Bernhard, Thomas

Scrittore austriaco (Heerlen, Olanda1931 - Gmunden1989). Cresciuto in Austria, si ammalò gravemente di polmoni e visse in una casa di cura dal 1948 al 1951; in seguito rivolse i suoi studi alla musica e al teatro e dal 1957 prese a viaggiare per l'Europa, ritirandosi dal 1965 in una fattoria in campagna. Dopo l'esordio poetico, con Auf der Erde und in der Hölle (Così in terra come all'inferno, 1957), seguito da Unter dem Eisen des Mondes (Sotto il ferro della luna, 1959), Bernhard abbandona l'attività lirica, in cui il linguaggio si era progressivamente ridotto a una pura sostantivazione irrelata, ma capace già di rivelare la tematica di desolazione e di pessimismo del Bernhard successivo. La grande produzione narrativa nasce e cresce negli anni '60: i suoi romanzi, i suoi racconti, le sue prose filosofico-caratteriali s'iscrivono d'autorità nel vasto filone del nichilismo più amaro, rifacendosi (ma senza imprestiti evidenti) alla lezione originaria di Strindberg e correndo paralleli alle disperate trenodie di Beckett. Quasi sempre, in una narrazione e più tardi in un dramma di Bernhard, c'è un protagonista maniaco e misantropo, che monologa esacerbato fino al delirio ma insieme con sorda pazienza scavatrice, vivendo un'esistenza isolata. Gli stanno spesso accanto creature larvali o più creature ridotte al silenzio e tenute in condizione di schiavi. L'ottica dell'autore e dei personaggi-chiave è totalmente negativa: il mondo è un pasticcio assurdo e malvagio, solo la forza dell'abitudine o la nostra radicale stupidità ci consentono di vivere ancora. Tale tematica, espressa in un linguaggio grasso, a volte barocco, tocca un suo primo risultato di eccellenza nel vasto e ricco Verstörung (1967; tedesco,«Perturbamento», Milano 1981), grande giudizio universale delle tare umane in una tetra vallata austriaca. Esclusione maniacale da ogni possibile contatto umano (Watten, 1969; tedesco,«La partita a carte», Torino 1983), un trittico velenoso di segregazioni patologiche e di follie abituali (Der Italiener, 1971; tedesco,«L'italiano», Milano 1981), una molteplice disperazione che dal confessarsi ad altri trae solo incentivo al proprio desiderio di morte (Ja, 1978; ivi 1983), una perfida raccolta di bozzetti cronachistici ove si dà conto di accadimenti stravolti del grande suicidio umano (Der Stimmenimitator, L'imitatore di voci, 1978) sono alcune tra le proposte narrative posteriori di Bernhard.
Intanto, fin dal 1970 con Ein Fest für Boris (Una festa per Boris) Bernhard si dedicò con crescente successo al teatro. I suoi lunghissimi, paralizzanti soliloqui, i silenzi torturati dei suoi deuteragonisti, la trasparenza cristallina di un linguaggio molto più scenico di quanto sembri hanno fatto di lui uno degli autori drammatici più acclamati del nostro tempo: basti ricordare opere quali Die Macht der Gewohnheit (La forza dell'abitudine, 1974); Am Ziel (Alla meta, 1981), Minetti (1977); Der Weltverbesserer (Il riformatore del mondo, 1979); über allen Gipfeln ist Ruh (è pace su tutte le vette, 1981); Die Jagdgesellschaft (La brigata dei cacciatori, 1974). Dal 1975, con Die Ursache (tedesco,«L'origine», Milano 1982), Bernhard ha dato inizio a un «racconto a puntate» della sua autobiografia, continuata con Der Keller (1976; tedesco,«La cantina», ivi 1984), Der Atme (1978, Il respiro, ivi 1989), Die Kälte (1981, Il freddo, ivi 1991), Ein Kind (1982, tedesco,«Un bambino», 1994). L'allucinazione cupa di Bernhard sembra qui ancorarsi alla realtà , e i toni catastrofici caratterizzano anche le opere successive, in particolare i romanzi Beton (1982, tedesco,«Cemento», ivi 1990), Alte Meister (1985, Gli antichi maestri, ivi) e Auslöschung Ein Zerfall (Annientamento-Una rovina, 1986). Tra le ultime opere teatrali si segnalano: Der Theatermacher (II drammaturgo, 1984), Einfach kompliziert (Semplicemente complicato, 1986), Elisabeth II (Elisabetta II, 1987) e Heldenplatz (1988; Piazza degli eroi, Milano 1992). Sono usciti postumi la raccolta di aforismi In der Höhe (1989, In alto, Parma 1989) e i tre drammi brevi Claus Peymann kauft sich eine Hose und geht mit mir essen (Claus Peymann si compra un paio di calzoni e viene a mangiare con me, 1990).