Céline, Louis-Ferdinand

Pseudonimo di L.-F. Destouches, romanziere e polemista francese (Courbevoie1894 - Meudon1961). Fu uno dei primi scrittori francesi contemporanei, dopo Proust, a ripudiare il cosiddetto «linguaggio innocente» e ad attingere alla viva voce del popolo per esprimere i suoi violenti sentimenti di rivolta e di nausea verso una società che lo disgustava in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi strati sociali. In un periodo in cui la Francia, che stava avviandosi verso il Fronte popolare, si nutriva come non mai di illusioni e di luoghi comuni; nell'istante in cui, quietatasi di già la ribellione surrealista, gran parte dei letterati francesi si indirizzava verso il populismo (tale è il caso di Dabit e di Guilloux), Céline rigetta in faccia a tutti, benpensanti e non, una realtà fatta di miserie e di ipocrisia, di ferocia e di violenza, di calcolo e di astuzia, di dolore soprattutto, dolore inteso come essenzialità della condizione umana, che egli rifiuta senza peraltro proporre soluzioni, perché soluzioni diverse non vede. E tutto ciò è espresso con il linguaggio del popolo, argot soprattutto, di cui non si hanno esempi nella letteratura francese, se non si risale fino ai burleschi del sec. XVII. Figlio di un modesto impiegato e di una merciaia che spesso era costretta a girare i mercati della provincia per integrare lo scarso bilancio familiare, dopo la licenza elementare esercitò modesti impieghi per vivere, preparando privatamente il baccalaureato, che ottenne nel 1917. Volontario nell'esercito dal 1912, venne ferito gravemente alla testa nei primi mesi della prima guerra mondiale. Smobilitato con un'invalidità permanente, fu inviato in Africa, poi a Londra nei servizi logistici. Alla fine della guerra si iscrisse alla facoltà di medicina di Rennes, sposò nel 1919 la figlia del direttore della facoltà , e si laureò nel 1924. Dal 1924 al 1928, invece di seguire una carriera che si prospettava brillante, abbandonò tutto e tutti per viaggiare, sotto l'egida della Società delle Nazioni, a Ginevra, a Liverpool, poi di nuovo in Africa, negli Stati Uniti, in Canada e a Cuba, rompendo i legami con la moglie da cui divorziò. Al suo ritorno in patria nel 1928, si installò nei quartieri più poveri della periferia di Parigi, ove esercitò quasi gratuitamente la professione, scrivendo contemporaneamente di notte quel Voyage au bout de la nuit (1932; Viaggio al termine della notte, Milano 1933) che ottenne un immenso successo al suo apparire e che resta il suo capolavoro. Si tratta di una grande rappresentazione dell'incoerenza del mondo e di quella sagra del grottesco che è la guerra, in cui la sola cosa coerente è la morte, l'assoluto cui ogni individuo tende nel suo stesso sforzo di sopravvivere. Il linguaggio, contenuto rispetto ai risultati futuri, mima l'autenticità del parlato e si fa strumento di demistificazione della realtà , rilevando già la sua funzione liberatoria che sarà portata più avanti alle più estreme conseguenze. Di questo periodo è pure una commedia, L'église (La chiesa, 1933), che venne rappresentata solo posteriormente da una compagnia d'avanguardia. Senza interrompere la sua attività di medico, proseguì quella di scrittore con Mort à crédit (1936; Morte a credito, ivi 1964), Bagatelles pour un massacre (1937; Bagatelle per un massacro, ivi 1938), L'école des cadavres (La scuola dei cadaveri, 1939) e, nel pieno della guerra, Les beaux draps (Le belle lenzuola, 1941). Il tono violento della prima opera non si attenua nelle seguenti, anzi viene spinto ancora oltre il possibile, verso la costruzione quasi di un'epopea dell'orrido; ma se nel Voyage au bout de la nuit il tono appariva spontaneo, quasi necessario al ritmo della narrazione e la frase veniva a essere il logico sviluppo del pensiero, la sua naturale e migliore oggettivazione, nelle opere seguenti, già in Mort à crédit, ma più chiaramente in Bagatelles pour un massacre e L'école des cadavres, si sente lo sforzo dell'autore per ottenere un risultato che spesso rasenta il delirio verbale.

