Shakespeare, William

Drammaturgo e poeta inglese (Stratford-on-Avon1564 - ivi1616). La vita del massimo drammaturgo e poeta inglese è scarsamente documentata; tuttavia la registrazione del suo battesimo a Stratford il 26-IV-1564, il testamento e la tomba, oltre alla sua firma e alla menzione del suo nome in un certo numero di documenti contemporanei, sono testimonianze incontrovertibili della sua esistenza e della sua attività non soltanto di attore e di compartecipe nella gestione di una compagnia teatrale londinese, ma anche di autore drammatico. è stata definitivamente dimostrata l'infondatezza delle teorie di coloro che, considerando Shakespeare soltanto come un prestanome, attribuivano variamente la sua opera a Francis Bacon (per naturale affinità di pensiero) o al drammaturgo Christopher Marlowe (che secondo una fantasiosa ipotesi si sarebbe finto morto per ragioni politiche e avrebbe poi continuato a scrivere sotto il nome di Shakespeare), o a vari nobiluomini contemporanei come il conte di Oxford, il conte di Derby o il conte di Rutland. William Shakespeare era il terzo figlio degli otto di John Shakespeare e Mary Arden. Il padre era un agiato commerciante di pellami che giunse a ricoprire incarichi di importanza politico-amministrativa della sua città . William frequentò con ogni probabilità le scuole locali, ma non si possiede alcuna informazione sicura al riguardo; è certo, comunque, che non fece studi universitari. A diciotto anni, William dovette sposare, a riparazione di intemperanza giovanile, Ann (o Agnes) Hathaway, donna più vecchia di lui di otto anni, dalla quale ebbe di lì a poco una figlia, Susan. Nel 1585 la coppia generò ancora i gemelli Judith e Hamnet (quest'ultimo sarebbe morto a soli 11 anni). Non si conosce quale professione esercitasse il giovane Shakespeare – fu forse insegnante elementare o attore in qualche compagnia di provincia –, tuttavia si ha testimonianza della sua presenza a Londra nel 1592, e certamente nella professione teatrale, in quanto allusione a lui si ritrova in un opuscolo polemico di Robert Greene, poeta, drammaturgo e autore di romances, dal titolo Greene’s Groatsworth of Wit Bought with a Million of Repentance (Un soldo di spirito acquistato con un milione di pentimenti), pubblicato in quell'anno. Nel pamphlet si parla di un arrogante shakescene (scuotiscena), di un corvo che si fa bello di penne altrui, che viene generalmente considerato essere proprio Shakespeare.

Si crede che allora Shakespeare avesse già scritto la seconda e la terza parte di Henry VI (Enrico VI), poi la prima parte dello stesso dramma e Richard III ( Riccardo III) tra il 1590 e il 1591, e tuttavia la sua prima opera a stampa fu un poemetto erotico-mitologico intitolato Venus and Adonis ( Venere e Adone), pubblicato nel 1593, anno in cui, per un'epidemia di peste, i teatri erano rimasti chiusi. L'anno seguente un altro poemetto, di argomento ancora tratto dalla tradizione classica, The Rape of Lucrece (Lucrezia violata), venne pubblicato e dedicato, così come era stato per il precedente, al conte di Southampton, Henry Wriothesley. Il primo poemetto, di 1194 versi, racconta l'episodio della seduzione di Adone da parte di Venere e poi della morte di Adone ad opera del cinghiale che egli sta cacciando. Il poemetto, scritto in sestine di versi musicalissimi e lussureggianti, si ispira a vari passi delle Metamorfosi di Ovidio, nella traduzione di Arthur Golding (1567). Il secondo, più lungo, in strofe di sette versi e per complessivi 1855 versi, trae i propri materiali ancora da Ovidio (Fasti), ma anche da altre fonti latine e inglesi, compreso Geoffrey Chaucer. Racconta l'episodio di storia romana della violenza subita dalla nobile ed onesta Lucrezia, moglie di Collatino, ad opera di Tarquinio il Superbo. Lo stesso Shakespeare curò la pubblicazione delle due opere; quasi certamente voleva con esse dimostrare di essere letterato colto e di avere così diritto di accoglienza negli ambienti intellettuali del tempo. 

