Beowulf

Nel prologo del poema viene celebrata la gloria dei dani e vengono esaltate le virtù e le imprese dei loro re, discendenti da un mitico antenato, Scyld Scefing, fondatore della dinastia degli Scyldinghi. Di lui il poeta narra che giunse infante dal mare, fu allevato e fatto re, e alla sua morte, dopo un regno di prosperitá e vittorie, venne nuovamente posto su una nave e abbandonato sull'oceano. Il nome Scyld Scefing (da collegare ai termini inglesi shield «scudo» e sheaf «covone») allude alle funzioni di un re guerriero e contadino, la cui vicenda, pur appartenendo ad un preciso contesto storico-culturale, è calata nei ritmi di un eterno ciclo di crescita, sviluppo e morte della natura e della vegetazione. Questo processo centrale, delineato nel prologo, verrá ripreso e incorporato via via nella struttura del poema, dedicato alla gioventù, alla vecchiaia e alla morte di Beowulf. Dopo la storia di Scyld Scefing, il poeta ci presenta i discendenti della sua stirpe reale fino a Hrothgar, il quale fa edificare un grande palazzo, Heorot, da destinare alla celebrazione delle feste del suo popolo. Ma un terribile mostro, Grendel, abitante nelle profonditá di una vicina palude (il suo nome infatti, da collegare al verbo to grind «macinare, erodere», allude all'azione dell'acqua sulle terre), giunge una notte a portare rovina e devastazione, uccidendo trenta uomini. Per dodici anni l'orrido demone, appartenente alla stirpe di Caino, continua i suoi saccheggi senza che nessuno riesca a contenere i suoi assalti. Quando ogni speranza di liberazione dal mostro sembra svanita, entra in scena il leggendario guerriero destinato a portare aiuto ai dani e a mettere fine alle incursioni del demone. La notizia di Grendel giunge infatti a Beowulf, nipote di Hygelac, re dei geati, ed egli decide di andare in aiuto del re dei dani presso cui suo padre si era un tempo rifugiato, trovando generosa ospitalitá. Con quattordici guerrieri fa vela verso il regno di Hrothgar, dove è accolto nel palazzo reale e dove rende manifesto alla corte il suo proposito di uccidere Grendel. Al calar della sera i dani si allontanano: solo Beowulf e i suoi uomini restano a guardia del palazzo. A questo punto entra in scena il demone. Beowulf lo aspetta sdraiato tra gli altri guerrieri, senza armi, confidando solo nella sua forza, e quando il mostro si presenta a ghermirlo, egli lo afferra per un braccio iniziando una furibonda lotta, nella quale il demone cerca disperatamente di liberarsi dal suo antagonista. Ma questa volta una stretta mortale attanaglia Grendel, una forza quale mai aveva incontrato nelle creature della terra. La sala risuona del frastuono della lotta e delle urla del mostro, che Beowulf non vuole lasciar fuggire vivo dal palazzo. Tutta la corte assiste alla lotta, anche i guerrieri seguaci di Beowulf vogliono intervenire in aiuto del loro capo, ma a nulla valgono le loro spade alle quali il mostro è invulnerabile. Solo la forza dell'eroe riesce a piegare Grendel, che alla fine si rifugia, mortalmente ferito, nella sua caverna sul mare, dopo che Beowulf è riuscito a strappargli un braccio. Il giorno dopo i guerrieri seguono le tracce lasciate dal mostro e giungono al luogo dove si è ritirato a morire. Al loro ritorno si celebra al palazzo una festa, durante la quale un cantore esalta le imprese di Sigemund, un altro eroico uccisore di mostri, e poco dopo un poeta di corte racconta l'episodio di Finnesburg, collegato anch'esso ad antiche imprese gloriose. Ricchi doni vengono offerti a Beowulf e alla fine del banchetto Hrothgar e i guerrieri geati lasciano il palazzo, a custodia del quale rimangono soltanto dei guerrieri dani. Nella notte la madre di Grendel, «lupa del mare» e «donna del profondo», esce dalla sua dimora per vendicare il figlio. Fa il suo ingresso nella reggia e, dopo aver rapito un valoroso guerriero, ritorna alla palude portando con sé, insieme al bottino, il braccio che Beowulf aveva stappato a Grendel durante la furibonda lotta della notte precedente. Il mattino seguente rende a tutti manifesta la vendetta compiuta dalla madre del demone, e all'eroe geata viene annunciata la nuova sventura che si è abbattuta sul palazzo. Beowulf promette al re dei dani che anche questa volta libererá il regno dalla furia della creatura demoniaca e, accompagnato da altri guerrieri, si mette in cammino alla ricerca della caverna di Grendel, situata, dicono i dani, nella regione abitata da mostri e serpenti. Seguendo le tracce del demone, essi giungono, attraverso lande desolate, per sentieri sconosciuti e ripidi promontori, ad una alpestre foresta dove si estende