Levi, Primo

Narratore (Torino 1919 - ivi 1987). Di professione chimico, nel 1944 fu deportato come ebreo ad Auschwitz e al ritorno divenne scrittore soprattutto per l'impulso insopprimibile alla testimonianza intorno alle tragiche esperienze del campo di concentramento. Se questo è un uomo (1947) rimane forse l'opera più alta che sia nata dalla seconda guerra mondiale: vi si narrano l'arresto, la deportazione, i lunghi mesi di sofferenza sull'orlo della morte, la disperata resistenza non solo per sopravvivere fisicamente, ma anche per salvare la dignità dell'uomo. Levi conosce un modo di significare situazioni, personaggi, vicende, problemi morali, esatto, deciso, sobrio, di un'efficacia spoglia e, insieme, sublime. Il suo secondo libro, La tregua (1963), che racconta in forma più distesa e oggettivata la liberazione dal campo e il ritorno a casa, ha un'uguale forza tragica nella rappresentazione della resistenza estrema alla morte del corpo e dell'anima imposta dall'uomo all'uomo. Meno riusciti i racconti, fra il fantascientifico e il morale, raccolti col titolo Storie naturali (1966) con lo pseudonimo di Damiano Malabaila. L'esperienza letteraria di Levi si è arricchita nelle opere degli anni '70 e '80 di nuove tematiche. Se lo stesso genere narrativo di Storie naturali è ripreso in Vizio di forma (1971), venti racconti di tipo surreale che tendono a risolversi in apologhi sul mondo contemporaneo, i due libri successivi indicano una nuova direzione di scrittura narrativa, pur confermando questi interessi dello scrittore: con Il sistema periodico (1975) e La chiave a stella (1978) si entra nel mondo dell'industria e del lavoro. Lo stile narrativo di Levi vuole apparire scarno ed essenziale, con qualche puntata ironica, con un tono quasi colloquiale e molto accattivante, ma in realtà lo scrittore tocca questioni fondamentali della società . Le altre ambizioni narrative di Levi si manifestano pienamente in Se non ora, quando? (1982), romanzo imperniato sulle drammatiche peripezie di una banda di ebrei che resiste e combatte contro i nazisti. Lo scrittore ritorna dunque alle sue prime tematiche, ma per descrivere una storia, se pur sostanzialmente vera, fortemente arricchita di tali invenzioni letterarie da assumere un profondo significato epico. Anche il volume I sommersi e i salvati (1986) riprende la tematica concentrazionaria, ma con il di più dell'inquietante riflessione sull'ambiguo complesso di reazioni e rapporti del soggetto rispetto alla persecuzione e alla violenza di un'autorità sopraffattrice. Lilìt (1982) comprende invece tre gruppi di racconti composti fra il 1975 e il 1981, che si inseriscono nei filoni prediletti dello scrittore. Levi ha coltivato infine anche una sua appartata vena di poesia di prevalente contenuto etico, confluita in L'osteria di Brema (1975) e Ad ora incerta (1984).