Dickens, Charles

Scrittore inglese (Portsmouth 1812 - Londra1870). Appartenente ad una famiglia piccolo borghese (il padre era impiegato civile della marina) trascorse buona parte della sua esistenza a Londra (vi si era trasferito nel 1814) scelta come sfondo per molti suoi romanzi e di cui ci ha lasciato memorabili descrizioni, cogliendo con straordinario vigore la nuova e spesso tragica realtà urbana conseguente alle profonde trasformazioni operate nell'Inghilterra dei primi decenni del sec. XIX dalla rivoluzione industriale. L'infanzia e l'adolescenza di Dickens furono segnate dalle precarie condizioni finanziarie della famiglia dovute essenzialmente alle propensioni del padre (servirà da modello per l'eccentrico e inetto ma cordiale e profondamente umano Mr. Micawber di David Copperfield) a vivere ben al di là dei propri mezzi. La situazione precipitò nel 1824 quando John Dickens venne incarcerato nella prigione per debitori di Marshalsea e il figlio Charles fu costretto ad impiegarsi nella Warren's Blacking Warehouse, una fabbrica di lucido da scarpe in cui trascorse cinque mesi prima che una temporanea schiarita gli consentisse di riprendere gli studi interrotti. Fu questa l'esperienza emotiva che determinò il corso successivo dell'esistenza di Dickens e di cui non farà mai parola neppure con i familiari più stretti accennandovi soltanto in termini molto vaghi nell'autobiografico David Copperfield. Ne uscì con un profondo risentimento verso la madre accusata, a torto o a ragione, di essere la responsabile principale della vicenda, ma anche con una furiosa volontà di successo ed una conoscenza non mediata delle tristi condizioni delle classi lavoratrici nell'Inghilterra vittoriana. Terminati nel 1827 gli studi sommari si impiegò, non ancora quindicenne, presso un avvocato che lasciò l'anno successivo per diventare stenografo del tribunale e, quindi, nel 1834, giornalista del liberale «Morning Chronicle» acquistando ben presto la reputazione di miglior cronista parlamentare dell'epoca. Nel 1833, Dickens iniziò la pubblicazione su varie riviste di una serie di brevi e vivaci descrizioni di vita londinese raccolte in volume nel 1836 con il titolo di Sketches by Boz. Questa attività , più giornalistica che letteraria, gli valse l'invito dell'editore Chapman a fornire un commento ad una serie di stampe caricaturali, un genere allora molto in voga, che si proponeva di illustrare con bonaria ironia quali fossero le attività ricreative (caccia, pesca ecc.) del cockney, vale a dire del londinese di estrazione popolare. Con intuito geniale Dickens capovolse il rapporto tra testo e disegno dando la prevalenza al primo e il risultato fu Pickwick Papers (1836-37; Il Circolo Pickwick, Milano 1983 2), un romanzo pubblicato in fascicoli mensili tra il marzo 1836 e il novembre 1837, inserito nel solco della più classica tradizione picaresca inglese. Il protagonista Mr. Pickwick, un ingenuo filantropo fondatore del Pickwick club, e gli altri personaggi percorrono in lungo e in largo, nel corso delle loro tragicomiche avventure, un'Inghilterra non ancora sconvolta dalla rivoluzione industriale in cui il treno non ha fatto la sua comparsa e la diligenza, la stazione di posta, la locanda sono i luoghi ideali per incontrare i più svariati tipi umani dall'imbroglione al gentiluomo stravagante, dalla zitella astiosa in perenne ricerca di marito al signorotto di campagna sprizzante una soddisfatta e obesa cordialità . è un mondo colto nell'atto di estinguersi, rivissuto nostalgicamente ma con un'amara consapevolezza dei tempi nuovi, più accennata che espressa dalle critiche al sistema legale (le disavventure giudiziarie di Pickwick), dalla feroce satira del giornalismo politico e delle elezioni, in un paese appena reduce dai traumi del Reform Bill del 1832. Sono questi, assieme alla poetica descrizione del Natale in casa Wardle e alla minuziosa rappresentazione di una Londra che è già metropoli, i temi più classici di Dickens, quelli che ricorreranno in tutta la sua produzione successiva. I fascicoli mensili di Pickwick raggiunsero la tiratura, enorme per i tempi, di 40.000 copie, dopo la comparsa nel decimo capitolo di Sam Weller, il servitore di Pickwick, che riproponeva un'ennesima e brillante versione del duo Don Chisciotte e Sancio Pancia.
