Hugo, Victor

Poeta, romanziere, drammaturgo, saggista e uomo politico francese (Besançon1802 - Parigi1885). Figura centrale del romanticismo, per quanto discusso sia in vita che ancora oggi, esercitò quasi una dittatura morale ed estetica su tutto il secolo. Figlio di Joseph-Léopold-Sigisbert, repubblicano convinto, e di Sophie Trébuchet era il terzogenito dopo Abel e Eugène. Padrino del battesimo civile fu il generale Victor Lahorie, del quale Sophie Trébuchet divenne l'amante presumibilmente nel novembre del 1802. Dopo un breve soggiorno con il padre all'isola d'Elba (là inviato perché sospetto di scarse simpatie per Napoleone) fu riportato insieme ai fratelli a Parigi dalla madre, la quale aveva scoperto il legame fra il marito e Catherine Thomas, e in quel periodo il piccolo Victor imparò a conoscere meglio Lahorie. Nel 1807 rivide il padre colonnello a Napoli (era governatore di Avellino, e dava la caccia al brigante fra'Diavolo) ma solo per il breve tempo in cui i genitori concordarono la separazione. Nel 1811 la madre accettò di raggiungere il generale Hugo a Madrid, quindi Victor iniziò gli studi al Collegio dei Nobili; non avendo ottenuto che Catherine Thomas scomparisse dalla scena (si presentava, anzi come «Catherine de Hugo, Comtesse de Siguenza») la Trébuchet tornò a Parigi con Victor e Eugène, nell'aprile del 1812 e nell'ottobre dovette sopportare la dolorosa vicenda di Lahorie, coinvolto nel complotto del generale Malet (22-23 ottobre) e fucilato il 29. Da quel momento la separazione degli Hugo fu definitiva, nonostante un tentativo di rappacificazione di Sophie a Thionville nel maggio del 1814, e Victor fu messo dal padre a pensione presso Cordier. Con eccezionale precocità iniziò la sua attività poetica scrivendo ogni sorta di versi, dall'elegia alla tragedia, imitando Ossian e traducendo Virgilio o Lucano. La sua ispirazione era per il momento politica e «royaliste». Nel 1819 cominciò il primo periodo dell'intensa vita dell'uomo e dello scrittore: nell'aprile dichiarò il suo amore alla compagna d'infanzia Adèle Foucher (che sposò nel 1822), nel maggio vinse gli Jeux floraux di Tolosa con un'ode pure d'ispirazione politica, e nel dicembre fondò il «Conservateur littéraire» sulla scia di Chateaubriand, che incontrerà l'anno seguente. Nel giugno 1822, pubblicò Odes et Poésies diverses, che gli valse una pensione di mille franchi; seguì la pubblicazione del romanzo Han d'Islande (due edizioni nel 1823), delle Nouvelles Odes (1824), e nel 1826 di Bug-Jargal e del volume Odes et ballades mentre cresceva la fama insieme all'amicizia di Vigny, Nodier, Lamartine, e quella (più pericolosa) di Sainte-Beuve. Nel 1827 Hugo pubblicò il Cromwell con la famosa Préface, e l'anno seguente la raccolta definitiva di Odes et ballades. Nel frattempo erano nati i figli Léopold, morto dopo neppure due mesi di vita, Léopoldine, Charles e François-Victor, mentre il generale Hugo scompariva per un attacco apoplettico nel 1828.

