Mozart, Wolfgang Amadeus

Il padre, Johann Georg Leopold (1719 - 1787), autore di un apprezzato metodo per violino (Versuch einer grundlichen Violinschule, 1756), divenne nel 1763 vicemaestro di cappella alla corte arcivescovile di Salisburgo.  Nel 1747 aveva sposato Anna Maria Pertl (1720 - 1778) , dalla quale ebbe sette figli: morti cinque di essi in tenera età , rimasero soltanto la quartogenita Maria Anna Walburga Ignatia, detta Nannerl (1751-1829) e il settimo, Wolfgang Amadeus. Questi crebbe educato alla musica dal padre, che ne aveva subito riconosciuto le precoci, incredibili doti. Insieme con la sorellina il piccolo fu in grado di esibirsi nel gennaio del 1762 alla corte di Monaco; sei mesi dopo i bambini suscitarono l’ammirazione della nobiltà viennese ed ebbero in dono gli abiti da cerimonia smessi dai figli dell’imperatrice Maria Teresa. Nel giugno del 1763 i Mozart si recarono in viaggio attraverso la Germania meridionale e occidentale, il Belgio, l’Olanda, la Francia meridionale, la Svizzera, raggiungendo l’Inghilterra e toccando due volte Parigi, dove ebbero entusiastici elogi dall’enciclopedista Mozart Grimm che introdusse i Mozart nei migliori ambienti. A Londra il ragazzo strinse amicizia con i due musicisti più in vista, C. F. Abel e J. Ch. Bach. La tournée, durata fino al novembre del 1766, fruttò molti guadagni: i ragazzi avevano cantato e suonato il pianoforte, l’organo, il violino, mentre Wolfgang dava anche saggio della sua perizia nell’improvvisazione. Tornato a Salisburgo, continuò gli studi, recandosi varie volte a Vienna per concerti. Nel 1768 scrisse per la corte imperiale La finta semplice (rappresentata a Salisburgo nel 1769) e per il dottor Mesmer l’operetta Bastien und Bastienne. Nominato Konzermeister a Salisburgo (senza stipendio) compose messe, sinfonie e «cassazioni». Nel 1769 padre e figlio si recarono in Italia sperando di ottenere quelle affermazioni che permettessero a Wolfgang una vita più sicura e adatta al suo talento. Toccarono Rovereto, Verona, Mantova, Milano, Lodi; a Roma Mozart ascoltò il Miserere di Allegri trascrivendone a memoria la partitura e papa Clemente XIV gli conferì l’ordine dello Speron d’oro; a Bologna entrò a far parte dell’Accademia filarmonica, e ricevette ovunque accoglienze caldissime. A Milano fece rappresentare tre opere, Mitridate re di Ponto (dicembre del 1770), Ascanio in Alba (ottobre 1771) e Lucio Silla, l’anno dopo, con un successo inferiore alle precedenti, per cui svanirono i progetti di ottenere una sistemazione stabile nella città lombarda. Dal 1773 al 1777 Mozart visse quasi sempre nella nativa Salisburgo, compiendo le proprie funzioni di Konzertmeister a corte, dove era morto il vecchio e bonario arcivescovo Schrattenbach e imperava l’autoritario H. von Colloredo, che tuttavia assegnò regolare stipendio a Mozart. Nel 1777 il giovane musicista decise di ritentare una tournée fino a Parigi; il padre però non ottenne da Colloredo il permesso di accompagnarlo e Mozart dovette dimettersi prima di partire il 23 settembre in compagnia della madre. Passando da Monaco sperò vanamente di farsi assumere dall’elettore; anche a Mannheim, grosso centro musicale, non riuscì a trovare una sistemazione e per giunta si innamorò, non ricambiato, della cantante Aloysia Weber. Giunto a Parigi parve ancora appoggiato da Grimm, seppure senza concludere nulla di pratico e senza ottenere un vero successo. Il 3-VII-1778 morì la madre e Mozart, affranto e solo, rientrò a Salisburgo, ove ebbe un posto di organista per concessione dell’arcivescovo. In quel periodo produsse molta musica da camera, sacra e sinfonica, ma la grande occasione gli venne alla fine del 1780 con la rappresentazione dell’Idomeneo a Monaco, eseguito da massa e cantanti di prim’ordine. Il successo lo indusse a recarsi a Vienna per vivere da artista indipendente, ma il suo comportamento indispettì a tal punto l’arcivescovo e alcuni funzionari di corte che il figlio del ciambellano, Karl Arco, lo prese addirittura a calci. A Vienna nel 1782 trovò ancora i Weber e nonostante il parere contrario del padre sposò la sorella di Aloysia, la civettuola e leggera Konstanze. Si mise quindi in contatto con Gluck, Haydn, Da Ponte, E. Schikaneder; organizzò accademie a proprie spese, sempre davanti a un buon pubblico; fece stampare diversi lavori; dette lezioni di pianoforte e composizione e ottenne un enorme successo con l’opera Il Ratto del Serraglio (luglio 1782). I proventi tuttavia non bastavano a fronteggiare una situazione economica troppo incerta. Nel 1786 si rappresentarono Le nozze di Figaro, nel 1787 Don Giovanni, che ebbero successo a Praga ma non a Vienna, e gli editori acquistarono a prezzi irrisori i lavori composti a getto continuo da Mozart che contrasse debiti su debiti specialmente con i compagni di loggia Puchberg e Hofdemel. Nel 1787 gli morì il padre e nello stesso anno ottenne dall’imperatore la nomina a compositore di corte, dopo la morte di Gluck, con una retribuzione di meno della metà di quanto guadagnava il suo predecessore. Nel 1790 ricevette l’incarico di scrivere Così fan tutte. Frattanto era morto l’imperatore Giuseppe, al quale succedette Leopoldo II, e Mozart, che aveva scritto per la cerimonia dell’incoronazione a Praga La clemenza di Tito (settembre 1791), sperò di essere nominato secondo maestro di cappella a corte (il primo era Salieri), ma il nuovo monarca era indifferente alla musica; inoltre giravano a corte gravi accuse sulla condotta morale e sulla cattiva amministrazione domestica dell’aspirante. Con queste prospettive Mozart si assunse il peso di scrivere Il flauto magico (settembre 1791) e una parte del Requiem incompiuto. Alla sua morte non lasciava che 200 fiorini in contanti, pochi mobili di scarso prezzo, qualche strumento musicale e una biblioteca valutata appena una ventina di fiorini. Fu sepolto in fretta e le sue ossa andarono disperse nella fossa comune. Lasciava due figli (altri quattro erano morti in tenera età ): Karl Thomas (1784 - 1858), buon pianista ma non musicista di professione , e Franz Xavier Wolfgang (1791 - 1844), direttore d’orchestra, compositore e pianista .