Dostoevskij, Fedor Michajlovič

Scrittore russo (Mosca 30 X-1821 - Pietroburgo 31-I-1881). Nacque a Mosca, nell'ospedale Mariinskij, dove il padre svolgeva il suo lavoro di medico e alloggiava con la famiglia in un'ala dell'edificio. La madre di Dostoevskij, Marija Fëdorovna Nečaeva, appartenente a una famiglia di mercanti moscoviti, spirò nel febbraio 1837. Due anni più tardi, nel giugno 1839, Dostoevskij perse il padre, che discendeva da un antico ceppo nobile lituano: egli fu ucciso dai suoi servi mentre dalla tenuta di Darovoe si recava in un altro suo vicino possedimento. Secondo alcune testimonianze, alla notizia della morte del padre Dostoevskij fu preso dal primo attacco di epilessia. Nel maggio 1837 Dostoevskij si trasferì a Pietroburgo con il fratello Michail per prepararsi agli esami di ammissione dell'Istituto d'ingegneria, del quale venne a far parte nel gennaio dell'anno successivo. Nel 1843 Dostoevskij terminò l'istituto ed entrò in servizio effettivo presso il Comando d'ingegneria militare di Pietroburgo, avendo raggiunto il grado di sottotenente. Nell'agosto 1844 diede le dimissioni e lasciò il servizio militare. Quando ancora viveva a Mosca, nel triste ambiente dell'ospedale dei poveri, dove il carattere dispotico e collerico del padre incupiva la vita familiare, Dostoevskij, come il fratello maggiore Michail, fu preso da interesse e amore per la letteratura. In una lettera al fratello Michail, nell'agosto 1838, Dostoevskij parla delle sue intense letture: Hoffman, Goethe, Hugo, Balzac. Il suo entusiasmo per Balzac nasce da un senso della grandiosità fantastica del romanziere francese: «Balzac è grande! I suoi caratteri sono l'opera della mente dell'universo! Non lo spirito del tempo, ma millenni interi col loro travaglio hanno preparato un simile scioglimento nell'anima dell'uomo». Nel 1843 Dostoevskij tradusse Eugénie Grandet. La versione fu pubblicata l'anno successivo in una rivista. Altri scrittori che Dostoevskij lesse con passione in quegli anni sono Omero, Shakespeare, Schiller, i tragici francesi, George Sand e, tra i russi, Puškin e Gogol', che poneva tra i più grandi della letteratura.
All'inizio del 1841 Dostoevskij lesse al fratello Michail brani dei suoi drammi, poi andati perduti, Maria Stuarda e Boris Godunov. La prima opera letteraria che Dostoevskij abbia pubblicato è Bednye ljudi (Povera gente). Nel settembre 1844 scrive al fratello maggiore che stava finendo «un romanzo dell'ampiezza di Eugénie Grandet». Nell'aprile dell'anno successivo il testo è pronto. Il romanzo, dopo essere stato letto dal letterato Dostoevskij V. Grigorovič e dal poeta N. A. Nekrasov, fu da quest'ultimo consegnato al celebre critico V. G. Belinskij, il quale reagì scetticamente alla presentazione fattane dal poeta («Un nuovo Gogol'è nato!», aveva esclamato Nekrasov), ma poi fu preso dalla lettura e chiese che il giovane autore gli fosse presentato. Nel gennaio 1846 nell'almanacco di Nekrasov «Miscellanea pietroburghese» venne pubblicata, in apertura, Povera gente.