Tristissime le vicende di Céline durante e dopo la seconda guerra mondiale: accusato di collaborazionismo coi tedeschi, venne arrestato su richiesta del governo francese, mentre era rifugiato in Danimarca, e restò in carcere quattordici mesi. Condannato da un tribunale francese nel 1950, dichiarato colpevole di indegnità nazionale, fu difeso in seconda istanza dal celebre avvocato Tixier-Vignancour e assolto nel 1951. Rientrò finalmente in Francia e si stabilì a Meudon, ove trascorse gli ultimi anni in disparte, volutamente ignorato dagli ambienti letterari francesi che, pochi anni dopo la morte, iniziarono l'opera di riscoperta e di rivalutazione. La produzione di questo periodo - Féerie pour une autre fois (Fantasmagoria per un'altra volta, 1952); Normance (1954); Entretiens avec le professeur Y (1955; Colloqui col professor Y, Torino 1971); D'un château l'autre (1957; Il castello dei rifugiati, Firenze 1973); Nord (1960; Torino, 1975); Le pont de Londres (1964; Il ponte di Londra, ivi 1971); Rigodon (1969) - risente molto dell'esperienza della seconda guerra mondiale, che egli non seppe trasformare in vivente materia poetica come gli accadde per la prima. In particolare nella trilogia (D'un château l'autre, Nord e Rigodon) il quadro comune è proprio la scena della guerra. Romanzo-itinerario come il Voyage, anche questo ciclo si costruisce come una cronaca drammatica delle peregrinazioni attraverso la Germania verso il rifugio danese. In un universo assurdo e perverso, tragico e grottesco al tempo stesso, in cui la figura dominante è quella del protagonista dominato dall'unica preoccupazione di sopravvivere, rivivono personaggi storici (Pétain, Laval, Abetz) e luoghi indimenticabili (Berlino, Baden-Baden, Sigmaringen, ecc.). Ma, contrariamente al Voyage, in questi romanzi gli interventi del narratore si fanno più serrati, spezzano il racconto, lo interrompono con divagazioni biografiche, dialoghi con il lettore, tanto che la scrittura diventa meno rappresentazione della realtà che non luogo teatrale in cui l'istituzione è sconvolta dal comico dissacrante. Il linguaggio, qui, trasformatosi in discorso, in linguaggio parlato, se pur vigile all'effetto poetico, è quello che avrà una non trascurabile influenza su Sartre e Queneau, nel primo facendosi meno distaccato, nel secondo diventando più ironico. In questi romanzi Céline resta lo sceneggiatore di una realtà storica in decadenza, espressa attraverso la disperazione e il dolore di un individuo costretto a viverla con la terribile certezza di non poter far nulla per mutarla.
Alla piena maturità dello scrittore appartiene Le pont de Londres. Pubblicato postumo con questo titolo dal revisore R. Poulet, esso era stato intitolato da Céline Guignol's Band II (in quanto rappresentava la continuazione di Guignol's Band I, Banda di burattini, scritto nel 1944), ed era rimasto incompiuto. Esso si ricollega al precedente nella visione «burattinesca» del mondo, nell'esplosiva gioia di evasione che si vela qui di ansia e di paura, a ricordo del lontano 1944 in cui l'unica salvezza era riposta, appunto, nella fuga. Il romanzo si chiude tuttavia in una rinnovata visione tragica dell'esistenza in uno sfondo reso drammatico dai bombardamenti e in cui il ponte di Londra si eleva come il solo simbolo di libertà , passaggio, cambiamento, a un'esistenza vissuta come irrevocabilmente tragica. Il romanzo, tuttavia, come già il precedente Guignol's Band I, è condotto sui due registri, opposti, del fiabesco e del caricaturale, che mitigano (come nelle tele di Bosch e Brueghel) il senso del tragico e deformano la realtà esagerandone i motivi, stilizzandone i contorni, dandole una forma fantastica. Anch'esso come i precedenti, riflette quella libertà di sguardo e di linguaggio, quella compassione sincera verso la miseria umana, e quella denuncia contro ogni istituzione soffocante che, esprimendosi in modo diretto e concreto in un linguaggio composito, ne esprimono anche il superamento.

 

 

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