Goethe, Johann Wolfgang

Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco (Francoforte 1749 - Weimar 1832). Nacque da una famiglia socialmente agiata. Il padre Johann Caspar era consigliere imperiale, una carica onorifica che soddisfaceva la sua ambizione di giurista erudito; la madre Catharina Elisabeth apparteneva alla potente famiglia Textor, il nonno materno di Goethe fu a lungo a capo della libera città di Francoforte. L'infanzia e l'adolescenza del poeta trascorsero tranquille in una serena atmosfera di benessere borghese, in cui il fanciullo poté godere di un'educazione accurata, seguita con intelligenza e autorevole rigore dal padre e fondata sull'apprendimento delle lingue antiche e moderne, sullo studio della cultura classica, ma anche con audaci aperture alla temperie spirituale del tempo. Il terremoto di Lisbona del 1755 colpì profondamente l'ottimismo illuministico dell'epoca, lasciando un'indelebile impressione con un'emozione intimamente religiosa in Goethe. Dal 1759 al 1763 la città fu occupata da truppe francesi e un nobile ufficiale fu acquartie rato presso l'elegante e comoda casa patrizia del poeta che dalla frequentazione con l'ospite trasse quell'apertura verso la cultura, la letteratura e la lingua francesi. Nel 1764 Goethe assistette all'incoronazione imperiale di Giuseppe II d'Asburgo, partecipando a quella grandiosa cerimonia d'impronta ancora medievale che segnò intensamente la sua fantasia anche perché, in occasione della manifestazione, il giovane si trovò a contatto con coetanei di umili origini e per frequentare una ragazza del popolo, Gretchen, si lasciò coinvolgere in frequentazioni sospette, cui pose fine l'iscrizione, nel settembre 1765, all'università di Lipsia. La città sassone era famosa per la sua intensa attività mercantile, per la sua fiera del libro e per il suo ateneo. Per volere paterno Goethe si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ma frequentò gli ambienti culturali della città . Andò a visitare Gottsched e Gellert, che avevano tanto contribuito al rinnovamento della letteratura tedesca dandole quell'impronta illuministica mutuata dai modelli francesi. Percorso dal gusto e dalla sensibilità rococò, Goethe si cimentò nelle prime prove poetiche di un certo rilievo, componendo un ciclo di poesie, Das Buch Annette (Il libro di Annette), e una deliziosa commediuola, Die Laune des Verliebten (Il capriccio dell'innamorato), di squisita fattura rococò. Invaghitosi della figlia dell'albergatore, presso cui abitava, il giovane l'elesse a sua musa ispiratrice di queste leggiadre composizioni. Il periodo di Lipsia terminò bruscamente con una seria malattia, che lo costrinse a interrompere gli studi, a tornare precipitosamente nella casa paterna e a una lunga e faticosa convalescenza. Il grave pericolo incorso e insieme le pratiche devote della madre suscitarono nel giovane una profonda crisi mistica che lo segnò intimamente. Goethe si avvicinò alla devozione pietistica e alla tradizione ermetica, impegnandosi in studi e pratiche esoteriche e alchemiche che lo interessarono, ancorché criticamente, per il resto della vita.
Nel 1770, ormai ristabilitosi, si trasferì a Strasburgo per concludere, senza grande convinzione, gli studi universitari di diritto. Il periodo alsaziano fu quello della presa di coscienza spirituale ed estetica di Goethe. L'incontro con Herder, che caratterizzò definitivamente la sua vocazione poetica, avvenne, infatti, nella capitale alsaziana. Herder aveva già maturato una radicale critica dell'Illuminismo tedesco in nome di un'apertura della cultura alle forze originarie dell'arte che lui vedeva agire nella storia e nella vita del popolo. Il superamento dell'Illuminismo - già anticipato nell'esperienza mistica ed ermetica - segnò per Goethe il risveglio interiore della vocazione poetica e insieme l'abbandono degli stereotipi rococò per una rifondazione della poesia tedesca testimoniata dalle liriche d'ispirazione sentimentale e naturale, sorte nel soggiorno alsaziano culminato nel sodalizio letterario dello,"Sturm und Drang" con i giovani poeti suoi amici Klinger, Lenz, Wagner intorno a Herder. Fu anche l'epoca del primo amore autentico e contemporaneamente della scoperta di una visione fresca, immediata, spontanea, del paesaggio naturale, emancipata dalla rigidità intellettualistica della poesia illuministica. I grandi inni panteistici - Prometheus, Ganymed - testimoniano di un'intensa meditazione della filosofia spinoziana, che si conciliava, aggiornandolo, con il neoplatonismo ermetico professato durante la crisi mistica.

