Calvino, Italo

Narratore (Santiago de Las Vegas, Cuba,1923 - Siena1985). Esordì con un romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (1947; nuova ed. con una significativa introduzione, 1965), in cui, rievocando sullo sfondo della guerra partigiana in Liguria, dove si era trasferito bambino con la famiglia, le proprie giovanili esperienze, amare e crudeli, aprì il primo caso di crisi della concezione realista della realtà , nella direzione della richiesta disperata di rendere ragione dell'angoscia della morte, dell'orrore dell'uccidere, e nella decisione di conoscere, del reale, anche il «negativo». I racconti di Ultimo viene il corvo (1949) mostrano, più che un progresso in questa direzione, lo sforzo che l'indagine dei confini della realtà costa allo scrittore: ci sono motivi schiettamente neorealisti, di genere moralistico-didattico, accanto a rinnovate espressioni dell'orrore dei «mostri» e a una tendenza a risolvere il fatto in avventura, a dissolvere i tipici moduli tematici neorealistici in paradosso, a farli esplodere in favola, in meraviglia, in effetto di magia. A un certo punto Calvino cerca il sostegno di un'ideologia letteraria che gli fornisca un alibi di fronte alle accuse di parte neorealista di disimpegno, di evasione, e costituisca la base di pensiero su cui fondare la scelta di un discorso come allegoria, conte philosophique, pamphlet, saggio e moralità di illuministico modello, denso di allusioni contemporanee, fra la libera avventura dello spirito e dell'ironia e il legame continuo della costruzione allegorica, fra la lucidità razionale e moraleggiante e l'impuntatura dell'angoscia, dei fantasmi, della morte. L'operazione avviene con la trilogia de Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959): più equilibrato il primo romanzo fra la libertà estrema dell'invenzione e dell'avventura e la fermezza dell'apologia morale che inquadra tutto il vario e rapido dispiegarsi degli eventi, scorciati con suprema eleganza e ironia e anche con un fondo di malinconia, che dà profondità al motivo, non originalissimo, della necessaria compresenza di bontà e malvagità nell'uomo, per l'ordine del mondo (la vicenda fiabesca dell'uomo diviso da una cannonata in due parti, una buona e una malvagia, con le conseguenze ora comiche, ora tragiche che ne derivano, fino alla felice conclusione che porta alla riunione delle due parti e al rinnovato compenetrarsi del bene e del male che sono in ciascun uomo); più fedele alle regole del conte philosophique (anche per l'età storica scelta: la rivoluzione francese, di fronte alla guerra dei Trent'anni, che inquadra Il visconte dimezzato) il secondo, che è invenzione, sullo sfondo di una settecentesca provincia italiana, del simbolo della ribellione alle assurde costrizioni di una società in crisi attraverso un contatto rinnovato con la natura; più freddo, quindi, più distaccato, più amaro, teso a un gioco più seccamente intellettualistico, nel quale, tuttavia, meglio si esplicano le virtù di lucido ironista e moralista di Calvino ; molto meccanico nell'ambizione della più diretta allegoria politica il terzo, che, nella rappresentazione satirica dell'obbedienza cieca, dell'inganno ideologico, dell'alienazione che rende l'uomo inesistente, questa volta sui cartoni di un Medioevo cavalleresco di maniera, tenta di stabilirvi sopra un gioco continuo di allusioni a situazioni contemporanee, inaridendosi nello schematismo inevitabile della scommessa delle rispondenze.
C'è, nella trilogia che Calvino ha riunito con un'importante introduzione ideologica, sotto il titolo complessivo I nostri antenati (1961), accanto a una riduzione minore della letteratura e del rapporto con la realtà a tentazione un po'mondana, uno sforzo di risolvere il problema del significato e dell'ampiezza e profondità del reale, presentatosi allo scrittore fin dalle origini, respingendolo nel simbolo o rinviandolo all'ambito rarefatto e distanziato dell'allegoria come divertimento acuminato di allusioni e di raffronti delle situazioni fantasticate con i dati dell'esperienza contemporanea: un modo per allontanare la questione, per rinviarla nella dimensione senza lacrime e dolore e morte vera della favola, dove gli uomini vengono tagliati a pezzi e ricuciti insieme, uccisi, si rimettono subito dopo in piedi, vecchi, spariscono rapiti in cielo da una mongolfiera. Contemporaneamente, però, Calvino sfrutta appieno gli strumenti di una sapienza letteraria che consente la confezione perfetta dei prodotti «fantastici»: la prospettiva dell'infanzia e delle sue avventure attraverso cui è descritta la vicenda del visconte dimezzato; la pienezza della vita della natura partecipata con misura e intelligenza e la prospettiva dall'alto che deriva dall'esistenza condotta sugli alberi da parte del protagonista, che riempie di alacre festosità intellettuale l'avventuroso intrecciarsi delle vicende del barone rampante; l'insistenza sul rituale, che costituisce la molla ironica del cavaliere inesistente. Accanto, però, stanno ricerche del tutto diverse: il romanzo operaio torinese I giovani del Po, scritto nel 1950-51 (e pubblicato nel 1957-58), così programmaticamente costruito su schemi moralisti; i tre racconti de L'entrata in guerra (1954), ricerca, fra realtà e moralità , del senso della violenza gratuita, della distruzione cieca, della solitudine, della desolazione sullo sfondo dei primi mesi di guerra (con particolare riferimento al racconto Gli avanguardisti a Mentone, il più approfondito e nuovo); i precedenti, contemporanei e successivi racconti brevi e lunghi, come La formica argentina (1952), La speculazione edilizia (1957), La nuvola di smog (1958), tutti raccolti nel volume dei Racconti (1958). Da ricordare, di questo periodo, anche la raccolta delle Fiabe italiane (1956).