L'esordio di Dostoevskij avvenne nell'ambito della tendenza allora predominante nelle lettere russe: la cosiddetta «scuola naturale». Questo termine, che equivale all'attuale «realismo», parola solo più tardi entrata nell'uso in Russia, fu coniato, come spesso accade, da un detrattore del movimento, il letterato F. V. Bulgarin, nel 1846 e fu subito ripreso e fatto proprio, ma con significato positivo, da V. G. ,"Belinskij, Vissarion Grigor'evič");, che di tale «scuola» fu il teorico e l'animatore. Il capostipite della «scuola naturale» fu indicato da Belinskij in Gogol', ma naturalmente in Gogol'così come lo stesso Belinskij lo aveva interpretato. Sicché il decennio tra il 1840 e il 1850, in cui la «scuola naturale» fiorì, si chiama anche «periodo gogoliano», e non senza fondamento qualcuno preferisce definirlo «epoca di Belinskij». Per Belinskij il Dostoevskij di Povera gente era un nuovo afflusso di energia nella «scuola naturale», una riprova della fecondità del principio realistico e critico gogoliano. Tuttavia ben presto diventò chiaro che il giovane scrittore non rientrava nei limiti della poetica «naturale». All'inizio del 1847 i rapporti tra Dostoevskij e Belinskij si guastarono. Il distacco di Dostoevskij dagli schemi letterari entro cui il suo esordio era stato interpretato avvenne, sul piano poetico, con le opere immediatamente successive: Dvojnik (Il sosia, 1846), Gospodin Procharčin (Il signor Procharčin, 1846), Roman v deviati pis’ mach (Romanzo in nove lettere, 1847), Chozjajka (La padrona di casa, 1847), Polzunkov (1848), Slaboe serdce (Un cuore debole, 1848), Čuzajažena i muž pod Krovat’ju (La moglie altrui e il marito sotto il letto, 1848), Čestnyi vor (Il ladro onesto, 1848), Belye noči (Le notti bianche, 1848), Netočka Nezvanova (1849). Da tutto questo insieme di opere narrative, varie per entità , che precedono l'intervallo provocato dalla deportazione, risulta che, comunque si definisca il rapporto di continuità tra Dostoevskij e Gogol', esso non può sminuire l'indubbio rapporto di discontinuità che porta Dostoevskij fuori dell'ambito della scuola naturale. Un critico dell'epoca, V. N. Majkov, nel 1846 riconobbe con perspicacia che la «maniera» di Dostoevskij «è sommamente originale, ed egli meno di qualsiasi altro può essere chiamato imitatore di Gogol'». Gogol', infatti, «è poeta squisitamente sociale, mentre Dostoevskij è squisitamente psicologico. Per l'uno l'individuo è importante come rappresentante di una certa società o di un certo ambiente; per l'altro la stessa società è interessante per il suo influsso sulla personalità dell'individuo». Oggi neppure questa pur acuta definizione soddisfa appieno: da una parte l'opera di Gogol'è passata attraverso nuove «letture», soprattutto all'inizio del Novecento, che ne hanno scoperto più ricchi significati, dall'altra lo stesso primo periodo della creazione di Dostoevskij, grazie a sottili analisi come quelle di M. Bachtin, si presenta solidale col periodo dei grandi romanzi ed è caratterizzato, quindi, da una «polifonia» di voci e di posizioni, da una dialogicizzazione sistematica che penetra la parola d'ogni personaggio, quello narrante compreso, e conferisce anche alle prime cose di Dostoevskij una tensione dialettica straordinaria, una fluidità e un'apertura che non si cristallizzano in una visione definita e immota.
