Conrad, Joseph

Scrittore inglese di nascita polacca, il cui vero nome era Józef Teodor Konrad Korzeniowski (Berdyczów o Berdičev, attuale Ucraina,1857 - Bishopsbourne, Kent,1924).
Nato in una delle regioni meridionali della Polonia che dovevano poi passare sotto il dominio russo, seguì nel 1861 i genitori nel loro esilio (dovuto ad attività antirusse) a Vologda, nella Russia settentrionale.
Qui sua madre si ammalò per la severità del clima, e morì qualche anno più tardi, nonostante il trasferimento più a Sud, a Černigov. Rimasto orfano anche del padre, morto nel 1869, il giovane Józef fu affidato alle cure di uno zio che lo inviò per qualche tempo a studiare a Cracovia. Ma nel 1874 lo troviamo già marinaio su una nave francese, realizzando così una aspirazione accarezzata fin dall'infanzia alla vita sul mare. Dopo quattro anni trascorsi in parte a bordo e in parte a Marsiglia, dove i particolari del suo soggiorno sono però avvolti nel mistero, nel 1878 Conrad entrò a far parte dell'equipaggio di una nave mercantile inglese, e nel 1886 ottenne il brevetto di capitano insieme alla naturalizzazione a cittadino britannico. Seguirono diversi viaggi in Oriente, da cui doveva trarre materia per i suoi romanzi e, forse ancora più importante per le tracce che doveva lasciare sulla sua personalità , oltre che su uno dei suoi più noti romanzi, The Heart of Darkness, un viaggio sul fiume Congo come comandante di un battello fluviale (1890). Frattanto egli aveva cominciato a lavorare al suo primo romanzo, Almayer’s Folly e, quando nel 1894 esso fu accettato, con la richiesta dell'editore di scriverne un secondo, la sua carriera di marinaio poté dirsi terminata e lasciò il passo a quella di scrittore.
La carriera letteraria di Conrad rimane uno degli episodi più affascinanti e insieme più singolari di tutta la letteratura inglese. Conrad imparò la lingua inglese prevalentemente sulle navi, integrandola certamente con eccellenti letture, tanto da padroneggiarla in modo magistrale e da porsi come uno dei maggiori stilisti che la narrativa inglese abbia mai annoverato. Esistono testimonianze dirette, secondo le quali egli non imparò mai bene la lingua parlata, talché la sua pronuncia risultava per taluno quasi incomprensibile. Molti, e tra essi Ford Madox Ford, si vantarono di aver plasmato la padronanza stilistica di Conrad, ma senza che la cosa si sia potuta dimostrare con qualche fondatezza. La realtà è che Conrad preparò con eccezionale meticolosità il tessuto stilistico dei suoi libri, e fu sempre attentamente preoccupato dei problemi del linguaggio narrativo. Il suo grande modello rimase, ed egli non esitò ad ammetterlo, Gustave Flaubert. In effetti, Conrad possedeva una profonda dimestichezza con la lingua francese, tanto che, come riferisce ancora Ford Madox Ford, gli accadeva spesso di fare un primo abbozzo in francese di una frase, traducendolo poi in inglese. Ciò può spiegare il miracolo della flessibilità dello stile conradiano e la estrema raffinatezza di molte sue soluzioni di scrittura.
