La terra desolata

Un'intera generazione si è riconosciuta in quest'opera complessa e rivoluzionaria, la cui struttura frammentaria e analogica si pone come simbolica raffigurazione del caos e della disgregazione spirituale che domina la babelica realtá del nostro tempo. Ricchissimo di allusioni erudite, di citazioni da lingue straniere, di memorie letterarie (da Dante a Nerval, dai classici latini a Shakespeare), il poemetto è stato letto come documento storico - la testimonianza forse più alta e rappresentativa dello stato di abbandono in cui versava l'Europa tra le due guerre - ma anche come grandioso tentativo di ricapitolazione, dove l'ordito mitico e cosmologico, e il richiamo costante alla tradizione segnalano evidentemente lo sforzo di scoprire significato e bellezza nell'«immenso panorama di futilitá e di anarchia che è la storia contemporanea».Si compone di 5 sezioni, il cui simbolismo è stato in parte suggerito - come segnala l'autore, che ha curato un discusso apparato di note - da due classici dell'antropologia: Il ramo d'oro di J.C. Frazer (1915) e Dal rituale al romance di Jessie Weston (1920). In essi si ritrova quel vasto ed eterogeneo repertorio di miti e riti (egiziani, greci, indiani, ebraici, celtici) che funge da struttura portante del poema, riconducendone l'azione spirituale alla dinamica dei cicli cosmici e vegetativi, secondo catene di opposizioni (sterilitá/fertilitá; ariditá/umiditá; morte/vita) usate peraltro in una accezione personalissima che tende spesso a ribaltare la consueta valenza dei termini, accentuando la positivitá del primo.Altro principio organizzatore dell'opera è quello teorizzato dall'autore in una celebre prefazione all' -> Ulisse di Joyce: «il metodo mitico», un continuo contrappunto di passato e presente, attualitá e leggenda, che si basa sull'idea di una fondamentale contemporaneitá di tutte le esperienze, accomunate da una visione pessimistica della storia, e tende ad un'espressione di carattere universale, spersonalizzato.La metafora centrale dell'opera, suggerita giá nella simbologia desertica del titolo, è infatti quella della sterilitá, della stasi, dell'impotenza ad agire che dominano la condizione umana in sé considerata, e specialmente il desolato panorama del Novecento. Fin dall'epigrafe, tratta dal Satyricon di Petronio, è presente il motivo del cupio dissolvi, di una vocazione all'annientamento vista paradossalmente come preferibile al vuoto e alla chiusura spirituale, ed obiettivata dal poeta nella sensibilitá esasperata e amara dei suoi profeti: il mitico Re Pescatore (l'antico custode del Graal), l'indovino Tiresia, la Sibilla Cumana, condannata ad attendere invano una morte liberatrice.La I sezione, La sepoltura dei morti (The Burial of the Dead), si apre con un verso che capovolge l'archetipo della Primavera come simbolo di lieta rigenerazione dando al poema il suo tono caratteristico: «Aprile è il mese più crudele...», giacché rimette in moto, dopo la pausa invernale, il doloroso meccanismo dell'esistenza. Il componimento è , di fatto, una specie di ouverture dove vengono annunciati (in particolare nell'episodio della cartomante, M.me Sosostris, e del suo mazzo di tarocchi) i successivi sviluppi tematici: tra questi «la morte per acqua» (il «marinaio annegato» che prefigura la IV sezione) e la dannazione in terra («vedo folle che girano in cerchio»). Da quest'ultima allusione prende avvio il frammento successivo, dove la Londra contemporanea diventa - attraverso la citazione dantesca - una sorta di Limbo dove si muovono schiere desolate di ignavi, prigioniere di un'insensata frenesia che è mera contraffazione della vita.Uno stile sontuosamente alto si applica, in apertura della II sezione, ad un'angosciosa situazione umana. Una partita a scacchi (A Game of Chess) inizia con la descrizione di un lussuoso boudoir femminile, il cui fasto è , evidentemente, svuotato di ogni contenuto spirituale. All'immagine di una violenza antica (la metamorfosi di Filomela, ritratta