Defoe, Daniel

Romanziere inglese che fu anche mercante, giornalista, agente governativo e scrittore di politica, economia e religione (Londra1660 - ivi1731). L'appartenenza al ceto medio mercantile di Londra (suo padre commerciava in candele, sua madre aveva forse qualche antenato aristocratico) e l'educazione strettamente presbiteriana, di protesta alla religione ufficiale, che ricevette a casa e nel collegio di Stoke Newington, definiscono le origini di quest'uomo che nessuno dei suoi contemporanei poteva immaginare sarebbe diventato uno dei più noti scrittori inglesi del mondo. La carriera di Defoe infatti, ben diversamente da quella dei letterati riconosciuti tali dal pubblico dell'epoca quali Pope, Dryden, Swift, Addison, fu dedicata tanto al commercio, agli affari e alla politica quanto alla letteratura; e persino in questo campo egli lavorò su scala commerciale più che artistica, producendo per un vasto e non colto pubblico più di cinquecento opere e moltissimi articoli giornalistici.
Benché i particolari della sua vita siano piuttosto oscuri e non ben documentati, si sa che il padre l'aveva avviato alla carriera religiosa ma che intorno ai vent'anni egli cominciò a commerciare in maglieria, e poi in vino e tabacco, viaggiando in Spagna, Francia, Paesi Bassi e forse Italia e Germania. Nel 1684 sposò Mary Tuffley che gli diede sette figli; nel 1685 probabilmente prese parte all'insurrezione fallita del duca di Monmouth, che era visto dai protestanti dissenzienti come il campione della loro fede contro il re cattolico Giacomo II. Nel 1689 partecipò all'esultanza generale del paese per l'arrivo dall'Olanda del nuovo re protestante Guglielmo d'Orange con la regina Mary, e da allora fino alla fine del regno della regina Anna (1714) fu in stretto benché ambiguo rapporto con l'ambiente governativo. La sua attività mercantile giunse a infelice conclusione con una colossale bancarotta di 17.000 sterline nel 1692, ma la sua straordinaria fibra di avventuriero non cedette ed egli ripagò interamente il debito con i proventi della fabbrica di mattoni che aveva impiantato a Tilbury in Essex.
Cominciò in quel periodo a scrivere alcuni versi satirici, opuscoli economici e religiosi e in particolare An Essay on Projects (Saggio su progetti di riforma, 1697) dove suggeriva miglioramenti sociali ed economici necessari al suo paese e vari sistemi per incrementare gli introiti del governo. La sua tempra politica si manifestò nel 1698 quando pubblicò il libello The Poor Man's Plea (La difesa dei poveri) dove condannava nei nobili, nei magistrati e nel clero l'esempio degli stessi abusi e vizi che la legge puniva nei poveri. Altrettanta forza di convinzione espresse in The True Born Englishman (L'autentico inglese, 1701) in difesa del re olandese contro i suoi denigratori inglesi. Ma un'altra violenta satira pochi anni dopo provocò un profondo cambiamento nella sua vita professionale: con il libello The Shortest Way with the Dissenters (Il modo più rapido per liberarsi dei protestanti dissenzienti, 1703) il Defoe suggeriva ironicamente ai tory, ritornati al potere con l'ascesa al trono della regina Anna nel 1702, come eliminare i dissenzienti che Guglielmo d'Orange aveva protetto. Quando lo scopo parodistico dell'opuscolo apparve chiaro in tutta la sua forza sovversiva, Defoe fu mandato in prigione ed esposto alla gogna (mentre la folla lo lodava e leggeva per le strade il suo sarcastico Hymn to the Pillory, Inno alla gogna), la sua fabbrica andò in rovina, moglie e figli si trovarono in miseria. Ancora una volta egli non si lasciò piegare dalle avversità e ne riemerse con un volto nuovo: non era più il mercante della City, né il costruttore di mattoni, né il libellista dissenziente, bensì un agente governativo segreto e un giornalista al servizio di Robert Harley, segretario di stato e poi primo ministro, che lo aveva liberato di prigione.
