Molière

Nome d’arte del drammaturgo francese Jean-Baptiste Poquelin (Parigi1622 - ivi1673).
Figlio di Jean, facoltoso tappezziere parigino, e di Marie Cressé, perse la madre nel 1632. A 18 anni ricevette in eredità la carica paterna di tapissier du roi, con annesso il privilegio di valet de chambre che dava la possibilità di avvicinare personalmente il re. Nel 1643 tuttavia Molière rinunciò a tutto, fondando il 30 giugno la compagnia dell’ Illustre Théâtre. La compagnia tentò per ben due stagioni teatrali di imporsi sulle scene parigine, ma fu un insuccesso. Già altre due troupes ufficiali si contendevano il pubblico con un repertorio che comprendeva le grandi tragedie eroiche di Corneille e le commedie farsesche di Scarron. Il giovane Poquelin, che aveva già assunto lo pseudonimo di Molière, dovette affrontare difficoltà e debiti (nonché la prigione), per poi lasciare Parigi insieme alla sua compagnia. Partì per la provincia nel 1646 iniziando un tirocinio di comico errante di quasi 14 anni. Si aggregò alla compagnia di Dufresne, poi divenne capocomico in proprio, con crescente prestigio e fortuna. Fu per lui non solo un’importante esperienza teatrale, ma anche l’occasione di conoscere la diversità della società francese e soprattutto la vita di provincia. Centro dell’attività della compagnia fu soprattutto Lione, dove entrò a far parte del gruppo la celebre Duparc, detta «la Marquise». Nel loro repertorio comparivano autori importanti come Corneille, ma anche farse; Le fagotier (L’affastellatore), che diventerà Le médecin malgré lui, Le médecin volant (Il medico volante), Le docteur amoureux (Il dottore innamorato) e Le dépit amoureux (Il dispetto amoroso, 1656) furono invece le prime commedie in cinque atti e in versi che egli compose. Nel 1658, recitò con successo a Rouen; quindi, capocomico ormai celebrato, arrivò a Parigi, dove il 28 ottobre, la compagnia recitò davanti a Luigi XIII e alla corte la tragedia Nicomède di Corneille, seguita dall’applauditissima farsa Le docteur amoureux ; l’ Illustre Théâtre ebbe il permesso di fregiarsi del titolo di «Troupe de Monsieur» e gli fu concesso l’uso del teatro del Petit-Bourbon, a metà con gli «Italiani». Per quindici anni Molière vivrà a corte: iniziò poco prima dell’ascesa al trono di Luigi XIV e terminò la sua carriera nel periodo di apogeo del re Sole.

Insieme autore-attore, capocomico e amministratore della propria compagnia, Molière produrrà in quel periodo una trentina di commedie. Iniziò con Les précieuses ridicules (Le preziose ridicole, 1659), il suo primo capolavoro e la più celebre delle sue farse, in cui i vizi e le manie della società contemporanea erano mostrati con toni comici ed ironici. Les précieuses ridicules, satira di costume con cui si volevano colpire coloro che del "Preziosismo" facevano una ragione di vita, costò a Molière le prime querelles, e sollevò contro di lui le prime cabale. Mostrò, insomma, fin dall’inizio quelle che sarebbero state le sue qualità di scrittore, i suoi intenti di uomo di teatro, ma anche le difficoltà a cui sarebbe andato incontro. Molière riportò un nuovo successo con Sganarelle ou le cocu imaginaire (Sganarello o il cornuto immaginario, 28-V-1660), farsa in cui affrontava quel genere di comico che scaturisce da una limitazione psicologica, da un difetto di cui il possessore è il solo a non accorgersi. Seguì una commedia eroica, Dom Garcie de Navarre ou le Prince jaloux (Don Garcia di Navarra o il Principe geloso, 4-II-1661), poi la commedia-balletto Les fâcheux (Gli importuni, 17-VI-1661). Ma quest’ultima opera, L’école des maris (La scuola dei mariti, 24-VI-1661) e L’école des femmes (La scuola delle mogli, 26-XII-1662) sollevarono aspre polemiche a causa del tono irrispettoso con cui Molière era accusato di trattare argomenti allora considerati indiscutibili. Non riuscendo ad avere ragione delle sue indiscrete commedie, i nemici tentarono di rivalersi sulla sua vita privata, accusandolo di irreligione e oscenità . Molière, che aveva sposato Armande Béjart (20-II-1662), figlia (ma alcuni sostenevano sorella) di Madeleine e molto più giovane di lui, dovette sopportare l’accusa di incesto. Molière aveva in realtà toccato interessi troppo diversi e troppo profondi: contro di lui si battevano i commedianti rivali, gelosi del suo successo e insidiati dalla novità del suo teatro, ma anche il cosiddetto «partito dei devoti», cioè gli intransigenti in campo religioso, che sotto l’apparente condanna del teatro come divertimento peccaminoso celavano interessi di potere politico, se non ostili, perlomeno in disaccordo con la politica del re. Ma Molière in questo periodo godeva dell’appoggio quasi incondizionato del re, o forse non aveva ancora affrontato argomenti davvero scottanti, cosicché, in risposta alle accuse dei suoi detrattori, fu data esclusivamente alla sua compagnia la sala del Palais-Royal (20-I-1661), mentre egli ricevette una pensione come scrittore di corte. L’école des femmes, primo vero capolavoro di Molière, proclamava troppo apertamente l’amore per la vita e il trionfo della giovinezza, eco di quel pensiero libertino ed epicureo rimasto vivo nonostante