Stevenson, Robert Louis

Scrittore scozzese (Edimburgo1850 - Upolu, Samoa,1894). Figlio di un ingegnere edile, temperò la malinconia e la durezza del carattere scozzese con il brio e la gaiezza che gli derivavano dall'origine francese della madre, Margaret Balfour. Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Edimburgo, dove, però, lo studio passò in secondo piano, preferendo egli dedicarsi allo scrivere e a una vita irregolare e spregiudicata che gli minò la salute, costringendolo a trascorrere parecchi mesi in un clima più salubre, quale quello della Francia meridionale.

Frattanto Stevenson era riuscito a farsi pubblicare, su varie riviste, alcuni saggi; ma fu solo nel 1878, con la pubblicazione di An Inland Voyage (Un viaggio nell'entroterra), impressioni di un viaggio in canoa attraverso i fiumi e i canali del nord della Francia, cui seguì, nel 1879, l'analogo resoconto dei Travels With a Donkey in the Cevennes (Viaggi con un asinello attraverso le Cevennes), che egli riuscì ad affermare il suo geniale spirito d'osservazione e il suo delizioso umorismo, acuitosi probabilmente a contatto con il popolo e la letteratura francese. Durante questi viaggi egli aveva conosciuto Fanny Osbourne, un'americana madre di due figli, di cui s'era innamorato e, nel 1879, si recò in California per sposarla. Frutto del suo viaggio nel West fu il volume The Silverado Squatters (Gli accampati di Silverado, Pordenone 1985) che fu pubblicato nel 1883 dopo che egli aveva raccolto i saggi e le novelle scritti fino ad allora nei volumi Virginibus Puerisque (1881), The New Arabian Nights ( Le nuove Mille e una notte, 1882) e Familiar Studies of Men and Books (Studi senza pretese su uomini e libri, 1882), che contiene il massimo contributo di Stevenson alla critica letteraria, con saggi su Hugo, Whitman, Thoreau, Burns, ecc. Ma la sua salute aveva risentito dello strapazzo, tanto che non gli si davano che pochi mesi di vita, ed egli, dalla Scozia, dove era tornato dopo essersi rappacificato con la famiglia, fu di nuovo costretto a vagabondare per le principali stazioni climatiche europee, da Davos a Hyères e poi a Bournemouth, dove scrisse il romanzo storico Kidnapped (1861; Rapito, Milano 1982) e il «racconto demoniaco» The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde (1886; Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Torino 1983) che contribuirono molto a estendere quella popolarità che la pubblicazione, avvenuta nel 1883, di Treasure Island ( L'isola del tesoro, Milano 1982 3) gli aveva procurato. Nel 1887, dopo la morte del padre, Stevenson ritornò in America, dove enorme era stato il successo del Dr Jekyll, ma la salute cagionevole lo obbligò ben presto a ritirarsi in una stazione climatica, Saranac, dove incominciò The Master of Ballantrae (1889; Il signore di Ballantrae, ivi 1986) e il racconto farsesco The Wrong Box (La cassa sbagliata, 1889), finché, spinto anche dai libri di avventure esotiche di Herman Melville, accettò l'invito di un editore di scrivere un volume sui mari del Sud e partì, con la famiglia, per una crociera verso le isole Marchesi, Tahiti e le isole Sandwich. Il viaggio fu positivo sotto ogni punto di vista, tranne che per il libro, giacché il lavoro su ordinazione non era cosa per lui: ma, sorprendentemente, la sua salute migliorò in modo così notevole ch'egli decise di stabilirsi nel Pacifico e, dopo un'ulteriore esplorazione dei vari arcipelaghi e un soggiorno di alcuni mesi a Honolulu (dove finì i due libri che aveva incominciati), scelse la sua dimora a Upolu, la principale delle isole Samoa. Qui egli visse dal 1890 fino alla morte, riverito dagli indigeni che lo chiamavano Tusitala (narratore di storie). A questo periodo risalgono, tra gli altri, il seguito di Kidnapped, Catriona (1893), i Records of a Family of Engineers (Ricordi d'una famiglia di ingegneri, post., 1912), quattro affascinanti racconti dei mari del Sud pubblicati con il titolo di An Island Night's Entertainments (Intrattenimenti delle notti sull'isola, 1893) e parecchie ballate, poesie e raccolte di impressioni. La morte, per la rottura di un vaso sanguigno, lo colse mentre stava scrivendo un tragico racconto sulla frontiera scozzese, Weir of Hermiston (1896; Weir di Hermiston, Milano 1982), che avrebbe costituito probabilmente il suo capolavoro.