All'inizio del 1847 Dostoevskij comincia a frequentare M. V. Butasevic-Petrasevskij, il quale aveva dato vita a un circolo politico-letterario di idee socialistiche. Nelle periodiche riunioni del venerdì, ricorda un contemporaneo, «i discorsi su New Lanark di Robert Owen e l'Icarie di Cabet, e in particolare sul falansterio di Fourier e la teoria dell'imposta progressiva di Proudhon occupavano a volte gran parte della serata». Dostoevskij attraverso il circolo dei petraševcy conobbe le idee di Fourier e ne sentì il fascino. Da quel momento l'idea del socialismo e della rivoluzione entrò, in un senso eminentemente problematico, nella sua coscienza e non l'abbandonò mai, riflettendosi in ognuno dei suoi grandi romanzi. All'interno dei petraševcy si distingueva un piccolo gruppo di «comunisti» capeggiato da N. A. Spešnev, sotto il cui influsso venne a trovarsi Dostoevskij Il 15-IV-1849 a una riunione in casa di Petraševskij Dostoevskij lesse ai presenti la famosa lettera di Belinskij a Gogol', in cui il critico, nella forma di un appassionato pamphlet politico, controbatteva le idee reazionarie espresse dallo scrittore nei Passi scelti della corrispondenza con gli amici (1847). Il 23 aprile Dostoevskij fu arrestato con gli altri petraševcy. Condannato a morte con altri suoi compagni, venne con loro graziato dallo zar Nicola I. Per volontà dello zar la notizia della grazia fu comunicata all'ultimo momento, quando già il primo gruppo di condannati era davanti al plotone d'esecuzione. Iniziò il lungo periodo di detenzione di Dostoevskij, che fu nel penitenziario di Omsk dal febbraio 1850 al febbraio 1854. Quindi prestò servizio militare a Semipalatinsk prima come soldato semplice, poi, dal novembre 1859, come sottufficiale. Nel febbraio 1857 a Kuzneck sposò Marija Dmitrievna vedova Isaeva. Nell'aprile dello stesso anno Dostoevskij, divenuto ufficiale, fu reintegrato nei suoi diritti nobiliari. Alla fine del 1859, ormai congedato, ottenne l'autorizzazione di stabilirsi a Pietroburgo. Poco dopo l'uscita dal penitenziario aveva iniziato il suo lavoro all'opera maggiore di quegli anni, le Zapiski iz mertogo doma (Memorie di una casa dei morti), che cominciarono a uscire a puntate nel settembre 1860. In questo libro, di originale e libera composizione, la cronaca della quotidiana vita degli ergastolani si fonde con l'analisi dei maggiori caratteri morali di quel mondo e col racconto delle storie e degli episodi che più avevano colpito Dostoevskij al bagno penale. Per questo carmen horrendum lettori d'eccezione come Turgenev e Herzen hanno fatto il nome di Dante a indicare il miracolo di un'esperienza tremenda e possente fattasi complessa architettura poetica. Le Memorie sono l'inizio di una «commedia» che non è «divina», come la dantesca, né «umana» come la balzachiana, ma intellettuale, dove tutte le risorse spirituali vengono messe in gioco e condotte a una zona estrema che confina col supremo valore e col nulla assoluto.
Prima delle Memorie Dostoevskij, dopo otto anni di silenzio forzato, aveva pubblicato tre opere minori: Malen’kij geroj (Il piccolo eroe, 1857), Djadjuškin son (Il sogno dello ziuccio, 1859) e Selo Stejančikovo i ego obitateli (Il villaggio di Stejan'cikovo e i suoi abitanti, 1859). Nel 1861 il fratello Michail inizia la pubblicazione di un mensile letterario e politico, «Vremja» (Il tempo), alla cui redazione prese strettissima parte Dostoevskij La rivista, che cessò le pubblicazioni nel 1863, fu l'organo del «počvenničestvo» (dalla parola russa počva, «suolo»), una corrente, per certi versi affine allo slavofilismo, che voleva occupare una posizione intermedia tra la politica ufficiale zarista e le forze della sinistra rivoluzionaria, proponendosi di fondere la società colta con le masse popolari secondo una linea di progresso sociale fondata sul «suolo» nazionale, cioè