Da questo momento Defoe cominciò a viaggiare per il paese, spesso in incognito, per riferire al governo sul clima politico delle contee e delle città , specialmente della Scozia il cui parlamento fu unito a quello inglese nel 1707. Per il resto della sua vita continuò ad offrire i suoi servizi di informazione sia ai tory che ai whig, che oscillarono al governo nel primo trentennio del Settecento, meritandosi la fama di spia, opportunista, voltafaccia; ma il suo atteggiamento può essere compreso se si considerano sia le complessità e le ipocrisie della politica parlamentare settecentesca, sia la precaria posizione finanziaria dell'autore nonché il suo irreprimibile spirito d'iniziativa e d'avventura (si veda l'autogiustificazione della sua condotta politica in An Appeal to Honour and Justice, Un appello all'onore e alla giustizia, 1715). Nello stesso tempo Defoe si affermò come giornalista, pubblicando una rivista trisettimanale «The Review» (1704-13) che esprimeva le opinioni del governo su varie faccende politiche ed economiche, e le idee di Defoe sul commercio e la finanza. La scrisse quasi interamente da solo, e collaborò in tutto a più di ventisei giornali e riviste, tra cui il «Monitor», il «Weekly Journal», il «Daily Post», il «Mercator» (1713-14) dedicato al suo soggetto preferito - il commercio - , il «Whitehall Evening Post», il «Mercurius Politicus», e soprattutto il «Mist's Weekly Journal» (1717-20) dove esplicò la funzione segreta affidatagli dal governo whig di mitigare il tono di torismo intransigente e sovversivo della rivista, e «Applebee's Weekly Journal» a cui collaborò fino al 1726. Specialmente in queste due ultime riviste Defoe esercitò la sua penna su un'enorme varietà di argomenti, dalla moda femminile alla vaccinazione contro il vaiolo, dalle prigioni per debitori al problema dei servitori domestici, dalla libertà di stampa alla ciarlataneria dei finti medici. Non fu mai un esercizio altamente intellettuale, ma ebbe il merito di mettere alla portata delle classi sociali inferiori un tipo di informazione e lettura quotidiana assai più accessibile di quelle del «Tatler» e dello «Spectator», e fu fondamentale per preparare Defoe alla stesura dei romanzi di avventure che occupò l'ultima parte della sua vita.

Infatti tra il 1719 e il 1724, in soli cinque anni, Defoe scrisse quelle opere che gli guadagnarono fama immortale presso i posteri e furono invece disprezzate nell'ambiente letterario dell'epoca. Le sue storie sensazionali di criminali, prostitute, pirati e avventurieri, la sua lingua poco forbita appartenente più alla parlata popolare che alla dizione letteraria, i sentimenti spesso volgari dei suoi personaggi con il loro rudimentale senso di giustizia e di moralità , facevano appello ad un pubblico di donnette, negozianti, servitori e soldati, ma ben presto i critici più sensibili, tra cui Pope, si resero conto che in quelle pagine si celava uno scrittore autentico. Robinson Crusoe, che Defoe scrisse e pubblicò alle soglie dei sessant'anni nell'aprile 1719, racconta la storia semiautentica dell'unico marinaio sopravvissuto al naufragio di una nave inglese al largo delle coste del Sudamerica e di come si costruisse un'esistenza civilizzata su un'isola deserta partendo da pochi rudimentali strumenti e materie prime ed arrivando ad avere casa, cibo, abiti, nonché animali domestici e il servitore negro Venerdì. Il libro riscosse immediato successo popolare, e fu letto come una vera epopea dell'uomo medio inglese, l'uomo comune e pratico che lotta contro le avversità senza mai diventare un eroe tragico, che usa espedienti ingegnosi ed ha una presenza di spirito e una perseveranza tutte inglesi. L'opera ebbe subito molte imitazioni, fu tradotta in molte lingue e viene oggi considerata il primo vero romanzo della letteratura inglese.
Sempre nel 1719 Defoe pubblicò The Farther Adventures of Robinson Crusoe (Ulteriori avventure di Robinson Crusoe) e The King of the Pirates (Il Re dei Pirati). Nel 1720 scrisse Memoirs of a Cavalier (Memorie di un cavaliere) e The Life, Adventures and Pyracies of the Famous Captain Singleton (Il capitano Singleton), la storia di un ammutinato senza religione né virtù, le cui avventure cominciano in Africa e finiscono con atti di pirateria per tutti i mari del globo. Il 1722 fu l'anno di grazia del nostro romanziere e vide la pubblicazione dei due capolavori Moll Flanders e A Journal of the Plague Year (La peste di Londra, Milano 1965), oltre ai minori Due Preparations for the Plague (Debiti preparativi per la peste), Colonel Jack (Il colonnello Jack) e Religious Courtship (Corteggiamento religioso). Moll Flanders è la storia della figlia di una ladra che viene allevata da una famiglia borghese benestante, passa attraverso successivi matrimoni, relazioni illecite e alterne fortune fino a diventare ladra a sua volta, e viene deportata come già sua madre nella colonia americana della Virginia dove riesce a riabilitarsi e a costruirsi una vita prospera e tranquilla. Defoe ne trasse probabilmente il modello, come pure per altri suoi personaggi, dai criminali delle carceri di Newgate che spesso intervistava per i suoi articoli giornalistici. Il Journal of the Plague Year racconta per bocca di un presunto testimone oculare, forse lo zio di Defoe, la peste di Londra del 1664-65. è una delle sue opere più coerenti e più strutturate: dai primi capitoli che trattano il graduale diffondersi della peste e il conseguente stato di timore e ansietà della popolazione londinese, si passa alla descrizione delle scene di terrore durante la fase dell'infezione nell'estate, le scene macabre della raccolta di cadaveri e della loro sepoltura in fosse comuni, e i dettagli documentaristici sulle misure prese dalle autorità , sul cessare di ogni attività commerciale e sulla fuga dalla città , e finalmente si arriva allo scioglimento del dramma con l'attenuarsi dell'epidemia e il graduale ritorno alla vita della città deserta.