Il 1929 si apre con le Orientales, segno di un primo distacco in direzione lirico-evasiva, compensato dal Dernier jour d'un condamné Il 25-II-1830 andò in scena l'Hernani dando occasione alla «battaglia» che vide schierati, con Hugo, Nerval, Gautier, Borel e in genere gli Jeune-France, e che continuò fino al mese di marzo. Il 28 luglio, mentre infuriava la rivoluzione che costò il trono a Carlo X, nasceva la figlia Adèle. Ma il matrimonio, anche a causa dell'assiduità di Sainte-Beuve, cominciava a vacillare, e nel dicembre del 1830 una «franca» spiegazione, invece che attenuare il dramma, lo complicò ulteriormente. Nel marzo 1831 uscì il romanzo Notre-Dame de Paris, cui seguirono nello stesso anno Marion Delorme, e le Feuilles d'Automne, nuova accentuazione della vena lirico-romantica. Nel 1832, mentre i rapporti fra Adèle e Sainte-Beuve si facevano più intimi, Hugo conobbe l'insuccesso teatrale del Roi s'amuse (22 novembre) cui seguì quello di Marie Tudor (6-XI-1833); ma in questa occasione Hugo incontrò l'attrice Juliette Druet, che gli sarà compagna fedele fino alla morte. Nel 1835 uscivano i Chants du crépuscule, che provocarono una recensione indiscreta di Sainte-Beuve il quale rischiò un duello con Hugo. Gli anni seguenti scorsero fra viaggi con Juliette, il lavoro, l'ostilità di alcuni fra i quali il Nisard, la pubblicazione delle Voix intérieures (1837), il dramma Ruy Blas (scritto fra il luglio e l'agosto del 1838), l'elezione all'Académie française (1841), il fiasco dei Burgraves (7-III-1843), la nomina a Pari di Francia (1845), che impedì il suo arresto per flagrante adulterio con Léonie Biard. Tragica fu la morte della figlia Léopoldine, che perì annegata a Villequier nel 1843.
Negli anni seguenti Hugo si impegnò sempre più a fondo nella carriera politica come liberale, mentre si profilava la crisi del'48. Prima favorevole a Luigi Napoleone, ai primi del'50 assunse sempre più nette posizioni di sinistra, e quando Napoleone portò a termine il colpo di stato del 1/2-XII-1852, mentre la polizia chiudeva un occhio per favorire l'esilio di un personaggio tanto scomodo, sotto falso nome prese il treno per Bruxelles la sera dell'11 dicembre.

L'esilio che dopo una sosta a Bruxelles trascorse a Jersey, poi a Guernesay dal 1855, non fu meno operoso. Nel 1852 uscì a Londra Napoléon-le-Petit (l'editore non aveva osato pubblicare l'Histoire d'un Crime) mentre cominciava a scrivere gli Châtiments, apparsi nel 1853 in due edizioni, l'una purgata e l'altra integrale.
Visse continuando a lottare, in atti e in parole, contro Napoleone. Per l'incitamento di Mme de Girardin si dedicò pure a sconvolgenti sedute di spiritismo durante le quali Shakespeare, fra l'altro, «dettò» un dramma che da un lato pare esempio di scrittura «collettiva», e dall'altro confermò in Hugo la convinzione di essere il Poeta-Vate predestinato a interpretare la volontà dell'umanità intera, esempio maggiore del «messianesimo» di specie romantica. Dopo le Contemplations (1856), un processo contro Verdi che aveva tratto il Rigoletto dal Roi s'amuse, il rifiuto di accettare l'amnistia di Napoleone del 1859, la pubblicazione della Légende des siècles (1859), si volse nuovamente al romanzo e scrisse i Misérables tra l'aprile 1860 e il giugno 1861 (pubblicato nel corso del 1862), cui seguirono Les travailleurs de la mer (1866), L'Homme qui rit (1869), mentre pubblicava uno studio su Shakespeare (1864) e le Chansons des rues et des bois (1865). Non mancarono dolori e contrarietà : la fuga della figlia Adèle, per la cui salute mentale pareva che si dovesse temere sempre di più, una più accentuata separazione della moglie, la quale morì improvvisamente il 27-VIII-1868. Ma la storia stava per coronare la sua tenace lotta contro Napoleone III e dopo la sconfitta di Sedan e la proclamazione della repubblica (4-IX-1870) passò finalmente la frontiera, il giorno seguente, giungendo la sera alla Gare du Nord accolto dalla folla con indescrivibile entusiasmo. I diciannove anni di esilio erano finiti, e da quell'indimenticabile saluto si dichiarò interamente ripagato.