sullo sviluppo storico russo, specifico rispetto a quello europeo-occidentale. Dal 1864 al 1866 questo programma fu continuato dal mensile «Epocha» (Epoca), sempre redatto dai Dostoevskij, che accentuò la sua polemica con la rivista dei democratico-rivoluzionari «Sovremennik» (Il contemporaneo). Particolarmente vivace fu la polemica tra Dostoevskij e lo scrittore satirico Saltykov-Ščedrin. Sul primo numero di «Vremja» Dostoevskij pubblicò Unižemeye i oskorblëmye (Umiliati e offesi), un romanzo di transizione che preannuncia idee e situazioni svolte nei grandi romanzi a partire da Prestuplenie i nakazanie (Delitto e castigo). Sempre su «Vremja», nel 1861, le Memorie di una casa dei morti finirono d'essere pubblicate. Dopo un viaggio compiuto in Europa occidentale (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Italia), tra il giugno e il settembre 1862, Dostoevskij pubblicò su «Vremja» (1863) Zimnie zametki o letnych Upečatlenijach (Note invernali su impressioni estive), che è uno dei più penetranti saggi critici sulla civiltà capitalistica. In quegli anni nella vita di Dostoevskij si hanno avvenimenti degni di rilievo: nell'inverno 1862-63 inizia la sua relazione con Apollinarija Prokof'evna Suslova, con la quale, nell'estate 1863, compie un viaggio in Europa. Nell'aprile 1864 muore la moglie di Dostoevskij, Marija Isaevna, e nel luglio il fratello Michail. Nel febbraio 1867 Dostoevskij sposa la ventenne Anna Grigor'evna Snitkina, che da pochi mesi era la sua stenografa e che gli fu moglie devota e solerte. Poco dopo gli sposi partono per l'Europa occidentale, dove si tratterranno più di quattro anni. Difficoltà finanziarie furono create dalla passione di Dostoevskij per il gioco, che gli fece perdere ingenti somme alla roulette. In Igrok (Il giocatore, 1866) vive questo intenso momento dell'esperienza di Dostoevskij All'estero gli nasce nel 1868, e pochi mesi dopo muore, la figlia Sof'ja. Nel 1869 nasce la figlia Ljubov'e nel 1871, dopo il ritorno a Pietroburgo, il figlio Fëdor. Nel 1872 Dostoevskij fa conoscenza con K. P. Pobedonoscev, uno degli uomini politici russi più influenti e più reazionari. Nel 1873 comincia a dirigere la rivista conservatrice «Graždanin» (Il cittadino), pubblicandovi una serie di articoli sotto il comune titolo Diario di uno scrittore. Sempre sul «Graždanin», che abbandonò verso la metà del 1874, curò anche la rubrica di politica internazionale. Nel gennaio 1876 esce il primo numero del «Diario di uno scrittore», fascicolo mensile interamente scritto da Dostoevskij su temi sociali, politici, letterari d'attualità . Tutto il «Diario» è un'opera di eccezionale interesse. Vi si trova, tra l'altro, anche un'opera narrativa tra le migliori di Dostoevskij : il racconto Krotkaja (La mite, 1876). Nel giugno 1880, nel corso delle celebrazioni puškiniane per il centenario della nascita del poeta, Dostoevskij alla Società degli amici della letteratura russa a Mosca legge un discorso su Puškin, poi pubblicato nel penultimo fascicolo del «Diario di uno scrittore». In questo discorso, animato da un pathos morale che suscitò l'entusiasmo del pubblico, Dostoevskij esprime l'idea che Puškin ha illuminato la via della storia russa d'una luce nuova e ha indicato la meta di un nuovo universalismo umano, di cui lo spirito russo è la prefigurazione. Il 28-I-1881, Dostoevskij morì per un enfisema polmonare, nel suo appartamento, a Pietroburgo. Il 31 gennaio ebbero luogo i funerali solenni di Dostoevskij, il cui corpo fu inumato al cimitero dell'Aleksandro-Nevskaja lavra. L'ultimo fascicolo del «Diario di uno scrittore», uscito allora, si esaurì il giorno del funerale.
La serie dei grandi romanzi di Dostoevskij, preannunciata da un'opera minore di mole, ma non meno importante, Zapiski iz podpolija (Memorie dal sottosuolo, 1864), è aperta da Delitto e castigo (1866). 