Tornato in Germania nel 1771, prima a Francoforte e poi a Wetzlar per fare pratica legale e quindi di nuovo nella città natale, Goethe visse anni di travolgente ed entusiastica attività creativa sempre più egemonizzata dalla poetica geniale tipica dello Sturm und Drang, ovvero di quell'esperienza poetica e di quel movimento letterario d'avanguardia che già a Strasburgo si era formato intorno a lui. La tendenza precipua della sua poetica, specialmente nel periodo stürmeriano, è rappresentata dalla trasposizione dell'esperienza vissuta nella forma artistica: l'esperienza autenticamente vissuta, accettata anche nel suo dolore e nella intensità emotiva, viene ripercorsa, compresa e superata nella raffigurazione poetica. è in tal senso che Goethe ha definito la sua arte una sorte di confessione poetica, di grande liberazione interiore e di sublime manipolazione poetica del reale. Così possiamo comprendere la sua prima grande opera letteraria, il romanzo d'amore e di morte Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther), pubblicato nel 1774, in cui una delusione amorosa e l'insoddisfazione per la deprimente attività professionale presso l'alta corte imperiale a Wetzlar costituivano la materia esistenziale per una narrazione rivoluzionariamente fondata sull'esaltazione, apparentemente acritica, di una soggettività assoluta, che però trovava proprio nel rispecchiamento estetico il suo principio formatore.
In quegli stessi anni Goethe mette mano alla prima stesura del poema del Faust (pubblicato postumo come Urfaust) come pure del romanzo di Wilhelm Meister, anch'esso edito decenni dopo la morte dell'autore, col titolo Wilhelm Meisters theatralische Sendung (La missione teatrale di Wilhelm Meister). Faust, Meister, Werther, insieme con le possenti figure degli inni stürmeriani, Prometeo, Ganimede, Maometto, l'Ebreo Errante, il Viandante, e con la drammatica grandezza di Goetz von Berlichingen (protagonista dell'omonima tragedia storica imperniata sul cavaliere cinquecentesco, alla cui prima stesura Goethe lavorò nel 1771) sono le suggestive cristallizzazioni della nostalgia giovanile stürmeriana tesa a un radicale rinnovamento spirituale della cultura tedesca: essi sono le espressioni poetiche di quella «rivoluzione letteraria tedesca» che fu, secondo le stesse parole del poeta, lo Sturm und Drang. Werther, il giovane suicida per amore e ancor più per l'impossibilità di realizzarsi nella società assolutistica, è la compiuta affermazione elegiaca del tormento e della crisi dell'autore che fu lui stesso turbato da insistenti tentazioni suicide. La crisi fu risolta accettando creativamente proprio la «miseria tedesca», ovvero i pesanti condizionamenti sociali in cui si trovavano costretti ad agire i giovani intellettuali di estrazione borghese.

G. si trasferì a Weimar al servizio del giovane duca Karl August: cominciò così nel 1775 il lungo soggiorno nella piccola capitale dello staterello sassone interrotto da spostamenti brevi e da un unico lungo viaggio in Italia. Col duca il poeta stabilì un imprevedibile sodalizio di amicizia e di intensa collaborazione nella direzione dello stato che lo assorbì per più di un decennio maturandolo e impegnandolo in una quotidiana attività di gestione della cosa pubblica. Le responsabilità di governo a Weimar contribuirono a una trasformazione intima della personalità , della concezione intellettuale e produzione poetica di Goethe che incrementò nella sublimazione e accentuata formalizzazione la scelta, già esibita durante la fase stürmeriana, dell'elaborazione poetica dell'esperienza. La dialettica tra vita e forma si orientò sempre più decisamente a favore di quest'ultima, dando luogo a una riscoperta della tradizione classica col recupero di tematiche, modalità e sensibilità proprie al classicismo europeo. Goethe ne divenne l'intelligente e instancabile sostenitore che difese la sua convinzione anche a costo di isolarsi interrompendo quel proficuo contatto con gli ambienti intellettuali culturalmente più avanzati.
