Beckett, Samuel

Romanziere, drammaturgo e poeta irlandese (Foxrock, Dublino,1906 - Parigi1989). Nato da una famiglia protestante, dal 1920 al 1923 frequentò la Portora Royal School di Enniskillen dove era stato anche O. Wilde e nel 1927 si laureò in letteratura francese e italiana al Trinity College di Dublino. Nel 1928 insegnò francese a Belfast e dal 1929 al 1930 fu lettore alla Scuola normale superiore di Parigi, dove ebbe modo di conoscere il connazionale J. Joyce. Testimonianza dell'interesse e dell'ammirazione di Beckett per l'opera joyciana è il saggio Dante Bruno Vico Joyce pubblicato nella raccolta Our Examination Round His Factification for Incamination of Work in Progress (1929). Durante il soggiorno parigino collaborò alla rivista d'avanguardia «Transition» e pubblicò il poema moderno in 98 versi Whoroscope (1930), serrata meditazione sul tempo attribuita a Cartesio, il cui pensiero avrà una grande influenza nello sviluppo della tematica beckettiana.
Nel 1931 tornò a Dublino come lettore di francese al Trinity College. Conobbe il pittore Jack B. Yeats, fratello del poeta, la cui opera ha non pochi punti di contatto con quella di Beckett e a cui rimarrà sempre legato da profonda stima e amicizia. Di quell'anno è il saggio Proust, nel quale Beckett analizza i meccanismi della narrazione e individua nel sonno e nella follia stadî della condizione umana da esplorare in quanto sospensioni della soggettività . Un difficile rapporto con la famiglia, che giunse a causargli gravi disturbi di origine psicosomatica, e il totale rifiuto dei valori della società irlandese lo portarono l'anno seguente ad abbandonare il paese d'origine. Dopo vari soggiorni londinesi, si trasferì definitivamente a Parigi nel 1937.
Nel 1934 era frattanto uscito More Pricks Than Kicks (Novelle, Milano 1972), una raccolta di racconti, mentre il primo romanzo A Dream of Fair to Middling Women (Un sogno di donne passabili) rimaneva incompiuto. Protagonista della raccolta è il dantesco Belacqua dal significativo cognome Shuah (in ebraico «depressione»), ma la sua esistenza purgatoriale non trascorre nell'attesa di una seconda opportunità di salvezza, bensì nell'aspirazione alla immobilità fisica ed emozionale, passaggio obbligato per la stasi psichica, unica speranza dell'uomo.
Murphy (1938; Torino 1962) è il primo romanzo dato alle stampe, ma senza alcun successo La narrazione segue l'itinerario mentale dell'«eroe», un dublinese che lavora in un manicomio di Londra, il quale col movimento oscillatorio della sua sedia a dondolo sfugge al caos e alla disperazione esistenziale, riparando nella propria «scatola cranica». L'amicizia di Murphy (gr. morfḕ, forma) e di Endon (èndon, dentro), uno dei malati, ha momenti di totale identificazione/ annullamento. I riferimenti a e all'occasionalismo di sono evidenti, ma si trasformano in situazioni di straordinaria comicità e forza icastica. Sul piano formale, in queste prime prove narrative se pure notevole è l'influenza di Proust e Flaubert, diretto è il rapporto con Joyce: lo studente Belacqua vaga per una Dublino ormai straniata e opaca, ma ancora joyciana. L'uso del dialetto, il pastiche linguistico, il gusto quasi maniacale del dettaglio, la creazione di nomi emblematici per personaggi e luoghi sono solo alcuni aspetti tecnici che li accomunano. Entrambi hanno una concezione «plastica» della lingua, che però li porta a risultati diametralmente opposti: il primo procede per accrezione, il secondo per riduzione. Beckett stesso ha scritto: «Joyce è un sintetizzatore, io un analizzatore che cerca di eliminare tutto il possibile».
Nella prima raccolta di poesia Echo's Bones and Other Precipitates (1935; Poesie in inglese, Torino 1964) il poeta-alchimista raccoglie parole rimandate dalle «ossa di Eco». Con Poèmes'38-'39 (1946), brevissimi componimenti in francese, Beckett si estranea dalla propria matrice linguistica e culturale nel tentativo di percepire «al di là del fatuo clamore, il silenzio di cui è fatto l'universo». L'intera opera beckettiana oscillerà d'ora in avanti tra stesura in una lingua e traduzione nell'altra, permettendo all'autore di verificare e travolgere i meccanismi di scrittura dei due codici linguistici.
Costretto dal'42 al'43 alla clandestinità - durante il secondo conflitto mondiale Beckett fu attivo nella resistenza francese e venne decorato nel 1945 con la Croce di guerra - scrisse il romanzo Watt (Milano 1967), pubblicato solo nel 1953. Il protagonista è una sorta di essere subumano, che al termine di un percorso iniziatico si pone al servizio di un misterioso signor Knott, anticipazione dell'enigmatico Godot. Risalgono allo stesso periodo le Nouvelles et textes pour rien (Novelle e testi per nulla, Torino 1967), pubblicate nel 1955, due delle quali saranno in seguito adattate per il teatro da Alan Schneider, e il racconto Premier amour (Primo amore, ivi 1971), uscito solo nel 1970. In questi lavori Beckett usa per la prima volta la narrazione in prima persona secondo una progressiva e costante riduzione dei punti di vista. In Mercier et Camier, «racconto aperto», la cui stesura risale agli anni 1945-55, pubblicato solo nel 1970, Beckett inizia invece un abilissimo gioco di duplicazione di personaggi e di prospettive a specchio da cui non rimane fuori neppure il narratore. Nel disastrato universo beckettiano i personaggi si ritrovano di trama in trama, metafore della ripetitività ed inanità dell'esistere. Mercier e Camier, vagando in un territorio oramai indistinto, si imbattono in uno sconosciuto che pure li conosce dalla nascita e sa tutto di loro: Watt.
