Don Chisciotte

In un paese della Mancia vive un povero nobiluomo, o meglio un hidalgo, chiamato Chisciada o Chesada, che passa il suo tempo totalmente abbandonato alla lettura di romanzi cavallereschi, dei quali discute nelle poche ore libere con il barbiere del paese, mastro Nicolá s, e con il curato, dotto paesano laureatosi a Siguenza. Ben presto questa sua passione lo porta alla pazzia ed egli, completamente perso nel suo avventuroso mondo fantastico, decide di farsi cavaliere errante e di partire per poter accrescere con nobili azioni la sua fama e quella di tutto il paese. Prende così il suo misero ronzino e decide di chiamarlo Ronzinante (nome, a suo parere, alto, sonoro e significativo), dá a se stesso il titolo di Don Chisciotte della Mancia, sceglie la dama in onore della quale compiere le prossime, onorevoli imprese. La scelta cade su di una contadinotta, Aldonsa Lorenso, che egli trasformerá in Dulcinea del Toboso ed in nome della quale si lancia in difesa degli afflitti e dei bisognosi. Arriva così in una osteria, che scambia per un castello e dopo aver passato la notte in regolare e sacra veglia d'armi, si fa ordinare cavaliere dall'oste castellano. Ripartito, fa in modo di impedire che un contadino picchi il suo garzone, ma appena gira le spalle, il padrone picchierá il garzone negligente più forte di prima. Poi cerca di obbligare dei mercanti ad onorare il nome di Dulcinea del Toboso, ma per tutta risposta riceve un fracco di botte ed è costretto a tornare, ferito, al paese. Qui i suoi fedeli amici, il curato ed il barbiere, lo curano e decidono di dare fuoco ai suoi pericolosi e menzogneri romanzi di cavalleria, salvando però, con profondo senso critico, quelli che considerano più belli. è interessante notare, a questo proposito, che nella biblioteca di Don Chisciotte compare anche un'opera dello stesso Cervantes, la Galatea. Ma il fallimento della prima uscita non ha smosso il novello cavaliere dal suo proposito ed egli, più fermo ed invasato di prima, riparte per nuove avventure. Questa volta, però, non è più solo: lo accompagnerá per il resto della sua storia un fedele quanto buffo scudiero, a cavallo di un asino: Sancio Panza. I due hanno appena intrapreso il loro viaggio, che Don Chisciotte si scaglia contro dei mulini a vento, scambiati per terribili giganti, e tenta di sconfiggerli, mette in fuga un gruppo di frati e lotta con un biscaglino, dopo aver attaccato una carrozza che trasportava una dama, convinto si trattasse di una principessa tenuta prigioniera. In un successivo scontro con dei mulattieri sia lui che Sancio vengono duramente bastonati. Si rifugiano, assai malmessi, in un'altra osteria, che egli ancora una volta considera un castello, dove, a causa della serva Maritornes, di un mulattiere geloso di lei e di una serie di equivoci notturni, i due vengono ancora una volta bastonati. Le avventure ricominciano col solito ritmo: branchi di pecore e di montoni vengono scambiati per schiere di nemici, un accompagnamento funebre è preso per il trafugamento notturno di un cadavere, una bacinella da barbiere sul capo del proprietario, che cerca così di difendersi dalla pioggia, diventa il favoloso elmo di Mambrino. Inoltre Don Chisciotte si cimenta nella liberazione di un gruppo di galeotti, strappandoli dalle mani della giustizia, dopo di che si ritira nella sierra Morena a far penitenza tra i boschi, ad imitazione di Amadigi, uno dei suoi eroi preferiti, quando fu disdegnato da Oriana. Dopo essersi scontrato con il povero Cardenio, folle per l'amore di Lucinda, a causa di un futile contrasto cavalleresco, Sancio gli chiede di tornarsene a casa, cosa che Don Chisciotte gli concede, affidandogli anche una lettera d'amore per la sua signora Dulcinea del Toboso, lettera che viene subito smarrita dall'incauto messaggero. Sancio incontra il barbiere ed il curato all'osteria di Maritornes ed insieme decidono di riportare il cavaliere impazzito a casa. Lungo il cammino per la sierra Morena essi incontrano la bella Dorotea e, facendola passare agli occhi di Don Chisciotte per la principessa Micomicona bisognosa d'aiuto, lo convincono a lasciare la sierra e a tornare a casa. Dopo altre avventure condite di bastonate, il barbiere e Sancio devono legare Don Chisciotte per condurlo all'osteria, che diventa per tutti il castello incantato della narrazione. Qui vengono narrate diverse novelle, che compongono gli ultimi capitoli di questa prima parte e qui si verifica una serie di felici ritrovamenti: Dorotea ritrova il suo Fernando, Cardenio Lucinda, la pastora Marcela Crisostomo, il parroco legge la novella del Curioso fuori luogo (El curioso impertinente) ambientata a Firenze, un capraio narra la storia di Vicente e Leandra, infine uno spagnolo catturato nella battaglia di Lepanto racconta la vicenda del Prigioniero (El cautivo). Tra tanto lieto fine, solo Don Chisciotte è ancora causa di tumulti, ora però tutti