Rimbaud, Jean-Nicolas-Arthur

Secondogenito di cinque figli del capitano di fanteria Frédéric (che presto abbandonò la famiglia) e di Vitalie Cuif, figlia di piccoli proprietari terrieri delle Ardenne, studiò all'istituto Rossat e al collegio di Charleville, esordendo a dieci anni con un breve racconto cui seguirono le prime poesie in latino e in francese, con una virtuosità precoce che stupì i severi professori del tempo.
Il suo genio poetico si manifestò maturo nel 1870, seguito dall'attenta cura del suo giovane professore Georges Izambard, ma nell'estate del medesimo anno scoppiò la guerra franco-prussiana e il giovanetto fu travolto da una violenta crisi di asocialità e di ribellione, non senza atteggiamenti comunardi e rivoluzionari, anticlericali e antiborghesi. Cominciarono così le fughe a Parigi, o verso il Belgio, anche nell'intento di trovare un lavoro che, come il giornalismo, avesse attinenza con la letteratura. Dopo una terza fuga a Parigi (25-II-1871), e un progetto di «costituzione comunista», scrisse la famosa Lettera del Veggente a Paul Demeny (15-V-1871) preceduta, il 13 maggio, da una lettera a Izambard sulla medesima sua concezione poetica, assumendosi quasi una globale responsabilità del tutto in qualità di poeta-vate che sta dalla parte dei poveri, delle vittime, dei criminali. Nel settembre partì finalmente per Parigi con molte speranze, chiamato da Verlaine, con il quale era stato messo a contatto da un certo Bretagne.
Durante l'anno seguente Rimbaud fece, aiutato ma insieme ostacolato da Verlaine, il suo maggiore tentativo di affermarsi come poeta. Ma il carattere chiuso, scontroso, talvolta violento, e soprattutto un ambiguo legame che Verlaine riuscì a stabilire con lui, gli alienarono le simpatie di molti. Ammesso al Cercle des Vilains Bonshommes (poi Cercle zutique), fu in rapporto con Banville, Léon Valade, Charles Cros, Richepin, Gill e il musicista Cabaner (che gli avrebbe suggerito il famoso sonetto Voyelles) , ma nessuno di essi gli diede un aiuto concreto (neppure il Bateau ivre, molto ammirato, fu preso in esame per una pubblicazione). Di nuovo a Charleville nel febbraio, Rimbaud cominciò a scrivere i cosiddetti Derniers vers (Ultimi versi). Tornato a Parigi, e sempre invischiato nella tumultuosa relazione con Verlaine, Rimbaud decise di partire, l'amico di seguirlo lasciando la moglie Mathilde Mauté e il figlioletto, e infatti i due poeti iniziarono insieme, il 7-VII-1872, la «radiosa avventura». Dopo una sosta a Bruxelles si stabilirono a Londra, fra difficoltà economiche e contrasti. Nel gennaio del 1873 Rimbaud, che aveva trascorso il Natale a Charleville, raggiunse l'amico malato a Londra, ma poi tornò a Roche presso i suoi. Il 24-V-1873 Rimbaud e Verlaine si rividero a Bouillon e tornarono in Inghilterra, ma dopo nuovi litigi Verlaine abbandonò Rimbaud squattrinato e partì solo per Bruxelles, con l'intenzione di ottenere il perdono della moglie. Quando pochi giorni dopo anche Rimbaud giunse a Bruxelles, le discussioni ricominciarono e Verlaine sparò un colpo di pistola che ferì Rimbaud leggermente. Arrestato, forse più per i suoi rapporti sessuali e per i precedenti comunardi che per il tentato omicidio, Verlaine fu condannato a due anni di prigione da scontare a Mons. Rimbaud, dopo aver tentato inutilmente di scagionare l'amico, rientrò a Roche, riprese alcuni precedenti scritti e portò a termine Une saison en enfer (Una stagione in inferno) che fece stampare a Bruxelles. Ricevute alcune copie d'autore le distribuì fra pochi conoscenti e si disinteressò dell'intera edizione di cui non poteva pagare il conto al tipografo (fu scoperta dal bibliofilo Losseau nel 1901).
è probabile (ma la critica non è su questo problema d'accordo) che nei mesi seguenti Rimbaud abbia ripreso qualche vecchia idea, e completandola con complesse ricerche di un nuovo linguaggio lirico abbia scritto le «prose» liriche che vanno sotto il titolo di Illuminations (Illuminazioni); di certo ne terminò alcune a Londra al principio del 1874, dove si era recato con l'unico poeta che a Parigi non gli avesse voltato le spalle, Germain Nouveau. Lo troviamo poi a Stoccarda, dove rivide Verlaine liberato (gennaio 1875) e soggetto a periodiche quanto poco convincenti crisi religiose, e in seguito a Milano, dove giunse a piedi attraverso la Svizzera. Mentre era diretto a Brindisi fu colpito da insolazione e rimpatriato il 1 o-VI-1875. A Vienna, nell'aprile del 1876, fu derubato da malfattori e dovette rientrare in Francia, sempre alla ricerca di una sistemazione. Arruolatosi nell'esercito coloniale olandese (19-V-1876), giunse il 25 luglio a Batavia, disertò e tornò a Charleville il 31 dicembre. Dopo altri viaggi e tentativi intorno ai quali siamo poco informati (Olanda, Svezia, Danimarca, Roma?), nell'ottobre del 1878 partì da Charleville e, traversati i Vosgi, la Svizzera e il San Gottardo, s'imbarcò il 19 novembre da Genova per Cipro, scrivendo ai suoi l'ultima lettera in cui vi è una traccia del suo temperamento di scrittore. Da quel momento in lui ogni interesse per la poesia e la letteratura risulta cancellato. Non era riuscito a pubblicare quasi nulla.
Comincia così la «seconda» vita di Rimbaud, non tuttavia in antitesi con quella del poeta, in cui fu esploratore, geografo, mercante d'armi e forse di schiavi (secondo il costume del tempo), tra difficoltà enormi e delusioni cocenti. Prima in un cantiere di Cipro (salvo una parentesi a Charleville perché malato di tifo), raggiunse Aden il 7-VIII-1880 e fu impiegato, alle dipendenze di una società commerciale, ad Harrar. Incaricato da questa di visitare paesi sconosciuti, viaggiò, primo europeo, in Ogadina, scrivendo un rapporto geografico che fu pubblicato (1882-83). Nel 1887 tentò di vendere a Menelik alcune migliaia di fucili, affrontando pericoli e disagi di ogni genere, ma il re accettò le armi rifiutando di pagare: Rimbaud ottenne solo una cambiale e concluse l'affare in perdita. Tornato ad Harrar, continuò a perseguire l'intento di grossi guadagni. Nel febbraio del 1891 fu colpito da un tumore al ginocchio destro e penosamente raggiuse Aden. Imbarcato il 9 maggio, ricoverato in un ospedale di Marsiglia, subì l'amputazione della gamba. Dopo un ultimo soggiorno a Roche, assistito dalla sorella Isabelle, tornò all'ospedale di Marsiglia dove morì all'età di trentasette anni.