Il pessimismo catastrofico di Beckett coincide con la negazione della letteratura come esperienza conoscitiva. Come la vita anche l'arte è destituita di valore e senso: l'organizzazione progressivamente acquista rilievo, quanto più sparuta e misera diventa la sostanza. La dimensione spazio-temporale è sottoposta ad infinite e vane operazioni di calcolo. La forma rimanda ossessivamente a se stessa. La materia verbale si frantuma sottoposta a scissione nucleare e perde l'ultimo barlume di significato. Nella trilogia francese: Molloy (1951; Milano 1957), Malone meurt (1951; Malone muore, ivi 1970) e L'Innommable (1953; L'Innominabile, ivi 1970) Beckett completa il processo di negazione dei valori narrativi con un'operazione di sintesi e azzeramento. All'alienazione dalla realtà corrisponde l'alienazione dal linguaggio: l'artista contemporaneo sperimenta la disperazione dei mistici medievali di fronte all'inadeguatezza della parola.

Come dirà Beckett stesso, dando un altro dei suoi titoli emblematici alla raccolta di prose del 1967, No's Knife (Il coltello del no), il leit motiv della sua opera è «il silenzio urlante del coltello del no nella ferita del sì». La rappresentazione a Parigi nel 1953 della prima opera teatrale di Beckett, En attendant Godot (Aspettando Godot, Torino 1961), e quella del 1955 a Londra della versione inglese fatta dall'autore rivelano al pubblico un nuovo ed originale drammaturgo: due coppie di vagabondi con movenze di clown danno voce alla miseria e alla pena dei rapporti interpersonali, alla disperazione dell'esistere nella vana attesa di Godot («god» o «robot», dio o macchina?). Il successo, seppure accompagnato da accesissime polemiche, fa di Beckett, quasi suo malgrado, un caposcuola del cosiddetto «teatro dell'assurdo» accanto ad un altro espatriato, E. Ionesco, ma la definizione del critico Martin Esslin non tiene in debito conto la complessità e l'ampiezza delle implicazioni culturali del teatro beckettiano che non è riducibile ad una scuola. Dal magistrale Fin de partie (1957; Finale di partita, Torino 1961) a All That Fall (1957; Tutti quelli che cadono, ivi 1961), un radiodramma per la BBC, da Krapp's Last Tape (1958; L'ultimo nastro di Krapp, ivi 1961) a Happy Days (1961; Giorni felici, ivi 1961), dai due radiodrammi Words and Music (1962; Parole e Musica, ivi 1966) e Cascando (1963; ivi 1966), che riprende il titolo di una lirica d'amore contenuta nella prima raccolta di versi francesi, alla emblematica Play (1964; Commedia, ivi 1966), Beckett attua una radicale contestazione dei valori formali e tematici del dramma tradizionale. La «necroscopia drammaturgica» (Adorno) a cui Beckett sottopone lo spazio e il tempo scenico, influenzerà l'intera sperimentazione teatrale dell'ultimo trentennio. Tra i suoi epigoni vanno ricordati e altri.
D'altro canto, se il teatro di Beckett sviluppa con assoluta coerenza la tematica già espressa nelle opere in prosa, sono recuperati in questa fase elementi della cultura d'origine. Il gusto del grottesco e del macabro, il rovesciamento parodistico, l'uso sistematico dell'anticlimax, la straordinaria anarchia linguistica imparentano Beckett ai grandi della tradizione comica irlandese, primo fra tutti J. Swift, ma anche G. B. Shaw e O. Wilde oltre a Joyce; mentre certe inattese aperture di desolato lirismo rimandano persino all'ultimo Yeats. Il criticismo radicale spinge Beckett a sondare le potenzialità espressive dei linguaggi dell'era elettronica. Il cinema, la televisione e la radio gli consentono rispettivamente di magnificare l'aspetto fisico-mimico - l'occhio - e quello dialogico-musicale - l'orecchio - proprî dell'esperienza teatrale. Ricordiamo il superbo Film (1964), realizzato nel 1969 in collaborazione con Alan Schneider e interpretato da Buster Keaton, e il copione televisivo Dis Joe (1966; Di'Joe, Torino 1968).
Nel 1969 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura, che lo consacrò tra le figure più rappresentative della cultura contemporanea. In seguito la ricerca beckettiana non si interruppe, anche se sembrò fatalmente tendere all'autodistruzione. Il processo riduttivo è inarrestabile: nelle pièces della raccolta Breath and Other Shorts (Respiro ed altri pezzi brevi, 1971), in Company (1980), in Ohio Impromptu e Rockaby (1981) parole e gesti trascorrono lo spazio teatrale come meteore disperse e suoni da remote galassie, continuando tuttavia a intrigare lo spettatore. Nel 1992 è uscito postumo Dream of Fair to Middling Women, primo romanzo di Beckett, che attraverso il filtro del tempo offre un'affascinante prospettiva dello scrittore che Beckett sarebbe diventato.