse più nota di Lope de Vega in cui il tema del contadino onorato, presente anche in Peribá ñez e ne Il contadino nel suo cantuccio, acquista una risonanza corale e collettiva.Sullo sfondo delle lotte politiche di Isabella e Ferdinando di Castiglia contro Alfonso V di Portogallo, si muove la vicenda, storicamente attestata in una cronaca del '500, di Fuente Ovejuna, villaggio di pacifici contadini e pastori, dominati dal crudele e prepotente commendatore Ferná n Gómez. Questi, abituato a fare del suo potere il diritto alla tirannia, ha rapito spose, violentato giovinette, oltraggiato padri e mariti, senza che nessuno sia mai intervenuto a fermarlo. Ora si è invaghito di Laurenzia, schietta ed energica contadina che corrisponde l'amore del pastore Frondoso. Un giorno, mentre i due giovani innamorati passeggiano per la campagna discorrendo d'amore, si imbattono nel commendatore a caccia di caprioli: Frondoso si nasconde fra gli alberi e Ferná n Gómez, scorta Laurenzia, depone la balestra e ghermisce la ragazza per abusarne. Ma Frondoso, impossessatosi dell'arma, affronta a viso aperto il commendatore minacciandolo, mentre Laurenzia fugge atterrita. Costretto ad allontanarsi, Ferná n Gómez medita la vendetta e non manca di lamentarsi con l'alcalde Esteban, padre di Laurenzia, per la sdegnosa ritrosia dimostratagli dalla ragazza. Il giorno stesso in cui Frondoso e Laurenzia festeggiano le loro nozze, irrompe Ferná n Gómez che fa arrestare lo sposo e requisisce la sposa davanti ai genitori e agli invitati sgomenti. Si riunisce allora il consiglio degli uomini di Fuente Ovejuna al quale, con parole di fuoco, interviene anche Laurenzia, sfuggita alla sorveglianza dei suoi rapitori. Ella pretende, anche a nome di tutte le altre donne offese e oltreggiate dal tiranno, che il villaggio dia libero sfogo alla ribellione lungamente covata dai suoi abitanti. E quando Ferná n Gómez ordina l'impiccagione di Frondoso, uomini, vecchi, bambini, armati di lance e bastoni insorgono al grido di «Fuente Ovejuna» e, invaso il palazzo, uccidono i servi e buttano il tiranno dalla finestra nella piazza dove, ancor vivo, va a conficcarsi nelle lance alzate dalle donne rimaste ad attenderlo. Ognuno si rallegra e fa scempio dell'odiato cadavere mentre uno dei servi sopravvissuto alla strage, si appella ai re cattolici perché puniscano i responsabili della ribellione. Giunge quindi al villaggio un giudice che, per sapere il nome dei colpevoli si serve anche della tortura: ottenendo però un'unica risposta dagli interrogati («Fuente Ovejuna») dovrá desistere dal suo incarico e lasciare che trionfi la solidarietá collettiva e popolare, anima della rivolta.