C. affronta nelle sue opere i temi della vita sociale italiana nei primi anni del miracolo economico, e, insieme, discute di posizioni politiche, immette, cioè, nel suo narrare tutte le motivazioni di realtà che furono nella poetica realista, tentando di rinnovarne la prospettazione attraverso gli strumenti dell'obiettivazione saggistica, dell'osservazione critica, del commento storico-sociologico; ma i momenti più efficaci sono costituiti da certi improvvisi e intensi squarci di rappresentazione dell'orrore inconsapevole dell'esistenza costretta delle città , della vita collettiva, dell'ambiguità morale dettate da imprevisti annebbiamenti di incoscienza anche nel giudizio più lucido e netto. Da questa situazione sempre più messa a fuoco nasce il risultato di crisi più significativo dello scrittore, La giornata d'uno scrutatore (1963), dove la prospettiva è violentemente ribaltata, e il contatto con i problemi politici è raggiunto non per mezzo della meditazione razionale ma attraverso l'angoscia della deformazione fisica e morale, dello sconvolgimento mentale, della metamorfosi atomica, della morte. Nei racconti di Marcovaldo (1963) l'omonimo protagonista, manovale dal cuore semplice, cerca e sa trovare la presenza della Natura in un mondo urbano rappresentato come un'alienata distesa di cemento, sinistramente illuminata dai neon delle insegne pubblicitarie. Non più che un divertimento mondano sono i racconti de Le cosmicomiche (1965; poi ampliate col titolo Cosmicomiche vecchie e nuove, 1984), dove l'invenzione di una sorta di fantascienza rovesciata, rivolta alle vicende ancestrali dell'universo, al passato più remoto, non va oltre il gioco, l'ammicco, l'abilità fine a se stessa Con il volume Ti con zero (1967) l'autore si ricollega alle Cosmicomiche. Sembra una raccolta di racconti di fantascienza, ma, come accade sempre a Calvino, il genere è trattato in maniera originale e problematica: sono narrazioni giocate sui concetti di tempo e spazio, ma motivo di fondo è la riflessione sull'essenza stessa del raccontare. Nelle ultime opere dello scrittore, infatti, si accampa come fondamentale e quasi ossessiva la struttura formale del «racconto del racconto», con la sperimentazione e la verifica di tutte le molteplici potenzialità della finzione narrativa. La vicenda si riduce a pretesto o, meglio, diventa una specie di cornice, come nelle Città invisibili (1972), dove si suppone che Marco Polo descriva, per sintetici quadri, all'imperatore Kublai Kan le straordinarie città visitate nelle sue ambascerie. Così nel Castello dei destini incrociati (1973), lo spunto dei racconti è fornito dalle carte dei mazzi di tarocchi (l'opera è divisa in due parti, con la prima che dà il titolo generale, già pubblicata nel 1969, e la seconda col titolo La taverna dei destini incrociati). Nella nota conclusiva è lo stesso scrittore ad ammettere la suggestione degli studi semiologici e il proprio interesse predominante a smontare e a rimontare la macchina del racconto. In Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), Calvino si spinge addirittura a costruire un'opera dove ogni capitolo funge da inizio di un possibile romanzo, che regolarmente s'interrompe. La stessa abilità si palesa in Palomar (1983), dove la scrittura raggiunge punte estreme di astratta rarefazione, lasciando stupefatto il lettore, come davanti a un equilibrista che procede con gelida disinvoltura sul vuoto, sul vuoto naturalmente del racconto. Di lucida intelligenza appaiono gli interventi critici su vari argomenti e di periodi diversi raccolti nel volume Una pietra sopra (1980), che confermano la forte vena saggistica dello scrittore. Infine Collezione di sabbia (1984) è un'antologia di articoli giornalistici, scritti di viaggio e divagazioni intellettuali. Postumi sono stati pubblicati i racconti Sotto il sole giaguaro. Dopo la morte di Calvino sono continuati a uscire nuovi libri che comprendono testi sia editi che inediti. Rilevanti sono le Lezioni americane (1988, pubblicate negli Stati Uniti con il titolo Six Memos for the Next Millenium) , scritte per un ciclo di conferenze da tenere all'università di Harvard (1985-1986). Ricordiamo inoltre i saggi Sulla fiaba (1988) e Perché leggere i classici (1991); I libri degli altri Lettere (1947-1981) (1991), raccolta di lettere editoriali; La strada di San Giovanni (1990) e Prima che tu dica pronto (1993), volumi di racconti che ricoprono l'intera carriera dello scrittore. Numerosissime anche le nuove pubblicazioni delle sue opere.