Holderlin, Johann Christian Friedrich

Poeta tedesco (Lauffen, Württemberg,1770 - Tubinga1843). Rimasto orfano del padre a due anni, nel 1774 Hölderlin si trasferì, con la madre passata a seconde nozze, a Nürtingen sul Neckar, nella casa del padrigno, il borgomastro Gock; e per 10 anni rimase nella cittadina, che la madre non doveva più abbandonare nemmeno dopo la morte del secondo marito (1779). Ancora fanciullo, fu destinato alla carriera ecclesiastica. Dal 1784 al 1788 Hölderlin compì il suo primo tirocinio nei seminari di Denkendorf e di Maulbronn, dove il rigore pedantesco della disciplina e dell'insegnamento contribuirono certo non poco a suscitare nell'adolescente i germi di quella ribellione al dogmatismo ufficiale che doveva maturare nel collegio teologico di Tubinga, dov'egli ottenne nel 1790 il titolo di magister philosophiae, per essere poi abilitato all'ufficio di pastore dal concistoro reale di Stoccarda, nel 1793. Fra il 1788 e il 1793, a Tubinga, si concluse la formazione non del pastore, ma del poeta che doveva rifiutare l'ufficio ecclesiastico per farsi banditore di un panteismo naturalistico, completamente al di fuori dell'ortodossia protestante. Gli influssi letterari, che nella prima lirica di Maulbronn e nell'epistolario amoroso dell'adolescente ci riportano a Ossian, a Young, a Klopstock, a Schiller, a Rousseau e al Goethe dello Sturm und Drang, si arricchiscono di elementi di ispirazione filosofica, frutto dello studio amoroso che insieme con i compagni Schelling e Hegel, Hölderlin dedicò a Spinoza, a Platone e, in particolare, a Kant.
Il giovane che uscì da Tubinga aveva ormai la strada segnata: ed era la strada che dai nove schilleriani Hymnen an die Ideale der Menschheit («Inni agli ideali dell'umanità », titolo dato dal Dilthey), composti appunto nel periodo di Tubinga, doveva sfociare nella lirica del vate che della propria poesia fece un vero e proprio ministero religioso di educazione, di riscatto, di redenzione dell'umanità . Per intercessione di Schiller, che aveva conosciuto e apprezzato a Stoccarda il poeta degli Inni, suo fervente ammiratore, Hölderlin ottenne nel 1794 un posto di precettore in casa di Carlotta von Kalb: il primo di una serie che, nello spazio di 10 anni, l'obbligò a trasportare la sua dimora di volta in volta a Waltershausen in Turingia, a Francoforte sul Meno, nella svizzera Hauptwil, a Bordeaux, nella vana ricerca di un posto stabile che gli permettesse di dedicarsi tranquillamente alla sua missione poetica. Furono anni di peregrinazioni, che l'irrequietudine e, ben presto, lo squilibrio mentale del poeta resero sempre più affannose; sole parentesi di otium i mesi trascorsi, fra il 1794 e il 1795, a Jena e a Weimar, dove Hölderlin frequentò Schiller e conobbe Fichte, Herder e Goethe, e i due anni passati a Homburg vor der Höhe, nei pressi di Francoforte (1798-1800); unica parentesi di luce il soggiorno a Francoforte sul Meno (1796-98), nella casa di Suzette Gontard, la Diotima che ispirerà tutta la lirica amorosa del poeta. E fra un tentativo e l'altro, fra una sconfitta e l'altra, il ritorno alla casa materna di Nürtingen, che il poeta, già demente, lasciò per l'ultima volta nel 1804 per stabilirsi a Homburg vor der Höhe, dove l'amico Isaac Sinclair gli aveva procurato un posto di bibliotecario; nel settembre del 1806, aggravatosi il suo male, Hölderlin fu accompagnato dal Sinclair a Tubinga, dove venne ricoverato in una clinica per malattie mentali; e a Tubinga, nella torre sul Neckar, proprietà del falegname Zimmer, trascorse i 37 anni della follia. In questa notte della mente, oltre a frammenti in metro libero, spesso incomprensibili, e a povere poesiole eseguite a richiesta dei visitatori, egli ci diede ancora un'ultima lirica a Diotima (Diotima aus dem Jenseits, «Diotima dall'aldilà ») e quadretti lirici sul variare delle stagioni che serbano qualche accento di vera poesia.