La storia del romanzo è assai complessa nella sua linearità . A Pietroburgo, uno studente, Raskol'nikov, uccide una vecchia usuraia e, non premeditatamente, anche la sorella di lei. Raskol'nikov è dominato da una teoria, che egli dice indotta dall'osservazione della storia, per cui gli uomini si dividono in due categorie: «una inferiore» (quella degli uomini ordinari), costituente, per così dire, il materiale che serve unicamente a procreare altri individui simili, e quella degli uomini veri e propri, che hanno cioè il dono e il talento di dire in seno al proprio ambiente una parola nuova. Mentre i primi sono vincolati dalle leggi morali, i secondi ne sono liberi. Il delitto di Raskol'nikov è quindi simbolico, in quanto nell'usuraia s'incarna l'abietta iniquità del mondo, e sperimentale, in quanto, uccidendo la vecchia, Raskol'nikov prova la propria capacità d'infrangere la legge morale. Dopo lunghi tormenti di lucida ragione Raskol'nikov accetta la punizione come destino, rientra nella vita da cui si era escluso, si costituisce, ma, forte della sua terribile esperienza intellettuale, continuerà il suo interiore arrovellio.
Nel 1868 Dostoevskij pubblica il secondo dei suoi cinque grandi romanzi, Idiot (L'idiota): personaggio centrale ne è il principe Lev Nikolaevi'c Myškin (don Chisciotte russo ridicolo e tragico nella sua sublime aspirazione a un ideale di verità e di bene in un mondo retto dal denaro, dalle passioni e dalle convenienze) che, privo di mezzi, è stato mandato in Europa occidentale da un benefattore per curarsi dall'epilessia. Ritornato a Pietroburgo, Myškin si trova subito coinvolto in una storia sconvolgente: quella dell'infelice Nastas'ja Filippovna, che è contesa tra Rogožin e Ivolgin e, prima ancora, è divisa tra opposti sentimenti di orgoglio e di amore, di vendetta e di felicità . La vicenda s'infittisce grazie anche alla figura di Aglaja, figlia del generale Epančin, che ammira e ama Myškin. Questi, chiuso nella sua ideale purezza di amore per l'umanità , e indisponibile per un concreto legame d'affetti, sarà testimone del tragico precipitare di tutto quel groviglio di contrasti: Nastas'ja è uccisa da Rogožin. Il principe Myškin è preso dalla follia.
Del 1871 è Besy (I demoni): il romanzo fu preceduto da un altro minore Večnyj muž (L'eterno marito, 1870) e, prima ancora, da due idee di romanzi che restarono irrealizzati: Ateismo (1868) e La vita di un grande peccatore (1869). I demoni fu scritto sotto l'impressione dell'attività rivoluzionaria di S. G. Nečaev, che nel 1869 aveva creato una società segreta, che svolgeva un'attività terroristica e cospirativa. Quando uno studente, Ivanov, dissentendo da Nečaev, dichiarò di voler uscire dal Comitato, Nečaev lo fece uccidere. Da questo avvenimento Dostoevskij trasse lo spunto per il suo nuovo grande romanzo. Attraverso la storia delittuosa di una società segreta in una città di provincia è notomizzato il mondo metafisico, morale, religioso di un particolare tipo di rivoluzionario. Il suo ideale è espresso da Pëtr Verchovenskij, che, con Stavrogin, è l'anima dannata di una diabolica trama di assassini, incendi, suicidi. I demoni, tuttavia, attraverso i personaggi ricordati e gli altri di Kirillov e Šatov, va ben al di là del motivo iniziale e raggiunge profondità intellettuali e intensità drammatiche rare nella letteratura moderna.