I sonetti, l'opera non drammatica di Shakespeare che da sola basterebbe a collocarlo tra i più grandi autori della letteratura inglese, furono pubblicati solo nel 1609 in un'edizione clandestina, ma furono scritti quasi certamente in questi stessi anni e fatti conoscere attraverso una diffusione «tra amici intimi». In termini molto lati, i sonetti possono essere divisi in due grandi gruppi: dall'1 al 126 sono in gran parte diretti ad un fair youth, un bellissimo giovane la cui cangiante personalità nella rappresentazione del suo interlocutore poetico lo suggerisce come oggetto di una qualche forma di rapporto amoroso. Dal 127 al 154 sono invece rivolti ad una dark Lady, una dama bruna che è come il rovescio del personaggio precedente, destinataria di una passione necessaria e allo stesso tempo innaturale. Si è argomentato variamente sulla natura della passione descritta nei sonetti, con partigiani pro e contro il loro fondamento omosessuale. Fin dal 1640 l'interrogativo deve essere stato acutamente sentito se un'edizione dei sonetti trasformava il sesso del fair youth da maschile a femminile. Uno dei problemi «esterni» che riguarda i sonetti è la dedica degli stessi da parte dello stampatore T. T. (Thomas Thorpe) ad un misterioso W. H. (che viene chiamato «the onlie begetter» dei sonetti stessi, cioè l'ispiratore, o magari solo colui che li ha procurati all'editore?), che è stato identificato in vario modo. Alcuni hanno avanzato l'identità putativa dello stesso conte di Southampton, Henry Wriothesly, dedicatario delle due opere sopra menzionate, di cui sarebbero state per qualche ragione invertite le iniziali del nome. Una curiosità interpretativa - ma questa volta invenzione assai piacevole - è la fantasia di Oscar Wilde, The Portrait of Mr W. H. (Il ritratto di Mr. W. H.), una «creazione» critica, cioè un saggio semiserio in forma narrativa.
I sonetti hanno però anche problemi «interni» riguardanti la sequenza e, più interni ancora, l'interpretazione. Per quel che concerne la sequenza, ci sono giunti senza alcun vero ordine autoriale e le proposte organizzative che sono state avanzate sono a volte ingegnose ma non conclusive. La questione dell'interpretazione si intreccia con quella della sequenza: i primi 17 sonetti, chiamati comunemente «matrimoniali», hanno per tema costante l'invito al fair youth di sposarsi, così che la sua bellezza e giovinezza possano propagarsi nel tempo tramite i suoi figli. Il sonetto 20, poi, introduce il tema dell'amore «omosessuale» (che si rintraccerà ancora in numerosi di quelli che seguono fino al 126) indirizzato com'è al «Master Mistress of my passion». Gli altri, dal 127 al termine - anche questi con eccezioni - , hanno come interlocutore quella dark lady che è certo, in quanto a ruolo strutturale, in deliberato contrasto con l'altro personaggio.
Sul piano formale, la struttura poetica del sonetto shakespeariano (tre quartine concluse da un distico) confermò il canone del sonetto inglese già proposto da Thomas Wyatt, dal quale si distaccano solo poche eccezioni.
Altre composizioni liriche di Shakespeare sono The Passionate Pilgrim (Il pellegrino appassionato, 1599) e The Phoenix and Turtle (La fenice e la colomba, 1601), che nulla però aggiungono al nome del poeta. A Lover’s Complaint (Lamento di un amante), pubblicato in appendice ai Sonetti nel 1609, è di dubbia autenticità . Di tanto in tanto, inoltre, anche in tempi recenti, si «scoprono» versi che si vogliono attribuire a Shakespeare, con una sorta di vizio contrario a quello che vorrebbe Shakespeare non essere mai esistito; la loro qualità , comunque, anche nel caso fossero davvero suoi, non è mai stata tale da modificare in alcun modo la figura del poeta così come essa è conosciuta.
Terminata la peste, riaperti i teatri nel 1594, le compagnie teatrali si ricostituirono e Shakespeare fu attore, scrittore e sharer, cioè socio, del gruppo chiamato i Chamberlain’s Men che, nel 1603, con l'assunzione al trono di Giacomo I, prese il nome di King’s Men in quanto protezione veniva accordata al gruppo direttamente dal re. I Chamberlain's Men recitavano al Theatre, il teatro per antonomasia, ma nel 1599 la compagnia si fece costruire un suo teatro, il Globe, sulla sponda meridionale del Tamigi, che fu sua sede permanente fino al 1613, anno in cui, durante una rappresentazione di Henry VIII ( Enrico VIII), opera che si crede solo parzialmente di Shakespeare, un incendio lo distrusse. Dal complesso del suo operato all'interno dell'attività teatrale, Shakespeare trasse considerevoli profitti finanziari che gli permisero di acquistare, già fin dal 1597, una proprietà a Stratford, New Place, dove si sarebbe in seguito ritirato e dove sarebbe morto.