lo sanno pazzo e lo giustificano come tale. Il curato ed il barbiere lo convincono di essere vittima di un sortilegio e riescono a portarlo a casa su di un carro di buoi. Termina così la prima parte del libro.Nella seconda parte Don Chisciotte ha ormai equilibrato la sua pazzia con la sua saggezza, tanto che anche il curato ed il barbiere non possono fare a meno di ammettere, spesso, la nobiltá del suo punto di vista. Ma presto egli viene a sapere da Sancio e dal baccelliere Sanson Carrasco, suo compaesano, che il libro delle sue gesta giá è letto da tutti e tutti ne ridono e soprattutto che è stato visto in giro un altro libro sulle sue avventure, carico di menzogne (Cervantes si riferisce qui alla pubblicazione del Chisciotte apocrifo di Avellaneda, del 1614). Il baccelliere è appena tornato da Barcellona ed è un entusiasta lettore delle avventure di Don Chisciotte, mentre Sancio, dal canto suo, ha preso gusto alla vita errante e con la prospettiva di diventare governatore dell'isola promessagli dal suo signore, nonché inebriato dalla fama derivatagli dalla pubblicazione delle sue avventure, consente ad accompagnare Don Chisciotte in un nuovo viaggio. Essi si avviano al Toboso per ricevere gli auspici da Dulcinea, ma poiché ella vive solo nella fantasia del cavaliere, Sancio non può che identificarla nella prima contadina che trova, gettando Don Chisciotte nella più nera disperazione, convinto che la sua dama è vittima di un incantamento diabolico che bisogna esorcizzare al più presto. Carrasco ha suggerito loro di recarsi alle giostre di Saragozza, con l'intenzione di aspettare Don Chisciotte ad una tappa del viaggio e sfidarlo, travestito da Cavaliere del Bosco. Egli è convinto che, vincendolo, potrá obbligarlo a tornare a casa e guarirlo, così, della sua malattia. Tutto si svolge come previsto dal baccelliere, ma Don Chisciotte manda all'aria i suoi piani, vincendo egli il duello. Il viaggio può quindi continuare, ed avviene l'incontro con Don Diego de Miranda, che ammira Don Chisciotte per l'assennatezza dei giudizi e del comportamento, finché non lo vede lanciarsi contro un leone in gabbia, furibondo. Dopo aver assistito al mancato matrimonio tra il ricco Camaccio e la bella Chiteria, Don Chisciotte decide di discendere nella caverna di Montesino, dove incontra in sogno gli antichi paladini e la sua adorata Dulcinea. Sulla strada per Saragozza i due incontrano nuove avventure: fuggono dinanzi ad un contadino irato per i ragli di Sancio, Don Chisciotte si lancia contro dei burattini durante una rappresentazione, finché raggiungono l'Ebro e sognano di essere su di una nave incantata. Incontrano qui una Duchessa la quale, riconosciuto il famoso Don Chisciotte e amando gli scherzi lo ospita compiacendo in tutti i modi la sua follia, insieme al duca suo marito. Qui essi diventano il divertimento non solo dei duchi, ma anche delle damigelle e dei servi. Tra le elaboratissime beffe organizzate alle spalle dei due malcapitati, vi è quella di affidare a Sancio il governo di un paese che fanno passare per l'isola dei suoi sogni, Baratteria. Lo alloggiano in un lussuoso palazzo, ma poi gli fanno soffrire la fame col pretesto di salvaguardare la sua salute, mentre Don Chisciotte assiste il suo governo con lettere piene di saggi e pacati consigli. Il mandato governativo di Sancio termina con una solenne bastonatura, inflittagli dai cortigiani che si fanno passare per nemici invasori. Nel frattempo Don Chisciotte al castello dei duchi si dá da fare con le dame che si fingono tutte innamorate di lui e la più brava nel sostenere la burla è la spigliata Altisidora. Preso congedo dai duchi, i nostri eroi ripartono per Barcellona, incontrando ben presto i banditi della banda di Rocco Guinart, ma Rocco si mostra molto più nobile dei duchi, lasciando presto liberi i nostri eroi, anzi raccomandandoli ai suoi amici di Barcellona. Giunti a Barcellona, Don Chisciotte viene sfidato dal Cavaliere della Bianca Luna, che altri non è se non l'irriducibile baccelliere Sanson Carrasco. L'oggetto della sfida è il primato della bellezza di Dulcinea e questa volta il baccelliere riesce a vincerlo, e lo obbliga a giurare di tornarsene a casa. Don Chisciotte invoca la morte, riaffermando la prioritá assoluta della bellezza di Dulcinea, ma, secondo i patti della sfida, è costretto a tornare al suo paese, dove cade ammalato, dopo aver ritrovato intorno a sé una realtá disincantata e triste. Rinsavito di colpo, decide di abbandonare il nome di Don Chisciotte per riprendere quello di Alonso Chisciana, detto il Buono per i suoi retti costumi. Rinnega le sue antiche imprese, saluta gli inseparabili amici (Sancio, Carrasco, il curato, il barbiere) e muore poco dopo. (Fonte dell'intera storia, ci dice Cervantes all'inizio del cap. IX, par. I, sarebbe un manoscritto arabo che egli stesso aveva acquistato al mercato di Toledo e fatto tradurre da un moro battezzato).