Una delle pagine più eloquenti della sua vita fu quella dell'incontro con Beethoven che quanto a grandezza non gli era certo inferiore e che nonostante la sua indomita fierezza, si accostò con devota umiltà al grande poeta, il quale restò freddo, convenzionale, apparentemente insensibile all'omaggio, così spontaneo ed entusiasta, del musicista.
Proprio il ricordo della libertà sfrenata del periodo geniale dello Sturm und Drang gli fece preferire nell'età matura «i limiti dell'umanità », Die Grenzen der Menschheit, come intitolò significativamente una sua lirica programmaticamente classica del 1778. Nel biennio successivo si confrontò con due opere teatrali, Iphigenie auf Tauris (Ifigenia in Tauride del 1779, in versi nel 1786) e il Torquato Tasso (iniziato nel 1780 e terminato nel 1787) che raffiguravano nella molteplicità drammatica dei personaggi teatrali la ricerca del classicismo e insieme il nuovo convincimento - sorto da una lunga e travagliata meditazione - di distaccato equilibrio intellettuale, che aveva in sé con la serena prospettiva di un rinnovato umanesimo culturale il fascino marmoreo di una concezione neoclassica, confinata, assai riduttivamente, nella sola operatività estetica.
Ma perché tale freddezza, tale compostezza, al limite del conformismo, da parte del poeta? Viene alla luce qui uno degli enigmi più drammatici del cuore umano e della sua poesia. L'autore del Werther non poteva non essere pervaso dalla dirompente forza dell'arte e delle passioni umane, continuamente evocate e raffigurate dalla sua poesia. Eppure tale fuoco devastante - che avvampò la sua giovinezza nell'epoca lirica dello Sturm und Drang - lo rese col passare degli anni cauto, arroccato, chiuso al coinvolgimento, al trasporto e all'estasi. Ai margini storici dell'età delle rivoluzioni e del romanticismo egli si ritrasse nel culto delle forme e della tradizione classica. Goethe divenne così l'ultimo umanista, homo faber, artefice e artista, sacerdote della sua opera e geloso custode della sua produttività che difese come il bene supremo, la missione unica della sua vita, che antepose agli affetti, all'amore, all'amicizia, al sentimento nazionale e sociale. Questo imperturbabile cultore della tradizione, avversato dalle nuove generazioni infiammate dall'entusiasmo patriottico, divenne il precursore dell'intellettuale «impolitico» novecentesco che ha tanto influenzato - nel bene e nel male - la cultura europea. L'esistenza di Goethe divenne esercizio, disciplina, investimento di energie spirituali amministrate con guardinga economicità , per impegnarle nelle maestose costruzioni estetiche e scientifiche della maturità e porle al riparo dalla dispersione, disintegrazione, frantumazione. Con Goethe si può parlare di umanesimo integrale, di uno spirito curioso, avido, potentemente attivo che tende ad assimilare e integrare a sé le più disparate esperienze, dalla poesia alla pittura, dalla politica alla scienza e perfino dall'attività fisica, «sportiva», alla galanteria un po'salottiera e libertina. Ricercò gli esiti più ardui da raggiungere e non disdegnò i riconoscimenti sociali, frequentò gli spiriti illustri del tempo e ne trasse sempre alimento per la sua opera e onori per la sua persona. Ma questa impostazione della vita lo rese impopolare, impaziente e insofferente anche nei confronti del suo stesso ambiente più intimo come pure rispetto ai problemi della società tedesca del suo tempo. La tensione faustiana, che sorregge la spiritualità goethiana, isola l'autore ad altezze sublimi ma drammaticamente inaccessibili. Consapevole di tale frattura, Goethe cercò una superiore giustificazione nelle impervie regioni della religiosità misterica, sperimentata nelle sue varie manifestazioni, alchemiche, ermetiche, massoniche. La stessa attenzione di Goethe per la scienza è profondamente connotata da questa concezione del mondo ai confini dell'occulto. Capovolgendo significativamente la «scelta» quantistica si espresse a favore di un'intuizione qualitativa più affine alle scienze sacre della tradizione esoterica che all'impostazione meccanicistica della fisica newtoniana a lui contemporanea.
