Gadda, Carlo Emilio

Narratore (Milano 1893 - Roma 1973). L'opera di Gadda nasce da un rapporto estremamente teso e violento con la realtà , concepita come intimamente sommossa, profondamente e irrimediabilmente deforme, disordinata, sconvolta, tanto che a essa può applicarsi soltanto una parola che entri in gara con la sua deformità , la solleciti a rivelarsi appieno, facendosi essa stessa voce mimeticamente abnorme e ironica. Gadda, in questo modo, costituisce un esempio della crisi novecentesca del linguaggio realistico e designativo e, al tempo stesso, si inserisce nella lunga tradizione italiana di letteratura «irregolare», polemica, grottesca, che nasce con le origini stesse della nostra poesia, e in ogni secolo dal Pulci al Folengo, dai barocchi alla scapigliatura, celebra i suoi trionfi di irrisione e di violenza linguistica e tematica accanto e in lotta contro l'ordine della letteratura ufficiale. I mezzi linguistici messi in opera da Gadda sono molteplici: anzitutto, la commistione dei dialetti, dal milanese al romanesco, ma con immissioni minori da altre parti ancora, usati non in funzione di connotazione realista o regionalista, ma come difformità rispetto alle più ordinate e mistificate forme della lingua; poi le forzature metaforiche, portate a tensioni estreme, delle lingue tecniche; la sintassi ramificatissima e intricata, entro cui si manifesta l'intenzione di corrodere a fondo l'organizzazione consueta delle cose, e di mostrarle ribaltate e rivoltate; la mescolanza degli stili dal livello dotto a quello popolare, dall'amplificazione alla concisione ironica, dal descrittivo allo pseudopatetico, con una capacità vertiginosa di trasformazione. La lingua è per Gadda uno strumento estremamente plastico, su cui lo scrittore opera al fine di ottenere risultati di grandiosa e violenta distruzione di un mondo falso e oppressivo, pieno di orrore, di viltà , di miseria, di mediocrità , di inganno. Nell'opera di Gadda si compie così una delle pochissime – l'unica, in Italia – autentiche azioni di conoscenza per reazione assoluta di negazione attraverso l'irrisione e il grottesco della società borghese e del mondo moderno.

Tutto ciò è chiaro fin dal primo libro gaddiano, le prose fra saggio, racconto, contemplazione de La Madonna dei filosofi (1931), soprattutto nei tre racconti principali (Teatro, Cinema e quello che dà il titolo al libro). Il castello di Udine (1934) raccoglie le memorie di guerra: ira e invenzione linguistica sono perfettamente fuse nella violenza di una rappresentazione in cui la guerra è pura deformazione delle cose (ma proprio l'ideologia della guerra ne viene pur così demistificata). La seconda parte del volume raccoglie prose di viaggi, e pagine di paesaggio sono pure quelle de Le meraviglie d'Italia (1939) e de Gli anni (1943), per non riferire, qui, anche delle molto successive prose di Verso la Certosa (1961): troviamo in queste opere non la descrizione lirica o la contemplazione, ma l'irrisione ironica e smitizzante. L'Adalgisa (1944) raccoglie la rappresentazione «milanese» di Gadda, acutamente e grandiosamente indagando un'alta borghesia che nella mimesi stupenda del linguaggio rivela tutti i suoi limiti. Più diretta la carica polemica ne Il primo libro delle favole (1952): l'ira politica e il moralismo impietoso e solitario di Gadda dettano una prosa sulfurea di condanna tesa, urtante, asprissima; mentre i racconti raccolti con il titolo Novelle dal Ducato in fiamme (1953) comprendono tutti i registri di Gadda, dall'ironia più sottile alla rappresentazione demistificante, alle costruzioni grottesche più ampie, veri preludi al capolavoro gaddiano. Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957), quasi un romanzo, fu pubblicato a puntate dapprima (nel 1946) su «Letteratura», poi profondamente rivisto e rielaborato. Intorno a un delitto, accaduto per rapina fra la piccola borghesia romana, nei primi anni del fascismo, sotto l'inchiesta furiosa dello scrittore scatta in luce la più potente galleria del male di una società marcia fino in fondo. Gadda pubblica in quegli stessi anni il Giornale di guerra e di prigionia (1955), la prima opera da lui scritta durante la prima guerra mondiale, documento fondamentale per conoscere le origini gaddiane, soprattutto nella più ampia redazione (1965) che comprende il tempo e le situazioni che precedettero e seguirono lo scoppio della guerra; poi i saggi e le moralità I viaggi la morte (1958) dove lo stesso furore di demistificazione moralistica della narrativa si esercita a contatto con testi letterari o problemi etici o politici o filosofici. Accoppiamenti giudiziosi (1963) raccoglie racconti editi e inediti, mentre La cognizione del dolore (1963; nuova ediz. con l'aggiunta di due fondamentali capitoli, 1970), riunendo un testo pubblicato su «Letteratura» del 1939-40, offre un'altra delle opere straordinarie di Gadda, tutta accentrata sulla solitudine irosa al limite della pazzia dell'uomo ferito dal mondo, per il quale l'unico rapporto con le cose e con gli uomini è di violenza e di ribellione, per giungere alla demistificazione dell'inganno e dell'oppressione che essi significano per lui. Un carattere particolare hanno due testi come I Luigi di Francia (1964) e Il guerriero, l'amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo (1967): divertita, leggera, arguta rievocazione storica il primo; saggio storico-letterario in forma drammatica il secondo, dove la figura del Foscolo e, al tempo stesso, quella di Napoleone, sono fatte oggetto di un assalto che dissacra ferocemente situazioni, atteggiamenti, eventi, parole. Lo stesso furore pieno di sofferenza si avverte a sostenere la stupenda costruzione saggistica e inventiva di Eros e Priapo (1967), un'altra delle massime opere gaddiane. Il termine dell'ira è il fascismo (e ogni forma di civiltà di massa, di obbedienza e di adorazione del potere e del capo): e Gadda, muovendo da analisi di carattere psicoanalitico, a poco a poco accumula i documenti feroci d'accusa contro l'umanità succuba delle parole d'ordine e del fascino del dittatore, con apocalittica potenza inventiva. Gadda ha poi pubblicato frammenti di narrazioni inedite, risalenti alla sua prima attività letteraria, ricca di progetti e sperimentazioni: La meccanica (1970), Novella seconda (1971), dove emergono già figure e motivi delle opere successive. Postumi sono i volumi Le bizze del capitano in congedo e altri racconti (1981), sette prose narrative fra l'autobiografico e il poliziesco, già uscite in periodici; Racconto italiano di ignoto del Novecento (1983), abbozzo di romanzo e insieme quaderno di studio sullo stesso. Inoltre sono state pubblicate opere saggistiche: Meditazione milanese (1974), esperimento di saggio filosofico composto nel 1928; Il tempo e le opere (1982), che comprende prose critiche e ritratti usciti su riviste e giornali. La verità sospetta (1977) contiene tre traduzioni dallo spagnolo (Quevedo, Salas Barbadillo, Alarcón); Un radiodramma per modo di dire e altri scritti sullo spettacolo (1982) riunisce una parodia di un'opera ungherese e interventi sullo spettacolo in genere; Il palazzo degli ori (1983) è una curiosa sceneggiatura cinematografica del Pasticciaccio (da non confondere con la trasposizione cinematografica dello stesso per il film di P. Germi, Un maledetto imbroglio), e ancora Scritti vari e postumi (1993).