Nel 1876 Dostoevskij pubblicò Podrostok (L'adolescente); fra i romanzi di Dostoevskij, quello che forse ha la struttura compositiva meno ordinata. Vi si narra la storia di Arkadij Dolgorukij, l'«adolescente», figlio illegittimo che Versilov, proprietario terriero, ha avuto da una serva. Il sogno che il giovane nutre nel suo risentimento contro tutti è quello della ricchezza e della potenza. Spinto dalla sua ambizione e dalla sua debolezza, il giovane Arkadij entra in un intrico di situazioni e di vicende, la cui vorticosa successione è scandita dal contrasto tra la fresca figura del figlio, chiuso nel suo egocentrico sogno, e la complessa figura del padre, un intellettuale di larga cultura ed esperienza.
L'ultimo romanzo di Dostoevskij e forse il più grande è Brat’ja Karamazovy (I fratelli Karamazov, 1880). La narrazione ha per centro la famiglia dei Karamazov: il padre Fëdor, i suoi tre figli legittimi Dmitrij, Ivan e Alëša, e il figlio illegittimo Smerdjakov, che vive in casa come servitore. Questa cronaca familiare sorprende i suoi personaggi in un momento in cui i loro reciproci rapporti sono giunti al parossismo: tra il padre Fëdor, la quintessenza della sensualità , e il figlio Dmitrij, uomo orgoglioso e passionale, c'è una rivalità scatenata da Grušen'ka, donna bellissima e capricciosa. Anche tra i fratelli Dmitrij e Ivan c'è animosità perché Ivan ama, riamato, Katja, la fidanzata di Dmitrij. Il degenerato Smerdjakov avversa il padre, di cui è servo, e, pronto a ogni infamia, è succube di Ivan, della sua cinica spregiudicatezza intellettuale. L'odio per il padre, che cova in Dmitrij, viene intuito e volto da Ivan, che ne formula l'estrema conseguenza, il parricidio, e ne suggestiona la coscienza malata di Smerdjakov. Questi assassina allora il proprio padre, e del delitto viene accusato Dmitrij, che ha tutte le circostanze contro di sé. Smerdjakov si uccide, Dmitrij è condannato all'ergastolo, Ivan cade in preda a una sorta di follia.
Un problema critico capitale è quello del rapporto tra il primo Dostoevskij, anteriore alla deportazione, e il Dostoevskij della maturità . Si è affermato spesso, da opposte posizioni critiche, che in Dostoevskij, dopo la condanna, sarebbe avvenuto un radicale cambiamento interiore che lo portò a rinnegare le sue giovanili idealità . In realtà , se Dostoevskij superò certe illusioni giovanili e giunse a difendere posizioni politiche retrive, ciò non significa che la sua opera non costituisca un tutto organico. L'esperienza siberiana ebbe certamente un grande significato per Dostoevskij e la sua anima ne uscì più ricca in intensità e contraddittorietà . Per le concezioni di Dostoevskij, che si articolano intorno ai temi centrali della storia dell'esperienza umana, raggiungendo altezze di pensiero e di poesia che lo rendono degno di stare accanto ai nomi di Dante e di Shakespeare, è vera in generale la caratteristica che egli diede di sé nel 1854:«...sono un figlio del secolo, figlio dell'incredulità e del dubbio finora e (lo so) fino alla tomba. Quali terribili tormenti mi è costata e adesso mi costa questa brama di credere che è tanto più forte nell'anima mia quanto più numerose sono in me le ragioni contrarie». Questa lotta irrisolta tra «brama di credere» e le «ragioni contrarie» caratterizza l'atteggiamento di Dostoevskij verso la religione e verso il socialismo e conferisce all'opera sua una profondità unica, una capacità insuperata di arrivare alla radice più nascosta dei problemi e dei drammi dell'uomo moderno attraverso strutture narrative entro cui vivono personaggi-idee, concreti punti di vista sul mondo, autonome voci di una tesa disputa ininterrotta. Così è anche per il problema sociale: Dostoevskij respinge le facili e mistificatorie ricette di palingenesi proposte da chi non sa che «il male si cela nell'umanità più a fondo» di quanto non pensino i riformatori. Ma nello stesso tempo egli scrive, sempre nel 1877: «Io non voglio e non posso credere che il male sia lo stato normale degli uomini».