l’ostilità del potere ufficiale. Per allora le polemiche si svolsero soprattutto a base di composizioni satiriche, dando luogo a quella che fu chiamata la guerre comique, e offrì a Molière l’occasione di due commedie in un atto di grande interesse: La critique de l’école des Femmes (La critica della scuola delle mogli, 1o-VI-1663), in cui ha luogo una supposta discussione di salotto sull’opera in questione e L’impromptu de Versailles (L’improvvisazione di Versailles, 18 o 19-X-1663), in cui Molière mette in scena se stesso, la moglie e i suoi compagni di lavoro in atto di improvvisare una commedia per obbedire ad un desiderio del re. Ambedue le opere rappresentavano un’occasione per difendere il suo operato ed esporre i principi della sua arte drammatica: «verità » e «naturalezza», ma sempre in obbedienza ad un pensiero, «divertire»; le famose «regole» dovevano essere intese solo come un mezzo per raggiungere il vero fine che era piacere. Molière mandava intanto alle scene due commedie-balletto su musica di J. B. Lully, Le mariage forcé (Il matrimonio per forza, 29-I-1664) e La Princesse d’élide (La Principessa di Elide, maggio 1664). Il 12 maggio, Molière diede la seconda delle sue grandi commedie, Tartuffe (Tartufo), in tre atti e in versi, in cui venivano rappresentate la falsa devozione e le conseguenze dell’ipocrisia religiosa. Gli fu immediatamente proibito di stampare e rappresentare l’opera. Egli obbedì e in poche settimane mise in scena Dom Juan ou le festin de pierre (Don Giovanni o il convito di pietra, 15-II-1665), ispirandosi alla leggendaria vita di Giovanni Tenorio: opera strana, modernissima nella sua prosa, nella quale il gentiluomo ateo emana un certo fascino, e in cui maggiormente si possono trovare riferimenti al libertinage filosofico. Anche quest’opera dovette venire sospesa dopo poche recite. Molière diede allora L’amour médecin (L’amore medico, 14-IX-1665), commedia-balletto, mentre il 14 agosto la compagnia era diventata «troupe du roi». Arrivò poi la sua opera moralmente più alta, ma anche quella che nel futuro avrebbe avuto più alterna fortuna, Le misanthrope (Il misantropo, 4-VI-1666), la quarta grande commedia, in cui Molière metteva in scena la sostanziale crudeltà dell’ambiente aristocratico parigino. Dopo la farsa Le médecin malgré lui (Il medico suo malgrado, 6-VIII-1666), Molière tornò all’attacco con il Tartuffe, questa volta con il titolo L’imposteur, recitato con il consenso del re il 5-VIII-1667. In realtà Molière era stato incoraggiato a ripresentare la sua opera dalla morte di due suoi accaniti nemici, nonché sostenitori del partito dei devoti, la regina madre e il principe di Conti (1666). Ma approfittando dell’assenza del re, il presidente del parlamento di Parigi proibì nuovamente la commedia, la quale riuscirà ad imporsi con il vero titolo e nella forma che noi conosciamo solo nel 1669, quando l’autorità di Luigi XIV in campo religioso si fu consolidata.
Dopo i tre capolavori del 1664, 1665 e 1666, Molière iniziò ad affrontare generi per lui nuovi: la commedia pastorale eroica Mélicerte (1o-XII-1666), La Pastorale comique (andata perduta, 5-I-1667) e Le sicilien ou l’amour peintre (Il siciliano o l’amore pittore, 14-II-1667), quindi nel 1668 l’ Amphytrion (13 gennaio) e la dura farsa campagnola Georges Dandin (18 luglio). Sullo stile delle sue altre commedie, in cui venivano messi alla berlina un vizio o una mania particolari, Molière diede alle scene L’avare (9-IX-1668). Nel 1669 morì suo padre ed egli ereditò la carica di tappezziere-valletto della camera del re; in quell’anno la compagnia visse sul repertorio fino alla creazione delle commedie-balletto Monsieur de Pourceaugnac (6-X-1669) e Les amants magnifiques (Gli amanti magnifici, 4-II-1670). Sempre su musica di Lully, scrisse il capolavoro del genere, Le bourgeois gentilhomme (Il borghese gentiluomo, 14-X-1670). Del 1671 sono la «tragédie-ballet» Psyché (17 gennaio), la commedia farsesca Les fourberies de Scapin (Le furberie di Scapino, 24 maggio); e, infine, la breve Comtesse d’Escarbagnas (La contessa di Escarbagnas, 2 dicembre). Nel 1672 diede la grande commedia di costume Les femmes savantes (Le donne saccenti, 11 marzo), finissima satira della pedanteria mondana e preziosa; e, infine, Le malade imaginaire (Il malato immaginario, 10-II-1673), divertentissima commedia-balletto che chiudeva, con un’ultima satira dei medici e della medicina, «l’opera e la vita di quel grande ammalato». Tuttavia, il Malade apparve in periodo di crisi profonda per Molière : l’esclusione a favore di Lully, considerato più adatto a celebrare i fasti del grande re Sole, la morte di Madeleine Béjart sua grande amica, i tradimenti della moglie e la salute sempre più cagionevole, segnarono gli ultimi anni della sua vita. La sera del 17 febbraio, durante la quarta rappresentazione del Malade, Molière si sentì male. Fu portato a casa, dove morì poco dopo. Il 21 febbraio, grazie all’intervento del re, Molière fu seppellito in terra consacrata. Nel 1792 i suoi resti furono esumati e deposti nel Museo dei monumenti francesi, da dove, nel 1817, passarono al cimitero del Père-Lachaise.