La molteplicità dei suoi interessi e interventi svela la natura erratica di Goethe, che fin da giovane raffigurò nell'emblema poetico del «Viandante» la sua profonda genialità. Gli anni di Weimar gli riproponevano, di continuo, criticamente la creativa esperienza giovanile culminata nella concezione stürmeriana del genio, che ora Goethe approfondiva con tutta l'ampiezza mitica della sua concezione classica, scorgendovi le tracce di un significato profondo che venne alla luce nel 1783 nella poesia Das Göttliche (Il divino) e nel frammento Die Geheimnisse (I misteri), dove la sua iniziazione massonica e i suoi studi esoterici si sublimarono in una rifunzionalizzazione umanistica della tradizione ermetica, che trovò nell'ultimo atto del Faust, con il rifiuto della magia, la raffigurazione più completa e adeguata.

Ma Weimar con il quotidiano, inevitabile disbrigo degli affari di governo, gli obblighi sociali e gli impegni mondani cominciò a pesare sul poeta in modo insostenibile. E così nel mezzo del cammin della sua vita, Goethe intraprese, dal 1786 al 1788, il grande viaggio in Italia per una conferma alla sua vocazione classica nonché per rompere l'ossessionante monotonia delle faccende di governo. A Goethe premeva inoltre staccarsi, anche esteriormente, dal rapporto, ormai decennale e ugualmente logoro ed estenuante, con Charlotte von Stein, amica amata con amore rispettoso e appassionato. Ella lo aveva aiutato ad assumere la responsabilità dell'età matura affinando la sua sensibilità , placando gli umori, temperando gli squilibri, contribuendo a rasserenargli gli anni di Weimar. La loro intensa amicizia aveva assunto con il passare degli anni le caratteristiche, ambigue e dolorose, di una relazione quotidiana che escludeva un rinnovamento o un ridimensionamento. Il legame con la signora von Stein fu di grande rilievo nella vita di Goethe perché rappresentò la sua educazione sentimentale e insieme, occupandolo così a lungo e intensamente, non gli fece sentire la mancanza - o la necessità - di fondare una sua famiglia. Goethe si unì infatti solo dopo il ritorno dall'Italia, nel luglio 1788, con una giovane popolana, Christiane Vulpius, che sposò il 19-X-1806 per riconoscenza, poiché Christiane gli aveva salvato la casa dagli occupanti francesi. Da lei ebbe il 25-XII-1789 un figlio, August, morto per consunzione a Roma nel 1830.
In Italia riprese a lavorare intensamente alle opere cominciate a Weimar come i tre drammi Iphigenie auf Tauris, Torquato Tasso e Egmont, drammatizzazioni di quella ricerca interiore che sospingeva il poeta verso una risoluzione rasserenante dei conflitti nell'equilibrio interiore ritrovato, idealizzato o sublimato come nella trasfigurazione spiritualizzante della tragedia di Egmont. Rimise mano anche ai due principali progetti letterari della sua vita: il Faust e il Wilhelm Meister. Inoltre si dilettò molto di disegno e proseguì i suoi studi scientifici e le sue metodiche osservazioni della natura. Soggiornò a lungo a Roma che rievocò, tornato a Weimar, nelle Römische Elegien (Elegie romane), liriche di esuberante sensualità che fecero scalpore, per un indugiato gusto paganeggiante, nel pubblico abbastanza filisteo di Weimar. Ma Goethe non era eccessivamente condizionato dalle perplessità crescenti dei lettori tedeschi per questa sua vena poetica classica, come dimostrò pubblicando nel 1790 i Venezianische Epigramme (Epigrammi veneziani) che non risparmiavano il perbenismo alquanto gretto e ipocrita del tempo.

Al suo ritorno Goethe si distaccò gradualmente da ogni attività pubblica proprio quando l'Europa entrava definitivamente con la rivoluzione francese nell'epoca della politica di massa. Il poeta si rinchiuse sempre più in uno splendido isolamento, attendendo ai suoi esperimenti scientifici e pubblicando memorie e riflessioni di mineralogia, ottica, botanica, zoologia: Die Metamorphose der Pflanzen (La metamorfosi delle piante) nel 1790, Beiträge zur Optik (Contributi all'ottica) nel 1791, Die Metamorphose der Tiere (La metamorfosi degli animali) nel 1806, e nel 1810 Die Farbenlehre (La teoria dei colori), che è la sua opera scientifica più originale e impegnata a criticare la concezione newtoniana dello studio dei colori su una base analitica, rigidamente intellettualistica, mentre Goethe sulla scia delle sue giovanili convinzioni neoplatoniche e spinoziane, era per una immagine organicistica del mondo e dei fenomeni naturali.
