Camus, Albert

Narratore, saggista, drammaturgo francese (Mondovi, Algeria,1913 - Villeblevin1960), premio Nobel per la letteratura nel 1957. Di famiglia operaia assai povera, riuscì a compiere buoni studi aiutandosi con saltuari lavori fino alla laurea conseguita presso la facoltà di lettere di Algeri con una tesi su Platone e sant'Agostino. Sposatosi nel 1934 ruppe questo matrimonio dopo un anno. Nello stesso tempo aderì al partito comunista da cui si allontanò pochi anni dopo (1937). Diresse tra il 1937 e il 1939 il Théâtre de l'équipe e, entrato nel giornalismo, collaborò ad «Alger républicain» e in seguito a «Paris Soir», compiendo numerosi viaggi in Italia e nell'Europa centrale. Pubblicò in questo periodo due raccolte di saggi, L'envers et l'endroit (1937; Il rovescio e il diritto, in Saggi letterari, Milano 1959) e Noces (1938; Nozze, ibid.). La prima raccolta, composta da brevi saggi lirici, dove Camus comincia a interrogarsi, sollecitato dai ricordi, sul senso della vita e della morte. Temi che ricompaiono nella seconda raccolta: la gioia della vita è evocata attraverso la rappresentazione della selvaggia spiaggia d'Algeria, di fronte al mare e al sole, con un linguaggio ebbro di vita che ricorda le Nourritures terrestres di Gide, mentre il vento soffia sullo scenario di una città morta insinuando «la certezza cosciente d'una morte senza speranza». La figura d'uomo che Camus preconizza comincia a delinearsi: l'orrore della morte non deve distrarre dalla vita, fino alla fine l'uomo conserverà la sua lucidità , perché ciò che l'unisce alla vita, in un mondo dove la bellezza deve perire, è «la duplice coscienza del suo desiderio di durata e del suo destino di morte». Allo scoppio della guerra, nel 1939, Camus tentò di arruolarsi, ma per le sue precarie condizioni di salute (soffrirà per tutta la vita di emottisi) non venne accettato. Trasferitosi in Francia, a Parigi, nel 1940 si risposò con Francine Faure, una ragazza di Orano, e durante l'invasione tedesca seguì le sorti della redazione di «Paris Soir». Divenuto membro attivo della Resistenza, a fianco di Gide, Sartre e Mauriac, diresse fino alla liberazione il giornale clandestino «Combat». Erano intanto apparsi un romanzo, L'étranger (1942; Lo straniero, Milano 1947), una raccolta di saggi, Le mythe de Sisyphe (1942; Il mito di Sisifo, ivi 1947), due opere teatrali, Le malentendu (1944; Il malinteso, ivi 1946) e Caligula (1944, scritto però nel 1938; in «Sipario», 2, 1956), e, direttamente ispirate dal tormentato periodo storico, le Lettres à un ami allemand (1948; Lettere a un amico tedesco, Milano 1948). L'étranger lo rivelò al pubblico come romanziere e ne delineò la tematica chiaramente esistenziale, che lo accosta per un verso a Kafka e per certi aspetti a Sartre, da cui però Camus si sentì diverso poiché, per lui, constatare l'assurdità della vita non poteva essere il fine ma solo l'inizio della sua gnosi. Mersault, il protagonista-narratore del romanzo, rappresenta l'uomo prima della presa di coscienza dell'assurdo, ma già pronto a questa lucida rivelazione. Nella prima parte del romanzo si assiste allo scorrere meccanico della sua esistenza fino al momento in cui riceve la notizia della morte della madre: la strana indifferenza che lo contraddistingue in questo evento, è la stessa con cui si svolge la sua storia d'amore con Maria, che egli vive ad un tempo con una sorta di estraneità e di ineluttabile consapevolezza. La monotona routine della sua vita è sconvolta improvvisamente dall'omicidio di un arabo che egli compie, senza ragione apparente, sulla spiaggia di Algeri accecata dal sole. La seconda parte ricostruisce la figura del protagonista visto dai giudici, che, manipolando i testimoni e le testimonianze, «rileggono» la vita e la personalità di Mersault alla luce dell'assassinio compiuto. Ogni suo atto, ogni tratto della sua personalità , il suo «esistere» nel mondo, spiegherebbero e presupporrebbero il suo divenire omicida, benché ed è in questa contraddizione che consiste l'assurdo il fatto sia stato compiuto con determinazione e inconsapevolezza insieme. L'ultimo capitolo vede Mersault di fronte alla condanna e alla morte: nella notte precedente il compiersi della «giustizia», egli assume interamente l'assurdità del suo gesto e della vita, e, al prete venuto ad offrirgli il perdono di Dio a condizione che egli si penta, egli ribadisce la propria indifferenza, e la propria rivolta contro la falsità del mondo, rivendicando tutta la sua «estraneità » all'esistenza, e al tempo stesso la totale aderenza alla natura che lo determina.