L'imprevedibile successo e la conseguente, insperata agiatezza finanziaria consentirono a Dickens che aveva, nel frattempo, sposato la figlia del direttore del «Morning Chronicle», Catherine Hogarth, di dedicare tutte le energie alla nuova attività di romanziere. Sulla «Bentley’s Miscellany», una rivista da lui diretta, comparvero a breve distanza l'uno dall'altro Oliver Twist (1837-39; Le avventure di Oliver Twist, ivi 1981) e Nicholas Nickleby (1838-39; Torino 1971). Sono opere accomunate a Pickwick da una certa debolezza strutturale, giustificata dalla pubblicazione a puntate che imponeva allo scrittore di improvvisare di volta in volta invece di seguire una trama prestabilita e questo non senza concessioni ai gusti del pubblico dei lettori con i quali Dickens stabilì fin dall'inizio un rapporto che si direbbe di affettività nevrotica ricercandone con insistenza l'approvazione e non per motivi meramente economici. Affiorano in questi due romanzi, che hanno entrambi per protagonista un bambino abbandonato, i traumi e le ossessioni dell'infanzia e il mondo degli adulti è visto senza sfumature, in termini di crudeltà priva di ripensamenti oppure di bontà assoluta. Anche la polemica contro i mali della società vittoriana, attenuata in Pickwick dall'ottimismo e dalla cordialità spensierata della narrazione si fa più aspra e si rivolge ad obbiettivi precisi: il sistema delle work-houses, le case di lavoro a cui venivano affidati i poveri e i trovatelli (in Oliver Twist) , le boarding schools, i collegi dello Yorkshire tristemente famosi per la durezza con cui venivano trattati i piccoli scolari, e la prigione per debitori (in Nicholas Nickleby) . Dickens diventa così la voce morale dell'epoca, l'interprete di un diffuso bisogno di giustizia e di equità economica ed esprime con senso poetico, con accenti di immediatezza e di sincerità le aspirazioni di larghi strati della popolazione; si propone, in sostanza, come il grande divulgatore della lezione dei moralisti vittoriani, da Carlyle a Ruskin.
Pregi e difetti dei primi romanzi si ritrovano puntualmente in The Old Curiosity Shop (1840-41; La bottega dell’antiquario, Milano 1984) molto celebre nel secolo scorso, soprattutto per l'episodio della morte della piccola Nell che, tuttavia, ai nostri occhi appare viziato da un eccesso di sentimentalismo melodrammatico. Con Barnaby Rudge (1841; Torino 1973) Dickens si allontana dai modelli precedenti e tenta con buon successo il romanzo storico prendendo ad argomento le sommosse anticattoliche del 1780 conosciute come Gordon riots dal nome del loro iniziatore; il genere verrà ripreso in un'unica altra occasione, quasi vent'anni dopo con A Tale of Two Cities (1859; Racconto di due città , Bari 1970), un vasto affresco ispirato dagli eccessi della rivoluzione francese.
Gli elementi picareschi pur sempre presenti nella produzione di questa prima fase, si attenuano in Vita e avventure di Martin Chuzzlewit (1843-44; ivi 1981) uno dei grandi romanzi in cui Dickens esprime compiutamente le sue doti straordinarie dando piena attuazione ai propositi, espressi nella prefazione, di maggior coerenza e solidità nella struttura narrativa. L'analisi spietata dell'ipocrisia e dell'avidità rivestite di falso moralismo, impersonate da Pecksniff a cui fa quasi da contrappunto lo splendido personaggio comico di Mrs. Gamp, si fa satira nelle pagine che descrivono Chuzzlewit in America (furono suggerite da un viaggio oltre Atlantico del 1841 da cui lo scrittore ritornò profondamente deluso della vita e delle istituzioni americane) e che, pur essendo state inserite per ovviare a un imprevisto calo di vendite, risultano coerenti al tema centrale dell'ipocrisia. Che Dickens avesse raggiunto la piena maturità artistica risulta anche evidente dal romanzo successivo Dombey and Son (1846-48; Dombey e figlio, Torino 1956) in cui l'attacco ai falsi miti della società vittoriana, soprattutto al potere corruttore del denaro, assume un'ampiezza e determinazione senza precedenti. Dombey era stato preceduto dallo splendido A Christmas Carol (1843; Canto di Natale, Milano 1976), il primo e più celebre di una serie di racconti natalizi pubblicati in seguito con scadenza annua, che narra in toni fiabeschi la conversione dell'avaro Scrooge, e fu seguito da quello che è sempre stato il più popolare di tutti i libri dello scrittore, David Copperfield (1849-50; Torino 1967 2), una rievocazione in buona parte autobiografica dell'infanzia e della prima giovinezza, non priva di difetti ed eccessive concessioni ad un sentimentalismo di maniera ma anche ricca di una sincerità e intensità che ne giustificano il costante favore dei lettori.
