Kafka, Franz

Scrittore boemo di lingua tedesca (Praga 1883 - Kierling, Vienna,1924). Nato da un'agiata famiglia ebraica praghese residente nell'Altstadt (città vecchia) ai limiti del ghetto e ormai assimilatasi al mondo occidentale, frequentò dapprima il ginnasio imperialregio di lingua tedesca della città. Nel 1901 si iscrisse quindi a giurisprudenza (una scelta pressoché ovvia per un ebreo della borghesia praghese che disdegnasse la vita del commercio), laureandosi nel 1906 all'università tedesca di Praga. L'anno successivo, dopo un periodo di pratica legale, Kafka venne assunto quale impiegato nell'agenzia praghese delle Assicurazioni generali di Trieste, per entrare poi, nell'estate 1908, all'Istituto di assicurazione per gli infortuni sul lavoro, un istituto seminazionalizzato presso cui egli restò fino alla sua richiesta di pensionamento, nel 1922, allorché la tubercolosi, manifestatasi in lui già nel 1917, aveva ormai raggiunto livelli irreversibili (morrà infatti nel 1924 in una clinica poco lontana da Vienna).
A questa vita di funzionario, Kafka ha immediatamente e costantemente affiancato l'impegno letterario, concepito come passione esaustiva e quasi maniacale, vissuto come una sorta di martirio e di esperienza appassionante ma disumana e totale, confinante con l'autodistruzione e la nevrosi, e ricercato caparbiamente come la vita «vera» (sempre però inadeguata) chiamata a offrire un baluardo, nella sua funzione autonoma, nei confronti dell'infido universo etico-esistenziale del padre, figura troppo minacciosa e potente per la natura «dubbiosa e inquieta» dello scrittore. I primi frutti di questa scissione fra Beruf (professione) e Berufung (vocazione letteraria) sono le prose giovanili che hanno per titolo Beschreibung eines Kampfes (prima stesura 1904-06, seconda stesura 1909-10; Descrizione di una battaglia, in I racconti, Milano 1985), pagine di esasperato sperimentalismo che non hanno eguale nella restante produzione kafkiana. Si tratta di un testo di sapore quasi espressionistico, limpido e sobrio, estremamente disadorno, addirittura dimesso (assai vicino al linguaggio giuridico a lui ben noto), pervaso dal senso di inadeguatezza e incertezza delle parole stesse e nel quale si riflette l'esperienza vertiginosa di un mondo irretito nell'apparenza e nella fallacità , ma al tempo stesso pregno di segnali che disvelano, smascherano quella stessa fragilità e quella stessa parvenza inerenti alla vita cittadina. Questa lacerazione profonda fra sentire e vivere, con la malinconica esperienza di un'esistenza sempre crepuscolare e appartata rispetto alla «vita» nella sua naturalezza e innocenza si ritrova, d'altronde, anche nelle pagine dei brevi racconti di Betrachtung (Contemplazione) pubblicati parzialmente sulla rivista «Hyperion» di F. Blei, nel 1908, e poi nel 1912.

Tra la fine del 1911 e il 1912, Kafka scrisse il romanzo Amerika, pubblicato postumo da M. Brod nel 1927 (America, Torino 1945; Milano 1983 6), rimasto incompiuto e intitolato originariamente Der Verschollene (Il disperso), del quale l'autore stesso pubblicherà il primo capitolo come racconto a sé stante con il titolo Der Heizer (Il fochista) e al quale aggiungerà nel 1914 una sezione suggestiva e dai toni messianici, che M. Brod intitolerà Il teatro naturale di Oklahoma. Il protagonista di questo scritto è un sedicenne di Praga, Karl Rossmann, allontanato di casa dai genitori e costretto ad emigrare oltre oceano per salvaguardare il proprio decoro borghese, essendo egli stato sedotto da una cameriera, che da lui ha avuto un bambino. Inaspettatamente atteso dallo zio Jakob a New York, ricco uomo d'affari che lo inizia alla vita americana, il giovane viene poi improvvisamente allontanato per aver accettato un invito contro il volere dello zio. Assunto quindi come lift presso l'albergo Occidental, verrà accusato ingiustamente e, per sfuggire alla polizia, dovrà unirsi a due giovani vagabondi, scivolando ai margini del mondo sociale. L'America descritta dal romanzo e in cui peraltro Kafka non è mai stato diviene di fatto una metafora dell'Occidente stesso, macchina burocratica di perfezione assoluta, immagine del mondo tecnocratico, al quale però si accompagnano la perdita dell'individuazione e il caos, l'assenza di orientamento e, in definitiva, l'esilio dall'origine e dall'infanzia (intese anche quali luoghi dei significati e di una comunità positiva). Né sembra che l'assunzione del protagonista presso il teatro di Oklahoma vada intesa come una svolta nel senso di una redenzione possibile, giacché lo stesso scrittore, in un passo dei Diari del novembre 1915, ha lasciato presagire una conclusione del romanzo in sintonia con il titolo originale: ossia lo smarrimento, la cancellazione del protagonista, «spinto da parte», alla deriva sociale, in sintonia con il destino di tanti futuri personaggi kafkiani.
