Pirandello, Luigi

Drammaturgo e narratore (Caos, Agrigento,1867 - Roma1936). Nacque in una famiglia benestante, da Stefano, dedito ad attività commerciali, e da Caterina Ricci Gramitto. Fin da ragazzo mostrò precoci interessi per la letteratura e il teatro. Trasferitasi la famiglia a Palermo, frequentò il liceo, rimanendo solo quando i genitori decisero di tornare di nuovo a Girgenti (città che solo più tardi mutò il nome in Agrigento).
Nonostante l’opposizione paterna scelse gli studi letterari, prima iscrivendosi alla facoltà di lettere dell’università di Palermo, poi a quella di Roma. Qui visse un periodo intenso, frequentando gli ambienti intellettuali e portando a termine la sua prima opera creativa, la raccolta di poesia Mal giocondo, pubblicata nel 1889: versi di non grande rilievo che ricalcano schemi e temi della poesia carducciana. Si trasferì quindi a Bonn per specializzarsi in studi filologici, laureandosi nel 1891 con una tesi sul dialetto della propria città . Nello stesso anno uscì un nuovo libro di poesia, Pasqua di Gea, cui seguiranno, nel 1895, Elegie romane, raccolte entrambe legate all’esperienza tedesca. Ritornato in Italia, si stabilì definitivamente a Roma, collaborando a giornali e riviste e soprattutto dandosi a un’intensa e varia attività di composizione letteraria. Si sposò nel 1894 con Maria Antonietta Portulano: matrimonio inizialmente felice, da cui nacquero tre figli, Stefano, Lietta e Fausto. Nello stesso anno uscì il volume di novelle Amori senza amore, il primo di una lunga serie di raccolte che scandiscono tutta la vita dello scrittore. E proprio nella narrativa Pirandello arrivò dapprima a realizzarsi compiutamente come letterato, creandosi presto un buon nome presso critica e pubblico, fino a pubblicare anche due romanzi: L’esclusa (1901) e Il turno (1902). Condizioni economiche non floride costrinsero lo scrittore a cercare nuove fonti di reddito sfruttando anche il lavoro letterario. Tra le opere scritte sotto quest’impellente necessità si segnala il romanzo Il fu Mattia Pascal, uscito prima a puntate sulla «Nuova Antologia» e poi in volume nel 1904: è la prima grande opera che rivela Pirandello presso il vasto pubblico come inventore di personaggi e vicende originali e paradossali. Lo scrittore è ormai giunto a piena maturità letteraria e consapevolezza teorica, si è formato una sua poetica chiara e conclusa, come testimoniano anche gli interventi saggistici compresi nei volumi pubblicati nel 1908, L’umorismo e Arte e scienza. Intanto si aggiustò anche la situazione economica grazie alla nomina a professore ordinario presso l’Istituto superiore di magistero di Roma, dove insegnava già da alcuni anni. Sorsero gravi problemi invece nell’ambito familiare, che angustiarono e condizionarono non poco lo scrittore: la moglie cominciò ad avvertire i segni di una malattia mentale destinata ad aggravarsi con gli anni e a portare la donna al ricovero in clinica nel ’19. Proseguì intanto la feconda composizione di novelle e romanzi con la pubblicazione di nuove raccolte e dei romanzi Suo marito (1911), I vecchi e i giovani (1913) e Si gira (1916). Nel 1910 si registrò anche la prima messa in scena di opere teatrali: dopo molti tentativi falliti furono finalmente rappresentati due atti unici, La morsa e Lumie di Sicilia. Tuttavia soltanto nel ’16 lo scrittore cominciò ad ottenere in teatro il sospirato successo di pubblico, con Pensaci, Giacomino! e Liolà , opere in dialetto, che nella rappresentazione si giovarono di un attore siciliano di grande bravura come Angelo Musco. Pirandello ha ormai elaborato anche una sua poetica teatrale, come confermano le due fondamentali opere dell’anno successivo, Il berretto a sonagli e soprattutto Così è (se vi pare). Da allora è un susseguirsi ininterrotto di drammi che s’imposero all’attenzione, suscitando anche polemiche per le audaci tematiche e tecniche introdotte gradatamente dallo scrittore. Tale processo innovativo giunse al culmine nel 1921 con Sei personaggi in cerca d’autore, il più rivoluzionario testo teatrale di Pirandello, che cadde a Roma ma trionfò a Milano, per conquistare un inarrestabile successo non solo in Italia ma anche all’estero, a cominciare dalla memorabile messa in scena di Parigi nel ’23. Negli anni venti l’attività compositiva dello scrittore si dispiegò in tutti i generi letterari. Nascono altri celebri testi teatrali, un capolavoro come l’ Enrico IV (1922) e due opere, Ciascuno a suo modo (1924) e Questa sera si recita a soggetto (1930), che proseguono la sperimentazione sul teatro dei Sei personaggi. Continua per la narrativa la pubblicazione di raccolte di novelle, che Pirandello decise di riunire insieme sotto il titolo Novelle per un anno ; a queste si aggiunse l’ultimo romanzo, Uno, nessuno e centomila (1926). All’attività creativa si affianca ormai anche una rilevante attività pubblica di letterato ufficiale: nel ’24 aderì al fascismo, dal ’25 al ’28 condusse una vivace esperienza di direzione di una compagnia teatrale, il Teatro d’arte (e in questo periodo si legò profondamente all’attrice Marta Abba), intraprese viaggi all’estero invitato grazie alla sua crescente fama internazionale. A coronamento di una carriera letteraria ricca di successi e di riconoscimenti arrivò, dopo la chiamata all’Accademia d’Italia nel ’29, anche il premio Nobel, conferitogli nel 1934. La morte lo colse due anni dopo, nel pieno della composizione del dramma I giganti della montagna.