Il Cid (anonimo spagnolo)

Il poema consta di 3.730 versi e narra le imprese dello storico eroe spagnolo Rodrigo (Ruy) Diaz de Vivar, detto il Cid Campeador, protagonista della riconquista cristiana contro gli occupanti arabi nel sec. XI. La parte ricostruita da R. Menéndez Pidal doveva contenere il racconto della spedizione del Cid, in vista della riscossione dei tributi dovuti al re dai mori andalusi; l'accusa di peculato da parte del conte García Ordóñez nei confronti del Cid e il conseguente decreto di esilio dello stesso Cid.La parte pervenutaci consta di tre «cantari», quello dell'esilio (Cantar del destierro), quello delle nozze (Cantar de las bodas) e quello dell'oltraggio di Corpes (Cantar de la afrenta de Corpes). Nel primo cantare, il Cid parte da Vivar e si reca a Burgos, dove nessuno osa ospitarlo per timore delle rappresaglie del re Alfonso VI, che ha condannato l'eroe all'esilio. Accampatosi sulle rive del fiume Arlanzón, il Cid invia a Burgos il nipote Martín Antolínez con l'incarico di procurargli del denaro; Martín riesce nello scopo, ingannando due ebrei, Raquel e Vidas, che gli concedono un prestito accettando in pegno due arche che essi credono piene d'oro e che contengono, invece, soltanto sabbia. Il Cid si reca, poi, al monastero di San Pedro de Cardeña dove, sotto la protezione dell'abate, sono rifugiate la sua sposa, donna Jimena, e le figlie Elvira e Sol. Congedatosi da loro, si dirige verso la frontiera della Castiglia; gli appare in sogno l'arcangelo Gabriele, che gli predice grandi successi. Entra in territorio nemico, sconfigge i mori a Calatayud, e raccoglie un ricco bottino, di cui invia una generosa parte al re, il quale, pertanto, consente che nelle file del Cid si arruolino nuove truppe. Con l'esercito così rinforzato, il Cid attacca Huesca e sconfigge i mori di Lérida, alleati del conte di Barcellona, il quale viene fatto prigioniero e poi magnanimamente liberato dall'eroe.Nel secondo cantare, il Cid muove verso Valencia, conquistando nuovi territori e sottomettendo la stessa Valencia; invia altri doni al re, chiedendogli la grazia di rivedere la propria famiglia. Il re acconsente, e il Cid accoglie festante, in Valencia conquistata, la moglie e le figlie. Valencia è assediata dal re del Marocco: il Cid lo sconfigge e invia un terzo presente al re. Intanto, le fortune che il Cid va accumulando suscitano la cupidigia di don Diego e don Fernando, infanti di Carrión, i quali chiedono formalmente in matrimonio le figlie del condottiero, il quale, malgrado l'assenso del re, acconsente a malincuore alla richiesta; il re, inoltre, perdona solennemente il Cid. Con i preparativi delle nozze termina il cantare.Nel terzo cantare, gli infanti di Carrión incominciano a dimostrare la loro vigliaccheria e la loro natura gretta. Un giorno, fugge un leone dalla gabbia e gli infanti si nascondono vergognosamente, il che provoca l'irrisione da parte degli uomini del Cid. Offesi, gli infanti meditano la vendetta: chiedono il permesso di recarsi con le loro spose a Carrión e, durante il tragitto, sostano nella macchia di Corpes dove denudano e flagellano le proprie mogli, abbandonandole poi al loro destino. Un nipote del Cid le ritrova e le riconduce dal padre, il quale, offeso negli affetti più cari, chiede giustizia al re. Questi convoca a Toledo le Cortes per ascoltare le accuse e le difese; i compagni del Cid sconfiggono sul campo gli infanti di Carrión e un loro sostenitore. La notizia che gli infanti di Navarra e di Aragona chiedono in matrimonio le figlie del Cid pone fine al poema.