L'idea dell'assurdo è pure all'origine di Le mythe de Sisyphe. Dato che il desiderio di vivere, di conoscere e di creare dell'uomo si urta con il suo stato reale di infelicità e con la costante presenza della morte, la vita - si chiede Camus - vale la pena di essere vissuta? Questo interrogativo che è, per altri esistenzialisti, l'origine dello stato continuo d'angoscia che accompagna l'uomo nella sua esistenza, è da Camus superato con l'accettazione della vita con tutta la sua irrazionalità . Conseguenze di questa lucida accettazione saranno la rivolta dell'uomo, la sua libertà e la sua passione di vivere, che egli conoscerà pur nella certezza che nulla di lui sopravviverà ; libero dal sovrannaturale quindi, in un mondo a lui indifferente nella sua bellezza peritura. E il lavoro di Sisifo, immaginato felice, assurge a simbolo della condizione umana. La disponibilità dell'uomo a tutte le esperienze e per conseguenza il suo realizzarne il maggior numero possibile risultato del pensiero di Camus sono da lui stesso messe in atto con la sua intensa partecipazione alla Resistenza. E nelle quattro Lettres à un ami allemand Camus spiega all'amico tedesco accecato dall'amore per il suo paese, che la giustizia è al di sopra di tutto e impedisce che l'uomo, l'individuo venga annientato: «continuo a credere che questo mondo non abbia un significato superiore. Ma so che qualche cosa in esso ha un senso: è l'uomo perché esige d'averne», e Camus è fiero di partecipare alla salvezza dell'uomo dalla solitudine in cui l'avrebbe ridotto la vittoria nazista.
Continuò alla fine della guerra la sua attività giornalistica e divenne collaboratore fisso della casa Gallimard. Profondamente coerente con i suoi princìpi, fu uno degli intellettuali più impegnati nella difesa di ogni attentato alla dignità e alla vita umana. Le sue proteste si levarono energiche sia contro le repressioni francesi nel Madagascar (1947), sia per la condanna a morte dei comunisti greci (1949-50); contro le guerre di Corea, d'Indocina e d'Algeria; a favore della rivolta degli operai di Berlino Est (1953; Camus, d'origine operaia, sentì fortemente i problemi di questa categoria, pur senza aderire alle tesi comuniste) e della rivolta ungherese del 1956. Continuò la sua attività letteraria imponendosi definitivamente con il romanzo La peste (1947; La peste, Milano 1948), salutato al suo apparire come l'opera di un maestro, cui seguirono La chute (1956) e i racconti di L'exil et le royaume (1957; La caduta, l'esilio e il regno, ivi 1958); al teatro, cui si interessò sempre moltissimo, diede L'état de siège (Lo stato d'assedio, 1948) e Les justes (1950) oltre a numerosi adattamenti (tra i quali La devozione alla Croce di Calderón, Un caso clinico di Buzzati, Requiem per una monaca di Faulkner, I demoni di Dostoevskij), mentre i suoi saggi si facevano sempre più interessanti e polemici: Actuelles I, II, III (1950-58; Cronache 1944-58, in Ribellione e morte, ivi 1961), L'homme révolté (1951; L'uomo in rivolta, ivi 1957), L'été (1954; L'estate, in Saggi letterari cit.), Discours de Suède (1957; Discorsi in Svezia, in Ribellione e morte cit.), e postumi Carnets (1962; Taccuini, ivi 1963-65) e La mort heureuse (1971; La morte felice, ivi 1975). Morì in un incidente automobilistico.