Nel 1724 apparve l'ultimo romanzo importante, Roxana or the Fortunate Mistress (Lady Roxana, Milano 1930), cioè la presunta autobiografia della bella Mademoiselle Beleau che, abbandonata dal marito londinese a cui ha dato cinque figli, conduce una vita dissipata di intrighi e inganni passando per le braccia di vari amanti in vari paesi europei, finisce in prigione per debiti e muore pentita confessando la sua malvagità . Defoe si dimostra sempre affascinato dalla figura del criminale, dalla sua intelligenza, astuzia e capacità pratica di sopravvivere, e tuttavia la coscienza puritana in lui lo obbliga a condannare questi suoi personaggi e a mostrarne ai lettori la punizione e l'espiazione.

Tra le ultime opere ricordiamo: The Family Instructor (Il precettore della famiglia), che è una serie di saggi religiosi e moraleggianti apparsi nel 1715, 1718 e 1727; A Tour thro'the Whole Island of Great Britain (Viaggio attraverso l'intera isola della Gran Bretagna, 1724-25-27), che offre un valido quadro della vita provinciale inglese del Settecento con informazioni topografiche, di storia locale e commerciali; le biografie di due famosi personaggi della malavita londinese, John Sheppard e Jonathan Wild, apparse tra il 1724 e il 1725; The Complete English Tradesman (Il perfetto commerciante inglese, 1726-27), guida al successo negli affari; A Plan of the English Commerce (Un piano del commercio inglese, 1728), sua ultima opera sul commercio; The Political History of the Devil (La storia politica del diavolo, 1726); Essay on the History and Reality of Apparitions (Saggio sulla storia e realtà delle apparizioni, 1727) e altri saggi che sviluppano il suo interesse per i fenomeni occulti, già evidente nel racconto del 1706 A True Relation of the Apparition of One Mrs Veal (Un resoconto veritiero dell'apparizione di una certa signora Veal); Augusta Triumphans (Augusta Trionfante, 1728), che suggerisce riforme educative e morali per la città di Londra; The Complete English Gentleman (Il perfetto gentiluomo inglese), trattato educativo rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1895.
Defoe continuò a scrivere con chiarezza d'idee, vigore di stile, e vivo interesse per gli affari del suo paese fino al momento della morte che lo colse il 24-IV-1731 in una camera d'affitto a Londra. Poco si sa di questi suoi ultimi mesi se non che era scomparso da Stoke Newington dove aveva casa e famiglia, forse per sfuggire ad un vecchio debito o a una questione legale. Brevi necrologi apparvero sulle riviste dell'epoca a commemorarlo come scrittore di saggi economici e politici, o semplicemente come autore di numerosi scritti. Nessun commento invece sulle sue eccezionali doti creative, la sua prosa così chiara, scorrevole e ricca di immagini da comunicare istantaneamente all'intelletto dell'uomo comune, il suo amore per la documentazione e il dettaglio di vita pratica che conferiscono un'aria di domesticità e verosimiglianza anche all'ambiente più esotico e agli eventi più fantastici. Poiché Defoe non era tanto un letterato o un artista quanto un reporter di consumata esperienza che presentava come resoconti di vita vissuta anche i prodotti della sua vivissima immaginazione, corroborata peraltro da vaste conoscenze dei costumi, delle terre e dei progressi scientifici della sua epoca. Gli viene oggi riconosciuto di diritto il titolo di padre del giornalismo e del romanzo inglese.