La rivoluzione lo trovò schierato per gusto, per età , per mentalità e cultura nel campo dell'ancien régime. Scrisse drammi e commedie contro gli eventi francesi che rivelavano piuttosto la sua contrarietà e avversione che un'effettiva comprensione e valutazione storica degli avvenimenti: Der Gross-Cophta (Il Gran Cofta) nel 1791 (in cui con acuta perspicacia ricostruiva intorno all'enigmatica figura di Cagliostro un aspetto della presunta congiura massonica contro la monarchia francese), Der Bürgergeneral (Il cittadino generale) del 1793 e Die Aufgeregten (Gli agitati) nel 1794 e soprattutto, dal 1799 al 1803, Die natürliche Tochter (La figlia naturale) - un'opera poeticamente assai meditata - oltre una serie di racconti a cornice nel 1784: Unterhaltungen deutscher Ausgewanderten (Conversazioni di emigrati tedeschi), che si concludevano con una misteriosa allegoria esoterica, Das Märchen (La favola). In essa si confrontava attraverso una fitta metaforizzazione con la problematica del denaro, della tesaurizzazione, che riprese poi a sviluppare nella seconda parte del Faust, dimostrandosi molto aggiornato, curioso e insieme preoccupato dell'evoluzione sociale in senso borghese e capitalistico. Nello scatenamento della violenza rivoluzionaria Goethe riviveva la sua stessa rivolta giovanile quando la sperimentò con la tentazione del suicidio, la tremenda potenza disgregatrice del caos informale. Allora solo la disciplina, il servizio impersonale alla forma nella poesia e nella scienza lo salvarono dalla distruzione interiore. Eppure quel caos primigenio, che portava in sé, lo spingeva a sempre nuove creazioni in un'incessante operosità .

Nel 1796 concludeva Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di noviziato di W. Meister), il più rappresentativo «romanzo di formazione» della letteratura tedesca dove Goethe narrava le peripezie del giovane Wilhelm Meister di agiata famiglia borghese, che dagli immaturi sogni di una giovinezza spregiudicata si evolveva fino ad accettare di esercitare l'attività terapeutica, per realizzare se stesso in armonia con la società . Un romanzo in cui la prosa vinceva programmaticamente sulla libertà e licenza della poesia, impersonificata dalle evanescenti e nostalgiche figure di Mignon e dell'Arpista, che esprimevano una natura intensamente lirica proprio con la loro incapacità di inserirsi nella società e con un'emarginazione che sconfinava nella patologia della follia. Il romanzo era ricco di stupende reminiscenze di paesaggi italiani in cui Goethe attingeva l'equilibrio delle tensioni interiori attraverso la serena contemplazione di solari armonie classiche. In quello stesso anno il poeta componeva un idillio di stampo neoclassico, Hermann und Dorothea (Arminio e Dorotea) che in uno scenario sollevato dal tempo, velato da un artificio poetico, evocava delicatamente l'illusione di un mondo arcaico, in cui i contrasti e i terrori dell'Europa dell'epoca venivano sfumati in un'atmosfera di omerica immobilità . E col modello omerico Goethe si confrontò nel 1799 con il poema Achilleis (Achilleide) conseguendo risultati talmente mediocri da desistere dall'impresa. Siffatte prove poetiche, caratterizzate da un manierismo erudito neoclassico, lo isolarono dalla critica più vivace e dal gusto culturale predominante, approfondendo il solco che lo distaccava dai contemporanei, verso i quali entrò spesso in aperta polemica attraverso i mordaci epigrammi raccolti nelle Xenien, iniziate nel 1795 insieme con Schiller. Uno stimolo continuo al lavoro al Meister e al Faust gli proveniva proprio da Schiller con cui aveva stretto amicizia nel 1794 e con cui fondò quel sodalizio intellettuale che fu alla base del classicismo tedesco. Il profondo legame umano e culturale che lo legò al poeta svevo fino alla prematura morte nel 1805, è testimoniato dall'intenso carteggio che rappresenta uno dei più suggestivi documenti sull'operosità incessante di Goethe.