Nel 1912, in un momento di grande fecondità creativa, coincisa anche con l'incontro di Felice Bauer (con la quale intratterrà una sofferta relazione e con cui inizia un fittissimo scambio epistolare), Kafka scrisse due fra i suoi racconti più celebri: Das Urteil, pubblicato sulla rivista «Arkadia» nel 1913 e poi come volume nel 1916 (La condanna, in I racconti, cit.), e Die Verwandlung, pubblicata in «Die weissen Blätter» nel 1916 (La metamorfosi, Milano 1953; ivi 1975). In entrambi campeggia il tema, tanto caro alla generazione degli espressionisti, del conflitto con la figura paterna; un conflitto che accompagna la vita di Kafka sin dall'infanzia e che verrà analizzato dettagliatamente in seguito nel Brief an den Vater (1919; Lettera al padre, ivi 1959), che presenta il matrimonio stesso cui l'autore peraltro invano aspirò come una realtà impraticabile e disumana, tale da risolversi in un «dovere» impossibile. La condanna, scritta di getto in una sola notte poco dopo l'incontro con Felice Bauer, presenta l'impossibilità di competere con il padre sul territorio di suo dominio (l'amore, la sfera coniugale e il solido radicamento sociale), pena la perdita dell'identità . Il protagonista Georg Bendemann (che ha rilevato con successo l'attività commerciale del vecchio padre malato) nel momento in cui si è fidanzato e si accinge a vivere un futuro sereno viene condannato e quindi indotto a uccidersi proprio dal padre-giudice che, apprendendo le intenzioni del figlio, ha recuperato un vigore incontenibile. La metamorfosi, racconto grottesco che muove una tremenda accusa alla famiglia oppressiva e alla dipendenza passiva dell'individuo contemporaneo spersonalizzato e reificato, narra l'evento inaudito di un commesso viaggiatore (Gregor Samsa) che da anni lavora per sanare i debiti di un vecchio dissesto finanziario del padre e che si trova improvvisamente tramutato in un orrido insetto, trovando tuttavia assolutamente naturale e pressoché ovvia la sua nuova condizione. Il vero dramma di Gregor è questa scomparsa del senso di inaudito che inerisce alla sorda vita quotidiana nella monotonia, nell'anonimato e nell'ottundimento che la caratterizzano e che, con il passare degli anni, hanno soffocato ogni più vera realtà dell'Io. Il suo stato di inermità e di abbandono, la sua rinuncia a difendersi evidenziano che l'assurdo è la vita stessa nella sua apparente normalità , quel mondo in cui l'uomo è intimamente umiliato e offeso.
Dopo un anno e mezzo di completa sterilità , in un nuovo periodo d'intenso impegno intellettuale, fra l'agosto 1914 e il febbraio 1915, Kafka scrisse una spietata novella, In der Strafkolonie (Nella colonia penale, 1919; Nella colonia penale e altri racconti, Torino 1986) e soprattutto Der Prozess, pubblicato postumo nel 1925 (Il processo, ivi 1933; Milano 1986), uno dei romanzi più suggestivi ma anche più enigmatici dell'intera letteratura novecentesca. L'inquietante vicenda di questo scritto (sempre ancora aperto a molteplici ipotesi interpretative) in cui il procuratore di banca Josef Kafka (la sigla «K» per indicare il cognome del protagonista ritornerà nel Castello), arrestato «senza aver commesso nulla», alla fine viene giustiziato «come un cane», ripropone il tema dell'irrevocabile condanna del protagonista, che resta in esilio dalla Legge, dal mondo della Grazia e della Verità . L'esecuzione finale, in una scena pantomimica e grottesca, sembra piuttosto irridere ogni tensione metafisica e ogni possibilità di redenzione del personaggio, la cui «colpa» viene precisata nel corso del romanzo, svelando proprio in questo svuotarsi di significato delle giustificazioni trascendenti l'inganno assurdo di cui il protagonista è vittima inerme. La presenza della parabola Davanti alla legge, tuttavia, ribadisce la sostanza ebraica di questo romanzo, intriso di spiritualità chassidica e mistica, dimodoché al sentimento dell'«esilio» dello splendore divino dalla terra si accompagna sempre l'attesa di un evento messianico che riveli la magnificenza ancor sempre inaccessibile della Legge.
