Rousseau, Jean-Jacques

Scrittore di argomenti politici e sociali, pedagogista, filosofo, letterato, musicologo e musicista svizzero (Ginevra1712 - Ermenonville, Oise,1778).
Episodio fondamentale della vita di Rousseau, fuggito da Ginevra per sottrarsi alla tutela dello zio materno cui era stato affidato dal padre vedovo, emigrato a Nyon, fu l’incontro ad Annecy con la baronessa De Warens, che dapprima lo indirizzò a Torino, dove Rousseau abiurò il calvinismo e si convertì al cattolicesimo, poi diventò la sua amante e si prese cura della sua educazione letteraria e mondana. Negli anni 1735-36, presso Chambéry, dove la baronessa si era trasferita, Rousseau si formò il «magazzino di idee» leggendo, tra l'altro, Montaigne, Bayle, Voltaire, Malebranche, Locke, Descartes, Leibniz e gli autori di Port-Royal.
Il rapporto con Mme De Warens entrò in crisi nel 1738 e nel 1740 Rousseau si trasferì a Lione; nel 1742 abbandonò anche quest'ultima città per tentare la fortuna a Parigi. Qui fu presentato all'Accadémie des sciences, dove ebbe modo di far conoscere un suo progetto per una nuova notazione musicale; su questo argomento pubblicò la sua prima opera a stampa, Dissertation sur la musique moderne (1743). Dopo essere stato a Venezia rientrò a Parigi e cominciò a frequentare i salotti letterari entrando in amicizia con Condillac, F. M. Grimm, D'Alembert e, particolarmente, con Diderot. Nel 1745 fece eseguire la propria opera in musica Les muses galantes, e adattò Les fêtes de Ramire di Voltaire e Rameau, traendone occasione per corrispondere con gli autori. Sempre nel 1745 ebbe inizio la sua relazione con Thérèse Le Vasseur, che gli rimase fedele tutta la vita e che egli sposerà nel 1768, dopo averne avuti cinque figli tutti abbandonati agli «enfants trouvés». Tra il 1746 e il 1747 compose la commedia L'engagement téméraire. Invitato a collaborare all'Encyclopédie, redasse nel 1749 gli articoli di musica. Nel 1750, in risposta al bando di concorso dell'Accademia di Digione sul tema «Si le rétablissement des sciences et des arts a contribué à épurer les mœurs», scrisse il Discours sur les sciences et les arts. Contro l'opinione corrente degli illuministi, che nello sviluppo delle tecniche della ragione e della produzione vedevano una spinta inarrestabile al progresso e al miglioramento dell'umanità , egli sostenne che le lettere, le arti e le scienze nascono da una progressiva corruzione della sensibilità naturale dell'uomo. A questa corruzione Rousseau contrapponeva una mitica e idillica semplicità di costumi dei tempi primitivi dell'umanità . Il lavoro ottenne il premio dell'Accademia. Rousseau intanto, mentre criticava la corruzione delle arti, componeva l'opera musicale Le devin du village, che fu messa in scena nel 1752 alla presenza del re e ottenne un gran successo. Ne approfittò allora per far rappresentare una sua commedia giovanile, Narcisse ou l'amant de lui-même, a cui aggiunse una prefazione che diventò autodifesa del Discours.
L'occasione per approfondire il suo punto di vista gli venne da un nuovo concorso bandito dall'Accademia di Digione nel 1753 sul tema «Quelle est l'origine de l'inégalité parmi les hommes, et si elle est autorisée par la loi naturelle». La risposta di Rousseau - Discours sur l'origine et les fondements de l'inégalité parmi les hommes (Discorso sull’origine della ineguaglianza tra uomini) - fu pronta per la stampa verso la fine del 1754 e fu pubblicata l'anno successivo. Nel nuovo lavoro, Rousseau sviluppò la sua argomentazione in termini sociologici e politici e inserì la critica dei costumi delle società civili entro una prospettiva evoluzionistica e storica, allargando le considerazioni del . L'uomo allo stato di natura, secondo Rousseau, è caratterizzato soltanto dall'istinto di conservazione e dalla ripugnanza a veder soffrire; queste disposizioni riguardano la sensibilità e non la ragionevolezza. L'uomo non è per essenza un animale politico, lo diventa attraverso i mutamenti della sua sensibilità nel corso dell'adattamento all'ambiente. L'uomo primitivo non è buono né cattivo; lotta per sopravvivere e non per impadronirsi dei beni altrui; non conosce proprietà né schiavitù; appaga l'istinto sessuale attraverso un'aggressività limitata e non conosce stabilità nel rapporto tra maschio e femmina, e nemmeno nel rapporto tra madre e figlio. è meno forte di altri animali, ma utilizza il proprio corpo con maggiore destrezza e variabilità , inventando strumenti che lentamente modificano la sua condizione primitiva e la sua sensibilità . Il processo di socializzazione nasce, secondo Rousseau, da un concorso di circostanze fortuite, e una parte importante si deve attribuire alle circostanze che hanno portato all'affermazione del linguaggio verbale. Il lavoro fa nascere l'idea di proprietà , il bisogno di differenziarsi la consolida e il linguaggio serve a stabilizzarla. Dalla proprietà nascono tutte le disuguaglianze morali e politiche e nascono contemporaneamente i processi di socializzazione e di acculturazione. L'uomo primitivo è guidato soltanto dall'amore di sé, l'uomo civilizzato è guidato dall'amor proprio. Lo sviluppo delle arti e delle scienze richiede dunque una società concorrenziale e tutti i processi di corruzione che questa implica. Rousseau dedicò il Discours sur l'origine et les fondaments de l'inégalité parmi les hommes, in data 22-VI-1754, alla città di Ginevra, dove si recò, abiurò il cattolicesimo, fu riammesso nella chiesa calvinista e riottenne la cittadinanza. Rientrato a Parigi, scrisse l'Essai sur les langues, che verrà pubblicato postumo, e l'articolo économie politique, pubblicato nel 1755 sull'Encyclopédie nel quale sono anticipati i temi essenziali del Contrat social. Morale ed diventano, per Rousseau, un compito politico e la politica implica compiti fondamentalmente educativi. Il 1755 fu anche l'anno del terremoto di Lisbona, che, mentre diede a Voltaire l'occasione per una pungente satira contro il provvidenzialismo di tipo metafisico-teologico, suscitò in Rousseau considerazioni sulla incuria degli uomini, che si ritrova all'origine di molte disgrazie, e contemporaneamente un’appassionata difesa della provvidenza divina in nome delle ragioni del sentimento. Il dissenso con i temi del materialismo, dell'ateismo e dello scetticismo dei circoli illuministici divenne sempre più aspro, proprio sul problema religioso. Pur mantenendo netta la polemica contro le religioni positive, Rousseau si sforzava di ridefinire, contro i miscredenti, una forma di religiosità che ritrovasse nell'intimità della coscienza il sentimento di una fondamentale consonanza tra l'originaria bontà della natura umana e la bontà della natura divina.