un lago. Sulle rive giacciono mostri marini, e nelle acque Beowulf e i suoi compagni scorgono numerosi serpenti e draghi che nuotano nello stagno profondo. Beowulf, armato di un'antica e gloriosa spada, si cala nelle acque dove la madre di Grendel sta in agguato. L'orrida creatura lo afferra e lo trascina verso la sua dimora sotto le onde, in una caverna dove le acque non giungono. Inizia il combattimento, e la spada, che in molte battaglie aveva spezzato le armature dei nemici, si rivela inutile contro la madre-mostro. Nonostante la sua forza prodigiosa, Beowulf è sul punto di soccombere. Gli viene in aiuto un'antica spada, opera di giganti, che giace nella grotta: l'eroe l'afferra e con essa colpisce mortalmente la sua avversaria. Una luce rischiara improvvisamente le tenebre della caverna, come il sole che risplende nel cielo. Sempre con l'arma magica, Beowulf recide il capo a Grendel che giace nella grotta privo di vita, ma la spada si scioglie nel sangue che sgorga dalla ferita e di essa non resta che l'elsa d'oro. Con la testa di Grendel e l'elsa come trofeo, l'eroe riappare ai suoi compagni che lo avevano creduto morto, vedendo le acque dello stagno farsi rosse per il sangue sgorgato dalla ferita di Grendel. Se nel primo episodio della lotta vittoriosa di Beowulf contro il demone della palude sono frequenti le allusioni alla nascita della vegetazione, del grano e dell'orzo, che celebrano la loro vittoria sul lungo regno dell'inverno nordico, nell'episodio della lotta contro la madre di Grendel si trovano tracce di sequenze magico-rituali, proprie di cerimonie iniziatiche di un'etá di caccia, che sopravvivono nei miti di un'etá agricola. Simbolicamente la seconda impresa dell'eroe può essere interpretata come il tentativo di rinnovare la potenza del sole, facendolo rinascere dalla sua dimora sotterranea, dalle acque infere attraverso cui deve passare durante il suo ciclo.Il terzo episodio si svolge cinquant'anni dopo nella patria dei geati, di cui lo stesso Beowulf, succeduto allo zio Hygelac, è diventato re. Ormai vecchio, egli governa saggiamente il suo popolo, quando un drago, adirato per il furto di una coppa dal tesoro che custodisce, incomincia a devastare il regno, volando di notte e incendiando le abitazioni degli uomini. Nonostante la tarda etá, Beowulf non esita ad assumere su di sé l'impresa di affrontare il mostro per liberare il suo popolo dalla rovina. Armato di uno scudo speciale e accompagnato da undici uomini, si reca alla caverna del mostro e, dopo averlo chiamato fuori, lo affronta con la spada, senza l'aiuto di alcun guerriero. Atterriti dalle fiamme che il drago emette, i compagni dell'eroe fuggono verso la foresta, tutti salvo Wiglaf, che rimane accanto al re per aiutarlo nel combattimento. Insieme lottano contro l'animale, colpendolo invano sulle dure scaglie del dorso, finché Wiglaf riesce a ferirlo nella parte inferiore e, così facendo, rende possibile a Beowulf l'uccisione del drago. La lotta si è conclusa, ma il vecchio re ne ha riportato una ferita mortale: egli lascia il suo popolo, lieto di averlo liberato dalla calamitá. Prima di morire, Beowulf ordina di costruire un tumulo sul promontorio dove i guerrieri dovranno collocare i suoi resti dopo la cremazione. Viene innalzata la pira, ed il re vi è posto sopra tra i lamenti del suo popolo. Nel tumulo poi, accanto alle sue ceneri, viene sepolto il tesoro conquistato al drago. Il poema termina con la descrizione dell'estremo addio che dodici guerrieri rivolgono al re, cavalcando intorno alla tomba ed esaltando con canti funebri le sue virtù ed il suo valore. Nell'intenso e vario simbolismo della figura del drago, creatura marina e terrestre, dotata del potere di volare e di gettar vampe di fuoco, prevale alla fine l'idea della morte, del regno infero, inteso come «inghiottitore» del sole e degli astri, simboleggiati dai tesori che si trovano custoditi nelle viscere della terra. Analogamente nella morte del vecchio sovrano non è difficile scorgere il simbolo della «morte» del sole alla fine della stagione estiva, quando anche tutta la vegetazione deve interrompere il suo ciclo vitale. Il mare di fronte al quale viene eseguita la cerimonia funebre è lo stesso mare infero e fertilizzatore che all'inizio del poema riceve le spoglie di Scyld, ed anche il fuoco della cremazione, come l'elemento umido, rappresenta con la sua luce e il suo calore un essenziale fattore di rinascita. Sotto la superficie eroica e guerriera del poema si cela dunque un fatto di portata mitica infinitamente profonda e ricca di risonanze: l'eterno ciclo della natura, del cosmo e della vita.