Nell'inverno 1916-17 Kafka scrisse gran parte dei 14 racconti brevi riuniti poi nel volume Ein Landarzt (Un medico di campagna, 1919) e il ciclo di frammenti pubblicato sotto il titolo brodiano di Beim Bau der chinesischen Mauer (Durante la costruzione della muraglia cinese, 1931), racconti incentrati sostanzialmente sui motivi dell'opacità dell'esistere, della chiamata che si risolve in un beffardo inganno, dello smarrimento (empirico o interiore) e dell'irraggiungibilità di una meta, lasciando però da parte l'elemento dell'atrocità del castigo che dominava ancora nel Processo.
Tra il gennaio e il settembre 1922 si situa la stesura di Das Schloss, pubblicato postumo da M. Brod nel 1926 (Il castello, Milano 1948; 1983 7), un romanzo incompiuto e polidimensionale che ha dato luogo (come tanti altri scritti kafkiani) a molteplici e spesso divergenti interpretazioni e che avrebbe dovuto concludersi secondo la testimonianza di M. Brod con il permesso accordato al protagonista, l'«agrimensore Kafka», ormai agonizzante, di soggiornare nel villaggio (simbolo della comunità umana) limitrofo all'inaccessibile ed enigmatico castello. Nella sua condizione di «straniero», accomunato in special modo al messaggero Barnaba, pur con tutte le umiliazioni e frustrazioni patite il protagonista non desiste dal cercare con tutte le proprie forze un qualche varco nel silenzio impenetrabile del castello, offrendoci l'esperienza della drammatica lacerazione (in cui è irretita la stessa esperienza estetica kafkiana) fra il sentimento di crisi (soprattutto occidentale) dell'universo metafisico e la convinzione (di derivazione ebraico-orientale) di poter convivere con la verità attraverso il concreto inserimento nella vita della comunità e l'accettazione della legge degli uomini. Un sentimento di prostrante problematicità pervade anche le due storie di artisti Ein Hungerkünstler (Un digiunatore) pubblicato sulla «Neue Rundschau» nel 1922 e Erstes Leid (Primo dolore) risalente anch'esso all'inizio del 1922, incentrate sulla distruttività del rigore ascetico che si isola dalle voci del mondo, culminando in una perfezione assoluta, ma assurda e vacua.
Nel 1923, un anno prima della morte, Kafka lasciò l'amata-odiata Praga e, in compagnia della ventiduenne ebrea polacca Dora Diamant, che lo assisterà anche negli ultimi momenti, si trasferì a Berlino. Qui, in un periodo di relativa serenità raggiunta grazie soprattutto alla presenza e all'amore di Dora, egli scrisse le sue ultime opere, gran parte delle quali fu distrutta per sua volontà da Dora stessa, mentre un'altra parte venne in seguito requisita dai nazisti e fu perduta definitivamente. Degli anni 1923-24 si sono conservati tre racconti: Der Bau (La tana), parabola sulla disperata ricerca di salvezza nella fuga verso spazi di assoluto silenzio e di pura razionalità ; Eine kleine Frau (Una donnina); e Josefine die Sängerin, oder das Volk der Mäuse (Giuseppina la cantante, ovvero il popolo dei topi), riflessione sul motivo della dispersione dei ricordi dell'«antica melodia» del passato, dietro cui è possibile scorgere una riflessione cifrata sull'ebraismo stesso. Questi tre racconti, insieme al Digiunatore, vennero pubblicati postumi nel volume Ein Hungerkünstler (Un digiunatore, 1924), di cui l'autore fece ancora in tempo a correggere le bozze.