Il primo dramma shakespeariano di cui si conosce una data certa fu Titus Andronicus ( Tito Andronico), che fu pubblicato anonimo nel 1594. Molte altre opere furono poi stampate senza che Shakespeare ne curasse personalmente l'edizione e tuttavia, alla sua morte, meno della metà dei suoi drammi era stato pubblicato, così che la datazione dei singoli testi deve essere calcolata in base ad informazioni indirette che impediscono comunque una collocazione cronologica sicura. Tuttavia, nel 1598, Francis Meres diede alle stampe un volume che offriva un inventario dell'attività teatrale del periodo e che, per quanto riguarda Shakespeare, menzionava le seguenti opere (che furono quindi composte in un tempo anteriore): The Two Gentlemen of Verona ( I due gentiluomini di Verona), The Comedy of Errors ( La commedia degli errori), Love’s Labour’s Lost ( Pene d'amor perdute), un Love’s Labour’s Won (Pene d'amor vinte) che, non esistendo alcun testo con questo titolo nel canone shakespeariano, è stato identificato, oltre che naturalmente come opera perduta, anche con The Taming of the Shrew ( La bisbetica domata) oppure con All’s Well that Ends Well ( Tutto è bene quel che finisce bene), delle quali quel titolo potrebbe essere stato una prima versione, The Merchant of Venice ( Il mercante di Venezia), A Midsummer Night’s Dream ( Sogno di una notte di mezz'estate), Richard II ( Riccardo II), Richard III (Riccardo III), Henry IV ( Enrico IV), King John ( Re Giovanni), Titus Andronicus e Romeo and Juliet ( Romeo e Giulietta)a varietà e la forza dell'invenzione di Shakespeare si erano quindi già manifestate, essendosi dispiegate nel dramma storico così come nella commedia, nel dramma amoroso, nella tragicommedia, nel dramma senechiano degli orrori, tramite personaggi ora dalla psicologia appena abbozzata e interamente funzionale al genere letterario, ora complessa e tale da assumere su di sé l'intero peso dell'opera.
La stessa varietà ha indotto alcuni critici (capofila J. M. Robertson) ad esagerare quella che era certamente una prassi elisabettiana nella composizione di opere teatrali, e cioè la collaborazione nella scrittura di testi che erano concepiti prima per venire incontro alle richieste del pubblico che non come creazioni artistiche. Così C. Marlowe o T. Kyd o qualcuno dei cosiddetti University Wits sono spesso stati indicati come autori di parti di queste e altre opere shakespeariane. Certe unicità di invenzione e di caratterizzazione sono però garanzia che Shakespeare è l'autore effettivo della sua opera: la forza fantastica di Midsummer, la potenza tragica di Richard III, l'intensità lirica e drammatica di Romeo and Juliet, che in modo unico mescolano motivi e generi (lo stesso Richard III, che pure manifesta tanti debiti verso Marlowe, non ha dell'opera marlowiana la pur altrimenti originale natura monocorde) non possono non procedere da un ben deliberato e controllato atto inventivo.
Sebbene tra le opere menzionate da Meres già comparissero alcune delle opere migliori di Shakespeare, è dopo il 1598 che ha inizio la fase in cui l'autore scrisse i suoi testi più universalmente riconosciuti grandi, in cui le potenzialità peculiari del teatro elisabettiano (la gamma dei temi, il loro trattamento e le modalità della messa in scena non impacciata da condizionamenti accademici, che era giustificata dalla natura del pubblico a cui quel teatro si rivolgeva), unite ad un'eccezionale abilità nel delineare personaggi complessi, danno vita ad un corpus teatrale che non ha eguali in alcuna tradizione europea. Il dramma «storico» Julius Caesar (rappresentato e quasi certamente composto nel 1599; Giulio Cesare) inizia molto degnamente questa fase maggiore di Shakespeare, che prosegue in crescendo con Hamlet ( Amleto), la cui composizione è del 1599-1600, Measure for Measure ( Misura per misura), rappresentata nel 1604 e che si crede composta non molto tempo prima, Othello ( Otello, il Moro di Venezia), Macbeth, King Lear ( Re Lear), scritti tra il 1604 e il 1606, Coriolanus ( Coriolano), Timon of Athens (Timone di Atene), di datazione incerta, Anthony and Cleopatra, composta prima del 1608, anno con il quale si conclude questa fase. A questi anni appartengono anche Henry IV, Henry V ( Enrico V), The Merry Wives of Windsor ( Le allegre comari di Windsor) - tre opere che hanno in comune il personaggio di sir John Falstaff, introdotto con il nome di sir John Odcastle nella prima - , scritte rispettivamente, si ritiene, nel 1597-98, nel 1599 e nel 1602, Troilus and Cressida (1601 o 1602; Troilo e Cressida), All’s Well that Ends Well – a meno che non si tratti dell'opera misteriosa che si cela sotto il titolo Love's Labours's Won menzionato dal Meres –, As You Like It ( Come vi piace), che è probabilmente del 1600 e The Twelfth Night ( La dodicesima notte), che potrebbe essere stata scritta in occasione della visita alla regina Elisabetta da parte del duca di Bracciano, don Virginio Orsini, e del ricevimento offerto in suo onore a corte il giorno dell'Epifania del 1601, e cioè nella dodicesima notte dopo il Natale.
