Kleist, Heinrich von

Poeta tedesco (Francoforte sull'Oder 1777 - Wannsee 1811). Rimasto orfano bambino e destinato, come il padre, alla carriera militare, entrò a 16 anni nell'esercito prussiano, partecipando alla campagna renana e all'assedio di Magonza. Ma il giovane Kleist concepì assai presto una violenta avversione per la rozza vita militare, cui contrapponeva un'esigenza frenetica di studio e di cultura; nel 1799 lasciò l'esercito e tornò a Francoforte sull'Oder, certo di trovare nell'istruzione la via maestra dell'uomo nuovo che voleva formare in se stesso.
Intorno al 1800 uno squilibrio di origine sessuale, che lo insidiava dagli anni dell'adolescenza, lo portò a una crisi: a Würzburg si affidò alle cure di un chirurgo, che lo guarì forse più da un'ossessione che da una fisica infermità . Ma la fragilità psichica di Kleist, ancora latente nell'età giovanile, tanto da consentire il fidanzamento con Wilhelmine von Zenge, si fece sempre più scoperta di fronte alle esigenze della vita pratica. A Berlino egli continuò a rinviare l'assunzione di un servizio odioso nella burocrazia statale e, mentre tentava l'attività letteraria, alternava la fisica e la chimica alla filosofia kantiana, finché nel corso di una notte la Critica della ragion pura abbatté la sua fede nella cultura e nella ragione, persuadendolo della fondamentale insufficienza delle umane forze conoscitive. Disperato, Kleist rinnegò la scienza, scopo supremo della sua giovinezza, e cercò rifugio in un viaggio, una di quelle numerose fughe in cui pare risolversi la sua esistenza. Con la sorella Ulrike, dopo un lungo pellegrinaggio attraverso la Germania, giunse a Parigi, che suscitò nel nobile prussiano la più esasperata avversione. Ma già il poeta lavorava al Robert Guiskard, la tragedia cui chiedeva «gli spiriti di Eschilo, Sofocle e Shakespeare» riuniti nella pienezza di una perfezione subitamente raggiunta. Nello stesso tempo Kleist sognava di acquistare un podere e di fare il contadino in Svizzera: proposito che, destinato d'altronde a naufragare al primo tentativo di attuazione pratica, gli costò la rottura del fidanzamento. A Berna, dove si era recato alla ricerca di quel suo idilliaco rifugio, trovò amici e collaboratori: lo scrittore Zschocke, Ludwig Wieland e il libraio Gessner, i due ultimi, figli dei celebri poeti; e il giovane Wieland scoprì il suo talento drammatico nell'abbozzo in prosa di quella che sarebbe diventata Die Familie Schroffenstein (La famiglia Schroffenstein, 1802), tragedia d'ispirazione shakespeariana dove, nella rigidità delle antitesi e dei parallelismi che costringono l'azione, già prorompono l'impeto passionale e la tensione del poeta a esasperare tormentosamente personaggi e situazioni. Assorto nell'attività letteraria Kleist trascorse alcuni mesi nella rousseauiana solitudine di un'isola sul lago di Thun; vita idilliaca cui lo strappò una lunga malattia, conclusa con il ritorno in Germania al fianco di Ulrike. Neppure a Thun Kleist riuscì a compiere il Robert Guiskard, il suo personaggio ideale, che nella volontà titanica, momentanea trionfatrice dello sfacelo fisico, impersona il simbolo più grandioso dell'energia spirituale dell'uomo, solo contro il destino.
In Germania sostò a Osmannstedt, ospite di Wieland, che nell'autore del Guiskard esaltò il futuro grande tragico della letteratura tedesca. Ma nemmeno la calda ammirazione del vecchio poeta valse a rassicurare Kleist, che concluse a Ginevra l'allucinante alternativa di trionfo e disperazione, rinnegando in una lettera a Ulrike la meta cui sentiva impari le proprie forze. Da Ginevra fuggì a Parigi e di qui, bruciata l'ultima versione della sua tragedia, proseguì a piedi fino a Boulogne, per partecipare alla spedizione contro l'Inghilterra. Fallito miseramente il suo esaltato proposito di trovare una morte gloriosa sul campo di battaglia, e superata una gravissima crisi psichica, nel giugno 1804 ricomparve a Potsdam, e accettò finalmente quell'impiego nella burocrazia statale, che aveva sempre respinto con orrore.