Si prova una certa esitazione a inserire Conrad nella grande schiera dei romanzieri d'avventura. Se è vero, infatti, che il mare è al centro di ogni opera conradiana, resta il fatto che al sommo delle aspirazioni di Conrad è stata sempre una ricerca di caratteri e di anime, un tentativo di entrare nei misteri più profondi del cuore umano per uscirne con una conquista di razionalità in grado di giustificarne le azioni in apparenza più abbiette e di scoprire un desiderio di redenzione: si pensi al libro più popolare che Conrad abbia scritto, a Lord Jim. Il romanzo di avventure della fine Ottocento mostra piuttosto quella aspirazione alla evasione, quella simpatia per l'esotico che sono patrimonio comune del simbolismo francese e di certa pittura dello stesso periodo. Se, dunque, scaturisce esso pure dalla crisi seguita al crollo del cosiddetto «compromesso vittoriano» e dei suoi eroi, non è men vero che sceglie, com'è nel caso tipico di Robert Louis Stevenson, una strada molto diversa da quella di Conrad. Il mare e l'avventura costituiscono per il nostro scrittore una misura comune, un'occasione, un elemento di giudizio; si direbbe che il formidabile conoscitore di uomini che Conrad fu non volesse investigare esperienze che non conosceva e non gli erano familiari. E d'altronde la natura umana poteva trovare sempre un elemento di confronto e di paragone incommensurabile nel mare inteso come elemento primordiale e insostituibile, come il fuoco o l'acqua. Così, mentre uno Stevenson fronteggiava la grande crisi dell'uomo moderno, tentando un'evasione per mezzo di personaggi a nuova dimensione (gli adolescenti) e di nuovi orizzonti geografici (l'esotico), Conrad vi si tuffava a capofitto. I grandi termini del mondo stevensoniano e in certi casi anche quelli di Kipling divenivano fin dall'inizio per lui accessori e marginali. Ben a proposito rilevava a suo tempo Edmond Jaloux che gli eroi di Conrad non sono fatti per l'avventura, poiché non vi è tra di essi e l'imprevisto quel perfetto adattamento che caratterizza gli eroi dei romanzi antichi, e, ancora, che Stevenson racconta delle vicende affascinanti per incantarsene egli stesso; ma Conrad ha, come i grandi romanzieri, il desiderio di elucidare la natura dell'uomo. Egli, come ha sottolineato l'Allen, appartiene alla categoria dei romanzieri che amano le situazioni estreme, e nella sua incessante definizione dei rapporti tra l'uomo e il male, rimane essenzialmente non uno psicologo, ma un moralista.
A The Almayer's Folly (La follia di Almayer, 1895), seguì nel 1896 An Outcast of the Islands (Un reietto delle isole), che, con il volume precedente, costituisce un punto di partenza ove gli elementi del romanzo di avventure, a cui accennammo sopra, si impongono ancora con una presenza che andrà in seguito attenuandosi. Ma si tratta delle due prime prove del Conrad narratore, mentre nel 1897 appariva già uno dei libri chiave, The Nigger of the ≪Narcissus≫ (Il negro del ≪Narciso≫), un romanzo nervoso e potente, e, nel 1900, Lord Jim. Con Lord Jim tutta una serie di problemi fondamentali viene posta in luce con imperiosa consapevolezza. Il mare, pur mantenendo una sua ossessionante presenza e compenetrando di sé l'intero libro, serve di contrappunto alla tragica vicenda del protagonista, un individuo «balzato in un abisso profondo e senza fine». Tra la colpa e l'innocenza di Jim vi è «meno ancora dello spessore di un foglio di carta», eppure il giovane marinaio inglese sente il peso della propria responsabilità in termini così inesorabili che la sua vita diverrà a un dato punto una irrefrenabile ricerca di redenzione, più volte frustrata e conclusa dalla morte.
Lord Jim fu seguito da due libri a carattere sperimentale, scritti in collaborazione con Ford Madox Ford: The Inheritors, an Extravagant Story (Gli eredi, una storia stravagante, 1901) e Romance (Romanzo, 1903). Un terzo libro fu il risultato della collaborazione tra i due scrittori, The Nature of a Crime (La natura di un delitto), che apparve nel 1924 senza che sia possibile fissarne con esattezza la data di composizione. Questi romanzi, di valore piuttosto diseguale, costituirono in ogni caso un importante esercizio stilistico per Conrad, e furono accompagnati e seguiti da una serie di opere di primissimo rilievo. Del 1902 è infatti la pubblicazione del volume Youth and Two Other Stories (Gioventù e due altri racconti), comprendente, oltre al racconto del titolo, uno dei più riusciti di Conrad, il celebre romanzo breve The Heart of Darkness (Cuore di tenebra), che più che la storia di un viaggio nel cuore dell'Africa è quella di una discesa nelle profondità oscure dell'animo umano. Dello stesso anno è pure Typhoon (Tifone), anch'esso assai noto e raccomandabile sia per il contenuto avventuroso sia per la sottile analisi psicologica dei personaggi. Del 1904 è invece Nostromo, secondo l'esplicita ammissione di Conrad «il più angosciosamente