Stevenson fu essenzialmente un romanziere e, nel genere avventuroso, Treasure Island rimane insuperato. Tuttavia la sua cultura e la sua educazione lo portavano piuttosto al romanzo storico, a esaltare, sulle orme di Walter Scott, le gloriose vicende della vecchia Scozia, la cui atmosfera seppe evocare, pure in terre lontane, in maniera così piena e vera da non far rimpiangere il modello. Nacquero così Prince Otto (1885; Il principe Otto, Milano 1977), Kidnapped, forse il migliore della serie, con il suo seguito Catriona, The Black Arrow (1888; La freccia nera, ivi 1982), The Master of Ballantrae, che presentava, non senza sottigliezze psicologiche, il «conflitto tra un mascalzone e un maniaco narrato da un codardo», e gli incompiuti St Ives (1897) e Weir of Hermiston, nel quale ultimo i difetti tipici di tutti questi romanzi, quali una certa artificiosità di costruzione e un'eccessiva semplificazione, sembrano venir superati, mentre d'altro canto, si ha una maggior caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli femminili che, trascurati fino ad allora dall'autore, vengono qui per la prima volta compresi e dipinti con viva penetrazione).
Stevenson eccelse anche nel racconto, sia nel fantastico, come quelli raccolti in The New Arabian Nights e nel seguito The Dynamiter (1885), sia nell'esotico, sia nel «racconto del brivido» alla maniera di Poe (il suo The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, in cui affrontava simbolicamente il problema del subcosciente e dello sdoppiamento della personalità , rimane un classico del genere, ed è periodicamente soggetto a imitazioni e riduzioni cinematografiche). E tutt'altro che trascurabile fu la sua produzione poetica, da A Child's Garden of Verses (Il giardino di versi del fanciullo, 1885), in cui rivive liricamente le esperienze della sua fanciullezza, a Underwoods (Sottobosco, 1887), che contiene, secondo alcuni, la migliore poesia scozzese dopo Burns, fino a Ballads (1889) e alla raccolta postuma Songs of Travel (Canti di viaggio, 1896).
Ma, forse, il meglio della produzione stevensoniana non risiede tanto nei romanzi, nei racconti o nelle liriche, quanto nei saggi, moraleggianti ma spontanei, alla maniera dello «Spectator», e, soprattutto, nelle meravigliose raccolte d'impressioni che accompagnarono le sue peregrinazioni per il mondo e, in particolare, per le isole del Pacifico. è nell'affascinante raccolta pubblicata postuma nel 1896 con il titolo di In the South Seas (Nei mari del Sud, Milano 1989), che l'efficacia narrativa e descrittiva di Stevenson raggiunge il massimo splendore e meglio hanno modo di risaltare la sua enorme sensibilità e la sua fresca curiosità . A ciò contribuisce anche lo stile, non più infiorato dagli arcaismi necessari al romanzo storico, eppure ancora di chiara derivazione letteraria, da Thomas Browne e da John Bunyan; tuttavia, se evidenti sono le derivazioni, il risultato è dei più originali, poiché lo stile di Stevenson, caratterizzato, fin dalle prime opere, dalla delicatezza dei ritmi e dalla limpidezza delle frasi, aveva saputo, con gli anni, acquistare spontaneità e affiancarsi alla scelta del tema esotico nel significare la reazione di Stevenson all'epoca vittoriana, al suo mondo familiare e borghese e al suo stile piano e uniforme. Giacché Stevenson, benché vissuto nella seconda metà del sec. XIX, con il suo entusiasmo per tutto il mondo che ci circonda e con il suo stupore e il suo incanto di fronte alla forza e all'intensità di una natura selvaggia e non guastata dalla civiltà , pare piuttosto da accostare all'ardore del primo romanticismo, egualmente lontano dall'ipocrisia vittoriana e dagli eccessi del realismo.