L'homme révolté analizza la rivolta metafisica come «movimento con il quale l'uomo si erge contro la sua condizione», movimento che mette in luce la misura e il limite della natura umana. La tematica dei drammi rispecchia quella dei romanzi. I personaggi di Le malentendu, chiusi e isolati nella loro esistenza finiscono con l'autodistruggersi. Caligula, avendo capito che tutto è menzogna nel mondo, fa vivere i suoi sudditi nella verità , cioè nell'assurdo, nell'arbitrio, nel terrore, ma soccombe vittima coerente della sua logica. Ancora il mito della Peste ne L'état de siège, vinto dalla ribellione di Diègue che organizza la resistenza al male. Les justes, gli anarchici russi, lottano contro l'oppressione per una nuova, migliore società . Il vigore e la forza dell'opera di Camus sono la conseguenza del rigore e della serietà con cui egli affrontò i problemi che più inquietano l'uomo moderno. Fu profondamente ostile all'idea di un Dio tradizionale, perché non concepiva nulla all'infuori della natura, tanto meno un essere responsabile dell'assurdo della morte, di cui affermò il carattere definitivo, rifiutando tutte le soluzioni proposte dalle religioni. Neppure accettò che l'uomo fosse sacrificato alla storia, e perciò rimproverava alla Rivoluzione mondiale, come alla Religione universale, di essere una dottrina dell'ingiustizia. Per difendere l'individualità della persona contro determinati sistemi politici, polemizzò con Sartre: la solidarietà di classe non deve distruggere la personalità del singolo. La sua adesione alla vita fu totale, ebbe il gusto della felicità che per lui non poteva esistere che divisa con altri: «bisogna esser forti e felici per aiutare la gente nella sventura»; insopportabile gli fu la sofferenza umana. L'uomo non è né innocente né colpevole e «nell'attesa di sapere e di vedere bisogna guarire tutto ciò che si può guarire. è una posizione di attesa» afferma Rieux ne La peste. Questo romanzo, che rappresenta la realizzazione letteraria delle idee espresse in L'homme révolté, resterà non solo il capolavoro di Camus, ma forse di tutta la narrativa contemporanea francese. In Orano è scoppiata la peste, preannunciata da una grande moria di topi. Nella città isolata per quasi un anno gli uomini vivono e muoiono tentando di combattere il flagello. La lotta contro il male è dunque l'argomento di questa cronaca: alla fine la peste sarà vinta, ma sul male non ci sono vittorie definitive e «forse verrà il giorno in cui la peste risveglierà i suoi topi e li invierà a morire in una città felice». Romanzo allegorico, nel quale l'evidente significato simbolico non infirma la potenza narrativa messa in risalto dalla classicità del linguaggio, in esso sono riassunti tutti i temi e i motivi più validi dello scrittore.
Il messaggio che Camus ci ha lasciato, affrontando i grandi problemi dell'uomo con quell'insieme di audacia e di prudenza che caratterizza i grandi spiriti, assicurando loro al di là del successo del momento un'influenza infinitamente duratura, è proprio per questo profondamente umano e moderno: è la certezza che la felicità esiste, ma non è né nel mondo, tra gli uomini, né al di fuori di esso, essa consiste nella totale compenetrazione dell'uomo con la natura, in cui l'assenza del male, del dolore, coincide con il senso di indifferente fraternità che solo le «nozze con la terra», l'immanente, può suscitare.
Oltre alle opere citate ricordiamo: narrativa: La femme adultère (1954); saggistica: Remarques sur la révolte (1945); Le Minotaure ou la halte d'Horan (1946); Ni victimes ni bourreaux, in «Combat», XI, 1946; Réflexions sur la guillotine La peine de mort en France (1958; La ghigliottina, Milano 1958); teatro: Révolte dans les Asturies (1936); Les esprits (1953).