La «cosa» letteraria, nel frattempo, aveva subito molteplici trasformazioni, dal romanticismo la Francia era entrata nella fase parnassiana, e già operavano quelli che poi saranno detti «poètes maudits»; Théophile Gautier e Leconte de Lisle erano diventati famosi, Flaubert aveva pubblicato Madame Bovary e Baudelaire Les fleurs du mal (1857) Hugo ne aveva riconosciuto la novità , émile Zola, diventato francese (1861), già meditava la sua opera ciclica, Mallarmé scriveva le sue preziose rarità , erano morti Nerval (1855), Delacroix (1863), Vigny (1863), Rimbaud stava per comporre il Bateau ivre mentre si parlava sempre più spesso di Verlaine. Tuttavia, la vena di Hugo non accennava a un declino, mentre l'impegno politico pareva sempre più sorretto da lucido e robusto senso morale. Dopo un appello ai tedeschi scrisse un appello ai francesi e ai parigini invitando tutti alla difesa della capitale, cui collaborò attivamente. Eletto all'assemblea di Bordeaux come deputato della Seine, difese duramente Garibaldi eletto deputato per l'Algeria, ma trovando una forte opposizione fra gl'intransigenti sciovinisti diede le dimissioni. Pochi giorni dopo moriva il figlio Charles e Hugo per la successione e per pagarne i debiti di gioco dovette recarsi in Belgio, forse anche perché poco favorevole alla Comune e comunque contrario alle violenze. Ma quando il Belgio negò l'asilo politico ai comunardi sconfitti, egli si schierò subito dalla loro parte offrendo pubblicamente la sua casa e ricavandone gl'insulti e le pietre della gente che manifestò contro di lui. Espulso dal Belgio si rifugiò in Lussemburgo. Tornò a Parigi semidistrutta il 25-IX-1871, fu battuto alle elezioni del 2 luglio perché sospetto di simpatie per i rivoluzionari sconfitti.
Non fu eletto neppure nel 1872 perché propose, coerente alla sua prospettiva umanitaria della storia, l'amnistia per gli stessi comunardi. Cominciava un glorioso crepuscolo, confortato da generosi amori come quello della figlia di Gautier e moglie del poeta Catulle Mendès. La fredda accoglienza del pubblico all'Anné terrible (1872) lo indusse a tornare con Juliette Drouet, esule volontario, a Guernesay, dove scrisse il romanzo Quatrevingt-treize (1874). Rientrato a Parigi con Juliette, dovette sopportare anche il dolore per la morte del figlio François-Victor.
Solo Adèle gli restava, ma ricoverata per una grave malattia nervosa. In seguito Hugo riprese lena e, Flaubert, la sua casa fu per lungo tempo ritrovo di letterati e artisti, fra i quali Houssaye, Banville Edmond de Goncourt. La Histoire d'un crime, iniziata nel 1852, fu pubblicata nel 1877 anche per contrastare il possibile colpo di stato di Mac-Mahon. Poco dopo usciva la seconda parte della Légende des siècles, cui seguirono il troppo famoso Art d'être grand-père (1877) e altre opere minori. Neppure l'attività politica conobbe soste, e fu senatore dal gennaio del 1876. Nel 1878 fu colpito da leggera paralisi, ma si riprese in fretta con un ultimo soggiorno a Guernesay. Mentre uscivano La pitié suprême, Religions et religion, l'Âne e Les quatre vents de l'esprit (1881) Hugo si avviava all'ottantesimo compleanno. Ma Juliette Drouet, dopo un anno di sofferenze, lo lasciò nel 1883. Hugo continuò tuttavia a scrivere e a dedicarsi all'attività politica. La fine giunse dopo pochi giorni di malattia. Tutta Parigi lo vegliò nella notte del 31-V-1885, e dopo che il colossale catafalco passò sotto l'arco di trionfo, le sue spoglie furono portate al Panthéon, scortate da un'immensa folla.
Anche la vita, come la morte, di Hugo fu oggetto di discussioni, deliranti celebrazioni, onori e ingiurie. Traumatico per i cattolici il seppellimento e violento il commento di «Civiltà cattolica», mentre per anarchici e rivoluzionari lo smarrimento durò a lungo.