C'è un tono di tragedia che accomuna quasi tutti i testi composti durante questi anni; anche nelle «commedie» (con l'eccezione forse solo di Merry Wives che è deliberatamente una farsa), il senso della serietà dell'esistenza non viene mai dimenticato, e a tratti il dramma può perfino prevalere. In Measure for Measure, p. es., è solo la conclusione convenzionalmente felice delle vicende con i matrimoni (ma tra questi c'è anche quello «riparatore» del cattivo Angelo con la sua non-amata Isabella), che impone al testo una classificazione diversa da tragedia, perché la sua atmosfera complessiva non è più lieve di quella di Hamlet o di Othello. Una commedia cupa come The Merchant of Venice, della fase precedente, possedeva pur sempre una percentuale di allegria dalla quale Measure rimane lontanissima.
I temi e le risoluzioni tragiche o quasi delle opere di questo periodo sono stati fatti risalire ad una causa biografica, sono stati attribuiti, p. es., al senso di pericolo e di precarietà che l'autore potrebbe avere conosciuto per essere stato in qualche modo coinvolto nella congiura ordita contro la regina Elisabetta dal conte di Essex, che aveva richiesto la compagnia con la quale Shakespeare lavorava (protetta dal conte di Southampton), di mettere in scena Richard II nel 1601, come propaganda intesa ad infiammare gli animi contro la sovrana. Altri critici hanno ipotizzato qualche motivo personale, come, p. es., una malattia. Quale che sia la causa esterna del fatto, i testi di questo periodo realizzano un'altissima poesia che è anche una meditazione sulla condizione umana, sugli affetti e sulle passioni, sulle virtù e sulle brame che la caratterizzano.

I testi che avrebbe ancora scritto dal 1608 al 1611, anno in cui si ritirò da un'attiva partecipazione alla vita del teatro, sarebbero stati anch'essi caratterizzati da un tono unitario, ben diverso dal precedente, un tono che annuncia un pacificamento delle passioni, un addolcimento degli affetti che si interpreta come indotto dalla maturità degli anni. Nel 1608 la peste fece chiudere un'altra volta i teatri, che riaprirono soltanto dopo un anno e mezzo, e quando le compagnie ritornarono in attività i King's Men avevano a loro disposizione non soltanto The Globe, il teatro che era loro da dieci anni, ma anche una versione più raffinata, assai più simile ai teatri come noi li conosciamo, coperto invece che a cielo aperto come i precedenti, più costoso per i frequentatori e quindi scelto da classi sociali più agiate e, di norma, anche più colte. Probabilmente la stessa innovazione architettonica ebbe un influsso sulla forma che i testi drammatici, shakespeariani e di altri autori, avrebbero assunto. Questo teatro prendeva il nome dalla zona geografica di Londra, Blackfriars, in cui si trovava. In Pericles (1609 è la data della sua pubblicazione in una versione pirata; Pericle), in Cymbeline (che si ritiene composto tra il 1608 e il 1610; Cimbellino), in The Winter’s Tale ( Il racconto d'inverno), composto tra il 1609 e il 1610, e nel capolavoro della maturità , The Tempest ( La Tempesta; che si crede sia stata scritta poco prima della sua rappresentazione nel 1611, cronologicamente giudicata essere anche l'ultima opera interamente di Shakespeare), prevalgono il perdono e l'espiazione docilmente accolta, l'avventura fantastica e un po'sognata espressi in un linguaggio lirico che sembra guardare indietro alle opere non drammatiche dell'autore.