I Fiori del male

I fiori del male nelle edizioni attuali, che si rifanno a quella del '61, comprendono 126 poesie suddivise in sei sezioni: Spleen e ideale (Spleen et idéal), Quadri di Parigi, Il vino (Le vin), Fiori del male, Rivolta (Révolte), La Morte. Seguono in appendice I relitti, tra i quali le sei poesie condannate nel 1857 e un Supplemento (Supplément) comprendente alcune poesie di grande importanza, come l'Epigrafe per un libro condannato (épigraphe pour un livre condamné), Raccoglimento (Recueillement), L'abisso (Le gouffre). L'architettura dei Fiori del male non ha nulla di casuale ma tende a ripercorrere una sorta di itinerario ideale dell'uomo che cerca, per vie diverse, di sottrarsi alle molteplici forme del male, al tedio come alla degradazione, a un mondo soffocato dall'utilitarismo come all'orrore della solitudine. La poesia introduttiva, Al lettore (Au lecteur), tende a sottolineare il destino comune del poeta e dei suoi contemporanei, che non potranno non riconoscere nelle mille forme del peccato presenti nei suoi versi i propri sogni, le proprie inconfessate aspirazioni. La prima sezione, Spleen e ideale, addita l'arte e l'amore come possibili vie d'uscita dall'universo soffocante del peccato e della noia; al centro delle liriche I-XXII è la figura del poeta, con la sua grandezza e la sua miseria, con i suoi sogni di bellezza e il suo peso di inevitabili sofferenze. Le liriche XXII-LXIV sono invece incentrate sull'esperienza amorosa, che oscilla tra il polo dell'amore sensuale e quello dell'amore spiritualizzato: al primo si può ricondurre il ciclo ispirato dalla bellezza esotica di Jeanne Duval, evocatrice di paesaggi tropicali e di voluttá sconvolgenti (XXII-XXXIX), al secondo quello dedicato a Madame Sabatier (XL-XLVIII), figura che assume tratti angelici agli occhi del poeta ed è come sublimata dalla propria irraggiungibilitá. Nella sezione Quadri di Parigi il paesaggio della metropoli si configura, tra le sue continue trasformazioni reali (Il Cigno, Le Cygne) e le deformazioni fantastiche che gl'impone il poeta (I sette Vecchi, Les sept vieillards) come un labirinto seducente e infernale, ossessivamente dominato dalla folla. Il vino e I fiori del male illustrano le tappe di un percorso autodistruttivo lungo il quale, nella sua ansia di fuga, l'uomo sperimenta tutte le forme di evasione dal reale attraverso sensazioni esasperate e mostruose trasgressioni; sino all'aperto satanismo di Rivolta, e all'approdo al nulla del ciclo La Morte. Lo spettacolo universale del peccato non offre all'uomo che la ripetizione del sempre uguale; rispetto ad esso la sola novitá, il solo «viaggio» possibile, è la morte.