Soltanto nel 1806 riprese l'attività letteraria: a Königsberg scrisse la sua prima novella, Die Marquise von O. , mentre rielaborava l'Amphitryon (Anfitrione, Milano 1984) di Molière, trasformandolo in una commedia a sfondo mistico, giustamente ammirata da Thomas Mann per la profondità dolorosa dell'indagine psicologica, per la vastità del pensiero, per l'alternarsi di un'arguzia sottile e di una comicità schiettamente buffonesca; Kleist compiva intanto la commedia Der zerbrochene Krug (La brocca rotta, ivi 1984), iniziata in Svizzera nel 1802: satira faceta e vigorosa di una burocrazia corrotta e abituata alla menzogna e alla sopraffazione. E già nel 1806 rinunciava al suo impiego. A una qualsiasi attività regolare facevano ostacolo l'acutizzarsi della sua malinconia e la disgraziata guerra contro Napoleone, cui ancora una volta Kleist assisteva con tutta l'esasperata amarezza del conservatore. Nel gennaio del 1807 venne arrestato a Berlino dal governo francese per sospetto di spionaggio e trattenuto alcuni mesi come prigioniero di guerra. Nella fortezza di Châlons-sur-Marne il poeta lavorava alla tragedia Penthesilea (Pentesilea, Parma 1979), già iniziata nel 1806 e compiuta poi a Dresda: una delle opere in cui prorompe più delirante e più dolorosa la sua passionalità . A Dresda parvero aprirglisi finalmente nuove prospettive di vita e di lavoro: con gli amici Adam Müller, Rühle e Pfuel egli fondò agli inizi del 1808 un giornale filosofico-letterario, il «Phoebus», per cui riscrisse il primo atto del Guiskard, l'unico che sia arrivato sino a noi. Al periodo di Dresda appartengono anche le due novelle, Das Erdbeben in Chili (Il terremoto nel Cile) e Die Verlobung in St Domingo (Il fidanzamento a Santo Domingo), esempi tipici della prosa narrativa kleistiana, così implacabilmente tesa nel racconto che non conosce riposo, ma incalza, nell'eccitazione della tragedia incombente, verso la soluzione, per lo più catastrofica, sempre inattesa, in cui si compie un destino dominato dall'inverosimile e dall'assurdo. A quello stesso anno 1808 risale il dramma Das Käthchen von Heilbronn (Caterina di Heilbronn, Torino 1965), alla cui composizione non è forse estraneo un nuovo insuccesso sentimentale; la Käthchen, concepita in contrapposizione all'ebrezza guerriera e alla furia di possesso amoroso della Penthesilea, personifica l'ideale dell'abnegazione e del sacrificio, con la stessa esasperazione ignara di chiaroscuri, che si stempera magicamente in certe pagine di tono fiabesco dove prevale l'estasi lirica. Contemporaneo al dramma è il breve romanzo Michael Kohlhaas, il personaggio kleistiano che con maggiore efficacia e verità poetica porta al limite estremo la passione che l'investe e lo travolge nell'impeto eversore. Il motivo della vendetta si amplia per esplodere con tutta la violenza dell'odio nazionale nel dramma Hermannsschlacht (La battaglia di Arminio, 1808). Contemporaneamente, dopo un anno di vita stentata, cessava le pubblicazioni il «Phoebus» ; ma la guerra tornò a risvegliare gli entusiasmi dello scrittore, che già preparava il materiale di un futuro settimanale politico, componeva liriche patriottiche e, dopo la vittoria di Aspern, a Praga, scriveva articoli e saggi che attendevano la pubblicazione, quando la battaglia di Wagram annullò anche queste prospettive.
Una malattia, il proposito, accarezzato con una certa insistenza, di uccidere Napoleone, una scomparsa di alcuni mesi furono le conseguenze della tensione psichica di Kleist, che solo alla fine del 1809 tornò a Berlino, dove dedicò le sue ultime energie di poeta al dramma che celebra la grandezza dello stato prussiano insieme con il più romantico e travagliato dei suoi eroi giovinetti: Der Prinz Friedrich von Homburg (Il principe di Homburg, Milano 1984). Il fallimento di questa sua opera segnò la fine della produzione originale kleistiana. Nell'ottobre del 1810, contando anche sull'aiuto del gruppo romantico di Arnim, Brentano, Fouqué, Kleist fondò un quotidiano d'intonazione nazionalista e antiliberale, «Die Berliner Abendblätter», che ospitò, oltre agli articoli politici, due sue novelle (Das Bettelweib von Locarno, La mendicante di Locarno, e Die heilige Cäcilie, Santa Cecilia), e vari aneddoti, saggi e recensioni. Cessato il giornale nel febbraio 1811, cominciò la lotta vera e propria per il pane, tra l'indifferenza degli editori che respingevano i suoi manoscritti, mentre vana era la ricerca di un qualsiasi ufficio o attività redditizia. In quelle condizioni lo squilibrio psichico che per anni gli aveva prospettato il suicidio come necessario coronamento dell'esistenza, nel suicidio trovò il suo sbocco fatale: sulle rive del Wannsee, il 21-XI-1811, Kleist si uccise insieme con Henriette Vogel, la malata di cancro che gli era stata amica e confidente negli ultimi mesi. Le lettere con cui egli annuncia la sua fine a Ulrike e a Maria von Kleist chiudono con una nota di beatitudine l'epistolario, uno dei più ricchi e più dolorosi della letteratura tedesca. Solo dopo il suicidio del suo autore Il principe di Homburg fu rivalutato appieno dalla critica e, nel 1821, fu pubblicato postumo. Il dramma trasforma romanticamente un episodio narrato da Federico II di Prussia: nella battaglia di Fehrbellin il principe di Homburg, comandante della cavalleria brandeburghese, aveva attaccato gli svedesi arbitrariamente, con il rischio di compromettere le sorti della giornata. Nel dramma kleistiano questa disobbedienza diventa il vero motivo della vittoria brandeburghese, ma il principe elettore condanna a morte Federico, graziandolo solo dopo averne saggiato fino all'estremo le capacità di eroica abnegazione. Il dramma è la più armoniosa, ricca ed equilibrata delle opere kleistiane; l'esaltazione della morte come atto di libera scelta ne è il motivo centrale, che s'impone all'amore del principe e di Natalia, alla pietà dell'Elettrice, alla ribelle umanità degli ufficiali, quasi a coronare l'opera del poeta con l'inno estatico a quello che doveva essere il suo imminente destino.