Il teatro e il suo doppio

Violentemente avverso al teatro suo contemporaneo, che si fonda sul testo parlato e sul conflitto sociale o psicologico, Artaud proclama la necessitá di un teatro non commerciale, né elitariamente artistico (nel senso in cui l'arte, come ipostatizzazione di forme, è intesa in occidente), ma che sappia invece rivolgersi alle preoccupazioni interiori di un vasto pubblico. Il vero teatro è metafisico: deve mettere in comunicazione con una realtá universale, altra e più originaria di quella della vita quotidiana, e con le idee del Caos e del Divenire; deve dar corpo a paure collettive, risvegliare il senso del destino, quale esisteva nei miti tragici antichi, ma con mezzi moderi, il vero teatro è un atto rischioso ed imprevisto, con il potere sconvolgente di una malattia mortale, come la peste, da cui si guarisce o si muore. è crudele, poiché scatena le forze del male che stagnano nella psiche di ognuno, spazza le idee cristallizzate dell'uomo, lo obbliga a precipitare nel Caos: ma questa azione del teatro ha funzione liberatoria e terapeutica. Esaurendo nel gesto teatrale la crudeltá latente nel profondo dell'uomo, gli restituisce la coscienza che può evitare al mondo di sprofondare nella guerra e nella devastazione.A questo fine, il linguaggio teatrale deve poter evocare stratificazioni profonde dello spirito e del pensiero, e agire efficacemente sulla sensibilitá nervosa.Abolita la distinzione tra platea e scena, lo spettatore sará collocato nel centro della sala, e circondato dallo spettacolo, che si compone di numerosi elementi, ognuno con una funzione rigorosamente stabilita. Ogni improvvisazione dell'attore è esclusa: gesto, danza e pantomima; musica, suoni, grida, rumori; effetti luminosi, costumi e fantocci, oggetti scenici e atteggiamenti degli attori, tutto sará sapientemente dosato per ottenere un effetto totale, l'aspra atmosfera del sogno.Il teatro balinese fornisce l'esempio di un teatro puro, ossia di una poesia esclusivamente scenica e materiale, il cui astratto simbolismo deriva dalla disposizione di attori ed oggetti in sorta di segni geroglifici, densi di spiritualitá e magia. La regia, nucleo creativo unico dello spettacolo, deve affidarsi, senza regole, alla felicitá delle proprie invenzioni, e rompere con la schiavitù al testo, di cui si servirá, piuttosto, piegandolo ai propri scopi.