Mann, Thomas

Scrittore tedesco (Lubecca 1875 - Zurigo 1955). Mann nasce da una famiglia mercantile, tipica della città anseatica di Lubecca, dove risiedeva fin dal 1794. Il suo capostipite era stato Johann Sigmund; l'ultimo a esercitare l'attività dell'export-import di granaglie, Thomas Johann Heinrich, nel 1877 era stato nominato senatore, consacrando così il prestigio della sua casata. La madre Julia da Silva-Bruhns, nata a Rio de Janeiro, era figlia di un tedesco e di una creola brasiliana. Nel 1891 il padre muore e, mentre la madre, liquidata l'azienda, si trasferiva a Monaco insieme con i figli più piccoli, Thomas rimase a Lubecca, perché doveva concludere gli studi al liceo. Negli anni fra il 1896 e il 1898 Mann, che ormai aveva scelto la carriera dello scrittore, visse in Italia, paese che conosceva da un precedente viaggio del 1895, fra Roma e Palestrina. In Italia iniziò a scrivere i Buddenbrooks (1901; I Buddenbrook, Milano 1930) che gli darà fama internazionale. In quegli anni giovanili fra le sue letture spiccano Nietzsche e Schopenhauer, che, insieme con Wagner, definirà , per l'influsso determinante che eserciteranno sui suoi orizzonti culturali, «la mia triplice costellazione». Nel 1898 uscì il suo primo volume di novelle intitolato, da una di esse, Der kleine Herr Friedemann Novellen (Il piccolo signor Friedemann, in Novelle e racconti, ivi 1953). Intanto, dopo l'esito favorevole dei Buddenbrook, pubblicò il volume di novelle Tristan, che contiene anche Tonio Kröger (1903; in Ora greve, Tristano e altri racconti, ivi 1926; Tonio Kröger, ivi 1926).
Nel 1905 Mann sposò a Monaco Katharina (Katja) Pringsheim; da questo matrimonio, che sarà esemplare, nasceranno sei figli: Erika, Klaus, che sarà anch'egli scrittore, Golo (Monaco di Baviera 1909-Zurigo 1994), che diventerà un autorevole storico, Monika, Elisabeth, Michael. Al 1906 risale l'unico dramma che Mann abbia scritto, Fiorenza (in Novelle e racconti, cit.), ispirato alla figura del Savonarola sullo sfondo della Firenze di Lorenzo de'Medici. Prima del 1914, che fu l'anno di discrimine fra la belle époque e una Europa diversa, sconvolta prima dalla guerra mondiale e poi dall'instabilità e dai conflitti sociali, Mann scrisse il romanzo Königliche Hoheit (1909; Altezza reale, ivi 1933) e, durante un soggiorno a Venezia insieme con la moglie, nel 1911, colse quelle immagini di sfacelo che esprimerà , con arte magistrale, nella novella Der Tod in Venedig (1912; La morte a Venezia, ivi 1930), che ha conosciuto un clamoroso revival grazie al celebre film di Luchino Visconti. Durante la prima guerra mondiale, Mann meditò sul destino della Germania, schierandosi dalla parte delle tesi conservatrici e nazionalistiche. Sono di questo periodo i Gedanken im Kriege (1915; Pensieri di guerra, in Scritti storici e politici, ivi 1957) e il saggio Friedrich und die grosse Koalition (1915; Federico e la grande coalizione, ibid.). Ma il documento più significativo di questa fase del pensiero politico di Mann è Betrachtungen eines Unpolitischen (1918; Considerazioni di un impolitico, Bari 1967, Milano 1997) dove, in polemica con il fratello Heinrich, che sosteneva apertamente la causa del pacifismo, si esalta la «Kultur» di cui, secondo Mann, la nazione germanica detiene il primato, contro la «Zivilisation», lo spirito progressista e illuminista delle democrazie allora in armi contro la Germania con cui M. avvia la polemica con il fratello Heinrich, sostenitore del pacifismo; una polemica ricostruibile anche nel carteggio tra i due fratelli pubblicato postumo, Briefwechsel 1900-1949 (1965/68; La montagna del disincanto, ivi 1999). Ma intanto la sconfitta degli Imperi Centrali e la nascita della repubblica di Weimar convinsero Mann, nella tensione creata dal nuovo clima, a difendere il rinato stato tedesco dai tentativi della destra reazionaria. Nel 1922 Mann pronunciò a Berlino, in occasione del 60 o compleanno di Gerhard Hauptmann, il discorso Von deutscher Republik (1922; Della repubblica tedesca, in Scritti storici e politici, cit.) alla presenza del festeggiato e del presidente della repubblica, Ebert. Nel 1924 apparve quello che venne considerato il capolavoro della narrativa manniana, il romanzo Der Zauberberg (La montagna incantata, Milano 1930; ivi 1992). Il premio Nobel per la letteratura fu assegnato a Mann nel 1929 e questo riconoscimento gli diede, oltre ai vantaggi economici, quella posizione di prestigio di cui godrà per tutta la sua lunga esistenza. Durante gli anni della repubblica di Weimar Mann si dedicò anche alla novella lunga, o romanzo breve, un genere nel quale eccelse. Sono in ordine cronologico: Herr und Hund (1919; Cane e padrone, ivi 1945), Unordnung und Frühes Leid (1926; Disordine e dolore precoce, ivi 1945), Mario und der Zauberer (1930; Mario e l'incantatore, Torino 1945; Mario e il mago, Milano 1947). Oltre alla sua attività di narratore Mann si dedicò anche a conferenze, trasformate poi in saggi, nelle quali l'autore affrontò problemi culturali che, dalla sua specola personale, hanno sempre un riferimento preciso ai problemi del tempo, come Goethe und Tolstoj (in rivista 1922, in volume 1923; Goethe e Tolstoi, in Nobiltà dello spirito, ivi 1953; come Nobiltà dello spirito e altri saggi, ivi 1997), il primo di una serie di scritti su Goethe, nei quali Mann si riallaccia alla tradizione più insigne dell'umanesimo tedesco.