meditato» dei romanzi lunghi. Il Leavis ha osservato molto opportunamente che in Nostromo lo studio appassionato e diuturno della narrativa francese, e in particolare di Flaubert, si manifesta in tutto il suo più autentico significato, rivelando una seria e severa concezione dell'arte del romanzo. In questo senso Nostromo è la prima grande réussite di Conrad. Ma Nostromo ha altre ambizioni: non solo l'atmosfera, la tensione, il senso del mistero già presenti nei romanzi precedenti vi hanno grande parte, ma siamo dinanzi al primo libro «politico» di Conrad. Il tema fondamentale del libro è l'instabilità politica, le cui cause fondamentali, per usare le parole stesse dello scrittore, vanno ricercate nella «immaturità politica del popolo, nella indolenza delle classi superiori e nell'oscurità mentale delle inferiori». Le opinioni politiche di Conrad raffiorano anche in The Mirror of the Sea, Memoirs and Impressions (Lo specchio del mare, memorie e impressioni, 1906), che rappresenta uno dei vertici della pur vasta produzione conradiana, per la nettezza dello stile e il ritmo impeccabile. Nell'ultima parte del libro trova posto una commossa rievocazione delle imprese di Nelson, che a torto qualcuno ha tacciato di enfasi. In realtà Conrad, profondamente partecipe del carattere inglese che egli aveva saputo comprendere nei suoi più genuini valori, intendeva tesser l'elogio dello spirito nazionale,«... il quale superiore, nella sua forza e continuità , alla buona e all'avversa fortuna, può solo darci il senso di una esistenza duratura e di un potere invincibile contro i fati». Come si vede, la posizione politica di Conrad si lega senza contraddizioni alla generale visione conradiana del mondo, alla costante ricerca di sicurezza e di razionalità contro una realtà irragionevole e mutevole, ricerca che, spesso insoddisfatta, pretende come estrema difesa quello che Conrad chiama «un sottile e misterioso elisir». Vi è qui, in altri termini, come è stato detto da un critico americano, lo Howe, un deliberato rifiuto del residuo «demoniaco e sensuale» insito nella lezione romantica. D'altro canto il conservatorismo di Conrad non gli impedì mai, a differenza del Kipling, di dipingere con implacabile lucidità certe degenerazioni dell'imperialismo delle grandi nazioni europee, com'è in The Heart of Darkness. La qualifica di politico, sia pure con qualche cautela, si suole estendere anche al romanzo immediatamente successivo a Nostromo, vale a dire The Secret Agent (L'agente segreto, 1907), e pure a Under Western Eyes (Sotto gli occhi dell'Occidente, 1911): entrambi polemicamente atteggiati nei riguardi del rivoluzionario professionale, uno dei bersagli preferiti di Conrad. Da notare che in Under Wester Eyes, che, come The Secret Agent, è in definitiva una storia di tradimenti, si accentua la posizione violentemente ostile di Conrad verso la Russia, e si fa una professione di fede filo-occidentale che, a ben vedere, è fortemente contraddittoria rispetto a certe costanti dello spirito conradiano.
Dopo i due romanzi di cui abbiamo ora parlato va situato Chance (Destino, 1914), e successivamente Victory (Vittoria, 1915), che ci riporta al paesaggio malese e si riallaccia, per un certo gusto melodrammatico, a An Outcast of the Islands, con la crescente tensione attraverso la quale si narra la tragica storia di Heyst nella sua sfortunata lotta contro alcuni individui senza scrupoli. Del 1917 è un altro eccellente romanzo breve, The Shadow Line (La linea d'ombra), che prende le mosse dall'esperienza diretta di Conrad come capitano, al comando di una ciurma malata, dominata dal fantasma del capitano predecessore di Conrad ; del 1919 è poi The Arrow of Gold (La freccia d'oro), e del 1920 The Rescue (Il salvataggio), un libro che trae le sue maggiori ragioni di efficacia dal contrasto tra una civiltà importata e l'orgogliosa fierezza degli uomini di mare dell'Oriente.
Negli ultimi anni della sua vita Conrad prese a mostrare una particolare simpatia per il romanzo storico; le sue due ultime opere, infatti sono The Rover (L'avventuriero, 1924), ove ricompare la grande ombra di Nelson ai tempi del blocco di Tolone, e Suspense (Incertezza, 1925), incompiuta, un romanzo che ha come protagonista Napoleone.
Il lungo elenco delle opere di Conrad comprende pure un volume di racconti, Twixt Land and Sea (Racconti tra terra e mare, 1912), che contiene tra l'altro Freya of the Seven Isles (Freya delle sette isole), alcuni racconti minori, un dramma in tre atti tratto da The Secret Agent, altri due lavori teatrali di scarsa importanza e alcuni volumi saggistici e autobiografici (Some Reminiscences, 1912; Notes on my Books, 1921; Last Essays, 1926). Esistono poi varie raccolte di lettere, curate dal Curle (1928), dal Garnett (1928) e da G.-Jean Aubry, biografo dello scrittore (un'edizione italiana dell'Epistolario, a cura di A. Serpieri, è stata pubblicata a Milano nel 1966).