Non ancor quarantenne e, senza ombra di dubbio, il più popolare scrittore di lingua inglese, Dickens alterna l'intensa attività letteraria ai viaggi all'estero (Italia nel 1844-45, in Svizzera e Francia nel 1846-47), alle attività benefiche (fondò anche un riformatorio per giovani traviate), alle cure che la sua ormai numerosa famiglia richiedeva. Ritorna brevemente al giornalismo dirigendo il «Daily News» (1846) che ben presto abbandona per fondare la rivista settimanale «Household Words» (1850-59) seguita poi da «All the Year Round» (1859-88) sulle quali pubblicherà quasi tutti i suoi ultimi romanzi accogliendo anche importanti contributi di noti scrittori quali Bulwer Lytton, Mrs. Gaskell e Wilkie Collins. L'intensissima attività di quegli anni nasconde però una grave crisi nei rapporti familiari che raggiunge il culmine nel 1858 con la separazione di fatto dalla moglie, affrettata dal legame che Dickens stabilì con l'attrice non ancora ventenne Ellen Ternan, episodio questo che non è mai stato completamente chiarito ma che indubbiamente dovette incidere profondamente sull'equilibrio emotivo dello scrittore. Quasi a compensazione Dickens cominciò a dedicarsi alla lettura pubblica dei brani più famosi delle sue opere. A questa nuova attività che continuò fino agli ultimi anni e che avrà illustri seguaci (Mark Twain fra tutti) lo rendevano singolarmente adatto le non trascurabili doti d'attore e l'instancabile, quasi morbosa ricerca di un rapporto intenso e diretto con il pubblico.
La profonda insoddisfazione a cui era approdata l'inquieta e tormentata maturità di Dickens è compiutamente riflessa nei grandi romanzi dell'ultima fase che sono spesso definiti dai critici inglesi (forse per analogia per il più alto e complesso periodo creativo della produzione Shakespeariana) dark, cioè cupi perché rielaborano con accresciuto rigore narrativo e, soprattutto con maggior pessimismo, le critiche sempre più radicali alle istituzioni, all'utilitarismo e alla falsa morale vittoriani. Esemplare in questo senso è Bleak House (1852-53; Casa desolata, Milano 1930) un poderoso romanzo che si apre con una celebre descrizione della nebbia londinese, simbolo della corrotta inefficienza della giustizia inglese ma anche delle incertezze e degli smarrimenti inestricabilmente connessi alla fragilità umana, e quindi segue le vicende della interminabile causa di Jarndyce contro Jarndyce fino alla paradossale conclusione: le spese giudiziarie eccedono i vantaggi conseguiti dal vincitore del processo. Mancano in Bleak House le felici invenzioni comiche, vien meno il gusto caricaturale e macchiettistico ma, in compenso, i temi più classici della narrativa dickensiana vengono approfonditi in notevole misura ed i personaggi risultano più sfumati e complessi. Con Hard Times (1854; Tempi difficili, ivi 1985 5), il più breve dei suoi romanzi, Dickens promette una satira «contro coloro che non vedono altro che cifre e bilanci, coloro che impersonano i vizi più malvagi e abnormi della nostra epoca» ma va in realtà ben oltre le premesse offrendoci un'immagine terrificante e modernissima delle distruzioni ecologiche e sociali prodotte dalla rivoluzione industriale. Ritornano invece le ossessioni dell'infanzia in Little Dorrit (1855-57; La piccola Dorrit, Firenze 1950), un romanzo «cupo» per eccellenza in cui prevalgono le storie di fallimento e su cui incombe la prigione per debitori di Marshalsea, la scena delle antiche umiliazioni dello scrittore. Un ancor più accentuato pessimismo caratterizza Great Expectations (1860-61; Grandi speranze, Torino 1975) forse il romanzo di maggior coerenza costruttiva che attacca il potere corruttore del denaro e la follia di chi deformi la propria personalità subordinando l'esistenza al conseguimento di vantaggi e, sullo stesso tema, Our Mutual Friend (1864-65; Il nostro comune amico, ivi 1982) «la più coerente presentazione in tutta l'opera di Dickens degli effetti deleteri dell'ambizione sociale e finanziaria sulla personalità ».
L'incredibile operosità e il numero sempre maggiore di letture pubbliche (estese nel 1867-68 agli Stati Uniti) avevano frattanto minato la salute di Dickens che, dopo un collasso premonitore in seguito al quale fu costretto a interrompere un giro in provincia nel 1869, morì improvvisamente a Londra nel 1870 lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo The Mystery of Edwin Drood (1870; Il mistero di Edwin Drood, Milano 1984) in cui, a testimonianza di una perdurante vitalità , si stava impegnando nella nuovissima direzione del racconto poliziesco sviluppando alcune potenzialità già accennate ma non totalmente svolte in Bleak House.