Puškin, Aleksandr Sergeevič

Poeta, romanziere e drammaturgo russo (Mosca 1799 - Pietroburgo 1837). Di nobile e antica famiglia, crebbe leggendo i classici europei e gli illuministi francesi. Negli anni 1811-17 studiò al liceo di Carskoe Selo, nato per accogliere i giovani nobili destinati ad alte cariche dello stato, e già qui mostrò di possedere un grande dono poetico. Fu poi in servizio al ministero degli esteri a Pietroburgo (1817-24); esiliato a causa di alcuni epigrammi politici (1820), fu a Ekaterinoslav, a Kišin'v, nel Caucaso e in Crimea. Nel giugno 1824, con il pretesto della professione di ateismo che Puškin faceva in una lettera intercettata dalla polizia, fu destituito dal servizio e confinato nella tenuta paterna di Michajlovskoe. Qui apprese con entusiasmo la notizia della rivolta dei decabristi (14-XII-1825), ma quando già stava per accorrere a Pietroburgo seppe che era stata soffocata. Il nuovo zar Nicola I gli consentì di tornare nella capitale nel settembre 1826, sottoposto a stretta sorveglianza e a una censura umiliante. A Pietroburgo Puškin fondò una rivista letteraria, «Sovremennik» (Il contemporaneo); soffrì però amaramente gli intrighi di corte, le difficoltà economiche, la gelosia per la bella e sventata moglie, Natal’ja Gončarova, sposata nel febbraio 1831. Nel gennaio 1837 fu costretto ad affrontare in duello G. D’Anthès, figlio adottivo dell’ambasciatore olandese: colpito, Puškin morì dopo due giorni di agonia (29-I-1837). I funerali vennero fatti quasi di nascosto, per timore dell’emozione popolare.