Kavafis, Konstandinos

Poeta neogreco (Alessandria d'Egitto1863 - ivi1933). Trascorsi alcuni anni in Inghilterra (1872-77) dopo la morte del padre, fatta eccezione per un soggiorno giovanile a Costantinopoli e pochi viaggi in Europa, passò tutta la vita ad Alessandria, dove dal 1892 al 1922 fu impiegato al servizio delle irrigazioni. Le 154 poesie cui è affidata la sua fama furono pubblicate in volume solo dopo la sua morte (Piìmata, Poesie, 1935); fino ad allora, avevano circolato solo in riviste o in fogli volanti la cui stampa era curata dall'autore stesso, il quale poi li riuniva in piccole raccolte fatte per essere donate personalmente ad amici ed estimatori. Questa originale maniera di controllare il proprio pubblico non gli impedì di divenire presto noto: in Grecia sin dal 1903 (ad opera di G. Xenòpulos) e in Europa dal 1919 (grazie a E. M. Forster). Al corpus kavafiano riconosciuto sono da aggiungere inoltre alcune poesie giovanili sparse in riviste e poi rifiutate e un gruppo di poesie inedite recentemente scoperte e pubblicate (Anèkdota piìmata, Poesie inedite, 1968). Molte delle poesie di Kavafis sono ambientate nell'antichità greco-romana e nel mondo bizantino, ricostruiti con l'erudizione e lo scrupolo dello storico e del filologo; in altre prevale il tema dell'eros omosessuale; in altre ancora una generica enunciazione di convinzioni morali. Ma le distinzioni non sono possibili in quest'opera fondamentalmente unitaria: nel fittizio scenario della storia viene rappresentato ciò che altrove è detto in modo diretto. è possibile, in parte, ricondurre al clima del decadentismo europeo i temi e la poetica di Kavafis : una stoica rassegnazione alla sorte, l'arte sentita come eccezione e privilegio, il culto della bellezza redentrice. Ma c'è in lui una profonda e tormentata attualità . Tra le ragioni della sua modernità , una assidua ricerca formale che lo conduce ad elaborare un linguaggio poetico concentrato, in cui katharèvusa (lingua epurata) e dimotikì (lingua popolare) si incontrano, in una soluzione originalissima. La novità del linguaggio, che volutamente si allontana dalle vie consuete e più facili della tradizione poetica greca, fu tra le cause del tardivo riconoscimento della sua opera in patria.