sul camino) si contrappone la noia e l'insoddisfazione di un rapporto contemporaneo, reso attraverso il dialogo-monologo di una donna nevrotica e ansiosa, che sollecita invano un interlocutore silenzioso. La scena si sposta, in seguito, allo squallido colloquio, in un pub, tra altre due figure femminili. Volgaritá, grigiore e soprattutto un concetto avvilente, degradato dell'amore vengono espressi in un gergo brutale e popolaresco, a sottolineare come corruzione e miseria morale siano ugualmente diffuse in tutti gli strati sociali.Il tema dello svilimento della femminilitá, della profanazione dell'eros ritorna nella sezione centrale, Il sermone del fuoco (The Fire Sermon). La visione iniziale del corso del Tamigi, insozzato dai villeggianti estivi, si allarga gradualmente a simboleggiare il fiume del tempo, testimone di varie scene di lussuria e violenza. Compare qui la figura di Tiresia, l'indovino cieco che funge - con il suo desolato dono profetico - da centro di consapevolezza del poema. La tecnica della giustapposizione fauve di frammenti contrastanti accosta il grigio rapporto tra la dattilografa che si dá - nell'indifferenza più totale - al suo foruncoloso impiegato all'amore tra Elisabetta I e Leicester, consumato sul fiume e consacrato dal Prothalamion di Spenser; quest'ultimo cede il posto, a sua volta, a sordidi amplessi contemporanei. L'archetipo dell'acqua, legato nella visione eliotiana ad immagini di sensualitá corrotta e corruttrice, risulta perciò inutilizzabile come strumento di salvezza; la quest non può che rivolgersi al suo opposto: il fuoco. Nel finale, il richiamo all'ascetismo d'oriente e d'occidente (Buddha e Sant'Agostino) sottolinea il valore purificatore di questo elemento, trasformando l'ardore infernale della scena in mistico furore.Morte per acqua (Death by Water), la quarta e più breve tra le sezioni (appena dieci versi), è un limpido memento mori nello stile degli epigrammi funerari dell'Antologia Palatina. La trasparenza del linguaggio rende ancor più efficace l'exemplum : il mercante fenicio Fleba, annegato, viene descritto mentre, lasciatosi dietro «il guadagno e la perdita», traversa «gli stadi della maturitá e della gioventù, / entrando nei gorghi».All'idea della morte intesa come compostezza raggiunta, come liberazione dalla povera logica economica che guida le azioni umane, torna a contrapporsi, nell'ultima sezione, lo stato di morte-in-vita dei simbolici pellegrini che attraversano l'esistenza. Ciò che disse il tuono (What the Thunder Said) descrive la condizione terrena come iter purgatoriale in un paesaggio desertico, dove l'ostinata attesa della pioggia (con le sue lusinghe di fertilitá e di rinascita) è costantemente frustrata, e il viaggio di purificazione si svolge senza garanzia né meta, tra strade tortuose e rocce infuocate. Dopo una visione apocalittica, che coinvolge in uno stesso crollo le grandi capitali della cultura e della civiltá (Gerusalemme Atene Alessandria Vienna Londra), e una serie di allusioni al Vangelo (il viaggio a Emmaus) e alla leggenda del Graal (l'accenno alla Cappella Perigliosa), il possibile messaggio di salvezza è affidato alla Voce del Tuono, che secondo una leggenda contenuta in uno dei sacri testi vedici, lo condensa in tre imperativi: «Datta, Dayadhvam, Damyata» (cioè : «date, comparite, tenete a freno le passioni»). Tuttavia, il dubbio del finale («riuscirò infine a riportare l'ordine sulle mie terre?») è destinato a restare senza risposta. Di fronte allo sfascio dell'intera civiltá occidentale, all'impotente «re pescatore» del mito - un evidente alter ego del poeta - non resta che «puntellare le proprie rovine» con il ricorso alla saggezza antica, e alla bellezza di tutto un patrimonio culturale: un collage di echi e citazioni che è esorcismo del caos, e termina in un ambito di sublimata contemplazione che confina peraltro con l'annichilimento ed il silenzio. L'ultima parola, «Shantith», significa in sanscrito «pace, pace ineffabile».