Celan, Paul

Pseudonimo del poeta tedesco P. Antschel (Černovcy1920 - Parigi1970). Considerato uno dei maggiori lirici di lingua tedesca del sec. XX, nacque all'estremo lembo orientale dell'area culturale austriaca; morì suicida. La sua vicenda umana rispecchia le tragiche vicende storiche del cinquantennio da lui vissuto. Appartenente a famiglia ebraica piccolo-borghese, Celan crebbe nella città natale e capitale della Bucovina, divenuta romena nel 1919, e vi frequentò prima la scuola elementare ebraica e poi il liceo di stato. Nel 1938-39 frequentò a Tours la scuola preparatoria di medicina, con l'intenzione di continuare poi in Francia gli studi medici. Ma lo scoppio della guerra lo costrinse a restare a Černovcy, dove s'iscrisse alla locale facoltà di lettere, mentre a seguito degli accordi russo-tedeschi la città passava sotto la sovranità sovietica. Del resto nel frattempo la vocazione letteraria del giovane Celan si era venuta precisando e rafforzando ed egli faceva le sue prime prove poetiche. Nel 1941 la quasi fulminea occupazione nazista sconvolse completamente la sua esistenza; subì l'internamento prima in un ghetto e poi in un campo di lavoro; ma la ferita insanabile fu la deportazione e il massacro dei genitori e di tanti parenti ed amici. Liberata dai sovietici la Bucovina nel 1944, l'anno seguente il poeta poté recarsi a Bucarest ove rimase fino al 1947, inserendosi in quell'ambiente letterario e iniziando le proprie pubblicazioni con lo pseudonimo anagrammato nel frattempo assunto. Passato a Vienna alla fine del 1947, l'abbandonò nel luglio successivo per stabilirsi a Parigi: qui conseguì la laurea in lettere e tentò di costruirsi un'esistenza, sia nel privato, che nel mondo della letteratura. Le sue raccolte – la prima, a parte un'edizione viennese andata subito al macero, è del 1952 – cominciarono ad attrarre l'attenzione della critica tedesca e dei più avvertiti osservatori stranieri. Nel 1958 ebbe il premio della città di Brema; nel 1960 la sua fama fu consacrata dal prestigioso premio Büchner, ma le tensioni impostegli e quelle connesse con l'accanita ricerca poetica, il ricordo ossessivo del passato e l'indole sensibilissima, l'indussero a concludere prematuramente la propria esistenza.
L'opera di Celan, quasi esclusivamente lirica, è scaglionata in nove volumi, di cui tre postumi, per un complesso di oltre quattrocento poesie: Mohn und Gedächtnis (Oppio e memoria, 1952); Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia, 1955); Sprachgitter (Grata di parole, 1959); Die Niemandsrose (La rosa di nessuno, 1963); Atemwende (Pausa del respiro, 1967); Fadensonnen (Filamenti di sole, 1968); Lichtzwang (Luce coatta, 1970); Schneepart (Zona di neve, 1971); Zeitgehöft (L'alone del tempo, 1976).
Le radici poetiche della lirica celaniana vanno ricercate anzitutto nel romanticismo (Hölderlin, Jean Paul) e nel neoromanticismo tedeschi (Rilke, Trakl); ma anche nei grandi poeti russi del Novecento (Block, Mandel'štam, Esenin) e nella lirica francese dal simbolismo in poi (Rimbaud, Eluard, Char), autori tutti da lui magistralmente tradotti. Le radici culturali sono quanto mai varie, ma la particolare sensibilità con cui furono recepite e assimilate rivelano una spiccata affinità ideale per la cultura mitteleuropea, soprattutto di estrazione ebraica, non esclusi gli apporti mistico-religiosi (chassidismo) e quelli anarco-socialisti (Kropotkin, Landauer). Soggetti principali d'ispirazione di questa lirica densissima, spesso arditamente cifrata ed ellittica nelle sue catene metonimiche, sono, da un lato, le esperienze amorose dell'autore e la crudele vicenda della persecuzione e dello sterminio, visti come sintomo di un male storico dominante la nostra epoca; dall'altro lato, in rapporto con la disumanità riscontrata nel mondo attuale, la possibilità stessa della comunicazione poetica, la sua assoluta e vertiginosa precarietà , peraltro fronteggiata da Celan con un impegno eccezionale, con disperata ma strenua costanza fino al totale esaurimento delle sue energie vitali.