Quando agli inizi del 1933 Hitler fu nominato cancelliere del Reich, per Mann e i suoi familiari, tutti allineati su posizioni antinaziste, si preannunciarono tempi oscuri. Thomas, che era all'estero per un ciclo di conferenze, ascoltò il consiglio di non rientrare in patria. In Svizzera, prima fu ospite di Hermann Hesse, e poi prese in affitto una casa a Küsnacht, vicino a Zurigo. Intanto uscì in Germania, a Berlino, la vasta tetralogia Die Geschichten Jaakobs (I: Joseph und seine Brüder Der erste Roman, 1933; La storia di Giacobbe, ivi 1933), seguita da Der junge Joseph (1934; Il giovane Giuseppe, ivi 1935); mentre il terzo e il quarto volume uscirono rispettivamente a Vienna e a Stoccolma: Joseph in ägypten (1936; Giuseppe in Egitto, ivi 1937) e Joseph der Ernährer (1943; Giuseppe il nutritore, ivi 1949). Dopo il 1933 Mann, rotti i ponti con la Germania nazista, ebbe la solidarietà del mondo libero, tanto che nel 1936, privato della cittadinanza tedesca, per intervento dello stesso presidente Beneš acquisì la cittadinanza cecoslovacca. Nel 1938 si stabilì negli Stati Uniti, dove per due anni insegnò, come professore ospite, all'università di Princeton. Furono anni di intenso lavoro, durante i quali Mann, se da un lato collaborò a numerose iniziative di parte democratica, dall'altro si impegnò nella narrativa di vasti orizzonti, come Lotte in Weimar (1939; Carlotta a Weimar, ivi 1948), dove recupera, in chiave moderna, un frammento del glorioso passato tedesco. Quasi a segnare una pausa di respiro seguirono due ampie novelle: Die vertauschten Köpfe Eine indische Legende (1940; Le teste scambiate, in Romanzi brevi, ivi 1955) e Das Gesetz (1944; La legge, ivi 1947). Quando nel 1944 Mann prese la cittadinanza americana, sembrò che la sua scelta fra America ed Europa fosse stata decisa a favore di quella grande democrazia che aveva concesso a larga parte della intellettualità tedesca la possibilità di un rifugio sicuro. In Europa la guerra era finita. Distrutto il nazismo, anche Mann mitigò la sua reazione nei riguardi dei problemi tedeschi; nel 1945 concluse il suo ciclo di trasmissioni dedicate al pubblico tedesco, raccolte con il titolo di Deutsche Hörer! (I ediz. 1942; II ediz. ampliata 1945, ediz. definitiva; Attenzione, tedeschi!, in Scritti storici e politici, cit.). Nello stesso anno pubblicò Adel des Geistes (1945; Nobiltà dello spirito, ivi 1953), una raccolta dei suoi saggi letterari e filosofici più impegnativi e autorevoli. Agli ultimi anni del soggiorno in America risalgono alcuni romanzi: il più noto è Doktor Faustus (1947; Doctor Faustus, ivi 1949), che denuncia ancora il disagio di Mann nei confronti del problema Germania. Nel dopoguerra Mann, ormai vecchio, subì il trauma del suicidio del figlio Klaus (1949) e della morte del fratello Heinrich (1950). Del 1951 è Der Erwählte (L'eletto, ivi 1952), un romanzo ambientato nel Medioevo; del 1953 la novella Die Betrogene (L'inganno, su rivista 1953, in volume in Romanzi brevi, cit.), criticata per il suo tema conturbante; mentre è del 1954 Bekenntnisse des Hochstaplers Felix Krull Der Memoiren erster Teil (Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull Prima parte delle memorie, in Tutte le opere di T. Mann, ivi 1955). Mann era ritornato in Germania nel 1949 per il bicentenario della nascita di Goethe e aveva tenuto lo stesso discorso celebrativo prima a Francoforte, poi a Weimar, perché si rifiutava di riconoscere la spartizione della Germania in due zone. Nel 1952 Mann si trasferì di nuovo in Europa, a Erlenbach, vicino a Zurigo; due anni dopo acquistò una casa a Kilchberg, sempre presso Zurigo, che sarà la sua ultima dimora. Nel 1953, a Roma, dove Mann andò per ricevere il premio della Accademia dei Lincei, incontrò in Vaticano Pio XII. Nonostante l'età avanzata continuava a essere attivo. Nel 1955 scrisse il suo Versuch über Schiller (Saggio su Schiller, in Nobiltà dello spirito, cit.). Ricevette a Lubecca la cittadinanza onoraria e poi si recò per un periodo di riposo in Olanda. Qui venne colpito da trombosi; trasportato a Zurigo, morì nell'ospedale cantonale il 12 agosto. Verrà sepolto nel cimitero di Kilchberg.