Nel 1756 Rousseau accettò l'ospitalità di Mme d'épinay e si trasferì a poca distanza da Parigi. Qui ebbe inizio il suo periodo più intenso di produzione letteraria, in mezzo a complicate vicende sentimentali e a polemiche contro gli enciclopedisti. Anzitutto, lavorando sui manoscritti dell'abate di , portò a termine l'Extrait du projet de paix perpetuelle ; poi lavorò al primo abbozzo del Contrat social, che avrebbe dovuto far parte di una grande opera, Les Institutions politiques, rimasta irrealizzata, e quasi contemporaneamente si dedicò ai progetti della Nouvelle Héloïse e dell'émile. Mentre viveva con Thérèse e la madre di lei, Rousseau si innamorò della contessa d'Houdetot, che ispirò a Rousseau la stesura definitiva di Julie ou la Nouvelle Héloïse (pubblicata nel 1761; Giulia o la nuova Eloisa, Milano 1964). Intanto maturò la rottura definitiva con gli enciclopedisti. Nel 1757 D'Alembert pubblicò la voce Genève per l'Encyclopédie, prendendo posizione contro il divieto degli spettacoli teatrali in vigore in quella città fin dal 1617. Rousseau intervenne l'anno seguente con la Lettre à D'Alembert in difesa dei propri concittadini. Nel 1759 l'Encyclopédie e altri scritti dei philosophes furono messi al bando, e l'atteggiamento di Rousseau fu considerato dai suoi antichi compagni come un tradimento. Ma dopo il grande successo di stampa ottenuto dalla Nouvelle Héloïse, Rousseau stesso si trovò alle prese con le condanne e le persecuzioni dei pubblici poteri, quando vennero pubblicati, nel 1762, Du contrat social (Il contratto sociale, Firenze 1983) e l'émile (Emilio, Bari 1987), le due sue opere di maggiore impegno teorico.

Dottrine così in contrasto con la tradizione politica e religiosa non potevano passare inosservate. Il 9-VI-1762 l'émile venne condannato al rogo dal parlamento di Parigi, e poco dopo anche il Petit Conseil di Ginevra condannò alle fiamme l'émile e il Contrat social. Nel 1764 comparve anonimo un libello di Voltaire contro Rousseau, Sentiments des citoyens, che conteneva, fra l'altro, la notizia dell'abbandono dei figli agli enfants trouvés da parte di quest'ultimo. In mezzo a queste vicende riuscì a scrivere un Projet de constitution pour la Corse, che verrà pubblicato postumo nel 1861. Cacciato anche da Saint-Pierre, Rousseau si decise ad accogliere l'invito di Hume che gli aveva offerto ospitalità in Inghilterra, ma anche il rapporto con Hume si guastò rapidamente. Rientrato in Francia decise di affrontare in un giudizio pubblico le vicende della sua vita, a cominciare da quelle private, e iniziò a scrivere Les Confessions, che portò a compimento in diverse riprese, negli anni 1766-67 e 1769-70. Nelle Confessions Rousseau, proseguendo sulla strada aperta da Petrarca e da Montaigne, realizza la piena laicizzazione di un genere che era stato tipico della meditazione religiosa, a partire dal prestigioso modello delle Confessioni di Agostino. Ancora una riflessione sul rapporto educazione e politica furono le Considérations sur le gouvernement de Pologne, scritte nel 1771 ma pubblicate postume. Le ultime opere – i Dialogues intitolati Rousseau juge de Jean-Jacques scritti tra il 1772 e il 1776, e le Rêveries d'un promeneur solitaire (Fantasticherie di un passeggiatore solitario), scritte tra il 1776 e il 1778 –, sono dominate dall'ossessione della persecuzione, dalle argomentazioni autodifensive e dalle fantasie narcisistiche. Il 20-V-1778 accettò l'ospitalità del marchese René de Girardin e si ritirò a Ermenonville, insieme al suo medico personale e a Thérèse, e qui morì il 2 luglio. I suo resti vennero nell'ottobre del 1794 trasferiti al Panthéon.