Nel 1806 Goethe pubblicò la prima parte della tragedia del Faust, che può essere considerato il suo capolavoro, al cui completamento lavorò fino a pochi mesi prima della morte: la seconda parte dell'opera fu terminata infatti nel luglio del 1831. Il mito del Faust viene rielaborato creativamente da Goethe, che trasformava il tradizionale patto dello scienziato mago col diavolo in una scommessa rischiosa, pur tuttavia aperta, che serviva al poeta a ridare dignità all'attività scientifica, alla libido sciendi di Faust, così decisamente condannata nel libro popolare cinquecentesco. La condanna della scienza si trasformava in una responsabile accettazione dell'insidia che il potere della scienza e della tecnica comportava sui precari equilibri naturali e sociali. Ma per Goethe l'uomo non poteva rinunciare al possente richiamo della sua natura profonda di conoscere e dominare il mondo. Si instaurava così il dissidio, tanto attuale, tra il dominio della tecnica e il paesaggio naturale, sconvolto dalla volontà di potenza dell'uomo. Faust diventa così il mito tragico dell'uomo moderno costretto, dal suo istinto di realizzazione, a infrangere continuamente le leggi e le convenzioni della società tradizionale anche a costo della propria felicità e della solidarietà della comunità arcaica. Faust irrompeva distruttivamente nel mondo della tradizione travolgendo l'idillio del passato. Mostrandosi incapace di godere l'attimo, veniva spinto verso ulteriori affermazioni e conoscenze fino alla mitica salvazione finale fondata su una concezione dinamica e progressiva dell'entelechia umana, che recuperava sorprendentemente quella fede neoplatonica nell'incessante evoluzione della segreta genialità umana.
Nel 1807 Goethe riprese a lavorare alla seconda parte del Meister, Wilhelm Meisters Wanderjahre (Gli anni di pellegrinaggio di W. Meister), che concluse nel 1829, in cui saltava la rigida cornice del romanzo di formazione basato sulla storia interiore e il farsi spirituale del protagonista per dare luogo a un'opera incredibilmente aperta e apparentemente senza un centro tematico omogeneo. Il romanzo indugiava in divagazioni didascaliche e programmatiche - come la parte, pubblicata anche autonomamente, della Provincia pedagogica - o in una serie di novelle che interrompeva la trama già così esile con inserti narrativi senz'altro più corposi e conclusi. Ma questo scardinamento della forma tradizionale del romanzo - che si ricollegava a un'altra linea tradizionale rappresentata nel Settecento da Sterne - esibiva una complessità di interessi e aperture spirituali per la sensibilità romantica, e perfino Biedermeier, per la letteratura frammentaria della crisi e della lacerazione, Zerrissenheit, interiore e poetica, con un'attenzione basilare nell'ironia tardoilluministica per le mode e le manie intellettuali della nuova età e con un'insistenza per la meditazione gnomica, affidata agli aforismi di Macaria, uno strano personaggio sapienziale del romanzo.
Nel 1809 Goethe pubblicò a parte una novella che avrebbe voluto inserire nel Meister, ma che, cresciuta di proporzioni, aveva assunto le dimensioni e la struttura poetica di un romanzo: Die Wahlverwandtschaften (Le affinità elettive), una delicata raffigurazione della crisi matrimoniale, della gelosia, dell'adulterio e della soave apparizione dell'innamoramento. Goethe vi confidava lo struggente smarrimento che assale l'essere umano quando l'amore lo sorprende, travolgendo gli incerti equilibri istituzionali su cui si fonda la famiglia nella società moderna. Il poeta, che da giovane aveva saputo scrivere col Werther il più patetico romanzo d'amore, esibiva ormai a sessant'anni tutta la sua maturità esprimendo la sua commossa comprensione sentimentale per rappresentare, con una scrittura perfettamente sorvegliata, il dramma della passione nelle strettoie sociali, nonché la sublimità del sacrificio, la dignità della rinuncia, lo spasimo divino dell'eros, che lui sa intuire fino all'estremo esito della morte.