Canzoniere (Petrarca)

Il Canzoniere è formato da 366 poesie: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali; diviso dalla canzone I 'vo pensando, e nel penser m'assale, in due parti, in vita (I-CCLXIII) e in morte (CCLXIV-CCCLXVI) di Laura, rispettivamente di 263 e 103 componimenti. Tema dell'opera è l'amore per Laura, cuore dell'ispirazione del poeta. Eleganti e semplici nello stesso tempo, i componimenti, nella maggior parte dei casi, non raccontano episodi ma descrivono stati d'animo, situazioni psicologiche, svolte da molteplici punti di vista.Il Canzoniere si apre con il celebre sonetto-prefazione Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono : il Petrarca espone il tema della raccolta, prendendo però le distanze da quel suo «primo giovenile errore, / quand'era in parte altr'uom da quel ch'i sono». Il sonetto si chiude con il pentimento del poeta verso lo stato di vita trascorso e la coscienza che quanto è terreno svanisce fugacemente. Dopo la presentazione e l'intervento di Amore, terzo grande protagonista con Laura e il poeta dell'opera, cade la commemorazione del giorno dell'innamoramento che coincide con l'anniversario della Passione di Cristo (III, Era il giorno ch'al sol si scoloraro) : il 6 aprile 1327 come precisa un successivo sonetto (CCXI); data storica della coscienza e della poesia petrarchesca, a più riprese celebrata: dalla sestina Giovane donna sotto un verde lauro (XXX), settima ricorrenza, al sonetto Padre del ciel, dopo i perduti giorni (LXII), 6 aprile 1338, fino alla data della morte di Laura, avvenuta il giorno del ventunesimo anniversario (CCXVIII), con il Petrarca a Verona lontano dall'amata.L'amore per Laura genera diversi e spesso contrastanti sentimenti: accanto a Laura tramite del sommo bene (XIII) figura Laura ispiratrice del più duro tormento: «Pace non trovo, e non ho da far guerra; / e temo, e spero; et ardo, e son di ghiaccio; / e volo sopra'l cielo, e giaccio in terra; / e nulla stringo, e turto'l mondo abbraccio» (CXXXIV); ancora, in un altro sonetto: «Amor mi sprona in un tempo ed affrena, / assecura e spaventa; arde ed agghiaccia, / gradisce e sdegna, a sé mi chiama e scaccia, / or mi tene in speranza ed or in pena» (CLXXVIII). L'inquietudine interiore sale a grandi vertici lirici in una delle canzoni più belle: Di pensier in pensier, di monte in monte (CXXXIX), poesia di lontananza dall'amata (situazione ricorrente di molti componimenti che giungerá al limite estremo nella morte di Laura), in cui il poeta riflette nel rapporto con la natura, in un'atmosfera di smarrimento tra sogno e realtá, il proprio disagio esistenziale. L'ambiente naturale è il quadro di altre celebri composizioni, prima fra tutte Chiare, fresche et dolci acque (CXXVI), canzone che rievoca lo scenario paesaggistico di Valchiusa in cui' nacque la passione per Laura, luogo eletto dal poeta per la propria sepoltura, al fine di suscitare finalmente la commozione della donna. Solitudine amorosa che trova ancora eco nel sonetto Solo et pensoso i più deserti campi (XXXV) e nella canzone Ne la stagion che'l cielo rapido inchina (L), serie di quadri idillici ai quali fa da contrappunto il tormento del poeta, che diviene addirittura angoscia della solitudine nel sonetto O cameretta che giá fosti un porto (CCXXXIV). Il motivo della lontananza conosce mirabile espressione nei sonetti Movesi il vecchierel canuto e bianco (XVI) e Passer mai solitario in alcun tetto (CCXXVI), singolare per l'inversione di significato delle azioni vitali («Lagrimar sempre è 'l mio diletto, / il rider doglia, il cibo assenzio e tòsco, / la notte affanno, e'I ciel seren m'è fosco»). La celebrazione della bellezza di Laura è affidata soprattutto agli occhi e ai capelli («Le chiome bionde, e'l crespo laccio, / che sì soavemente lega e stringe / l'alma...», CXCVII; «Li occhi soavi ond'io soglio aver vita», CCVII; «da' begli occhi un piacer sì caldo piove / ch'i non curo altro ben né bramo altr'esca», CLXV). Il desiderio di felicitá che il poeta esprime verso l'amata trova nuove congeniali tonalitá nell'affetto che egli le promette anche in vecchiaia (Se la mia vita da l'aspro tormento, XII; Erano i capei d'oro a l'aura sparsi, XC; Amor mi manda quel dolce pensero, CLXVIII; Di dì in dì vo cangiando il viso e'l pelo, CXCV).Non mancano nel canzoniere in vita altri soggetti, seppure quantitativamente meno consistenti; ricordo di affetti personali e omaggio d'amicizia è il sonetto Gloriosa columna in cui s'appoggia (X) dedicato a Stefano Colonna il Vecchio; un gruppetto di composizioni estravaganti e d'occasione è costituito dai sonetti CIII, CIV, CV e dal madrigale CVI; tre sonetti sulla corruzione avignonese (CXXXVI, CXXXVII e CXXXVIII) riprendono un tema ricorrente in altre opere dello scrittore. Ma il gruppo più famoso è quello delle tre canzoni politiche: O aspettata in ciel beata e bella, XXXVIII; Spirto gentil, che quelle membra reggi, LIII; e la più nota Italia mia, benché'l parlar sia indarno, CXXVIII, in cui il poeta incita gli italiani, ricordando loro le grandi imprese del passato, a ritrovare l'antico valore e a scacciare i mercenari tedeschi. La seconda parte del Canzoniere, in morte di Laura, rivela timbri profondamente religiosi: il poeta riflette sul proprio destino, sente la fuga inarrestabile del tempo (La vita fugge et non s'arresta una hora, CCLXXII; Quand'io mi volgo indietro a mirar gli anni, CCXCVIII; E mi par d'or in ora udire il messo, CCCXLIX); gli spettacoli naturali che suggerivano un tempo pensieri d'amore li provocano tuttora (Se lamentar augelli, o verdi fronde, CCLXXIX), ma con accenti spesso negativi (Quel rosignol, che sì soave piagne, CCCXI) o contrastanti (l'esplosione primaverile della natura e l'animo afflitto del poeta in Zephiro torna e'l bel tempo rimena, CCCX); verso la conclusione prevale sempre più la poesia-preghiera (Tennemi Amor anni ventuno ardendo, CCCLXIV; I 'vo piangendo i miei passati tempi, CCCLXV), che culmina nella canzone finale alla Madonna Vergine bella, che di sol vestita, CCCLXVI. Tra i sonetti più belli: S'io avesse pensato che sì care, CCXCIII, interessante e lucido bilancio letterario ed esistenziale.