Austen, Jane

Scrittrice inglese (Steventon, Hampshire,1775 - Winchester1817). Figlia di un pastore della chiesa anglicana, il reverendo George Austen, trascorse i primi venticinque anni della sua vita nella quiete di un piccolo villaggio dello Hampshire assieme alla inseparabile sorella Cassandra ed ai sei fratelli. Jane studiò per due anni alla mediocre Abbey School di Reading; l'ambiente familiare era, però, di prim'ordine e Jane apprese dal padre il francese, un po'di italiano e, soprattutto, acquisì una solida conoscenza dei grandi classici della letteratura inglese, da Shakespeare al Dr. Johnson, e dei principali autori del sec. XVIII. Cresciuta tra gente che amava i libri, condividendone gli interessi ed il profondo rispetto per la tradizione culturale, la Austen, ancora adolescente, iniziò la sua attività letteraria con brevi racconti quali Love and Friendship (pubblicato soltanto nel 1922; Amore e amicizia, Milano 1979) e, soprattutto, con imitazioni fortemente satiriche dello stile allora in voga tra gli autori di romanzi «gotici», le cui improbabili situazioni e morbosità romantiche susciteranno anche in anni più maturi la sua ironia. Il suo primo romanzo, Pride and Prejudice (Orgoglio e pregiudizio, ivi 1975), portato a termine nell'agosto 1797, fu offerto ad un editore con il titolo First Impressions (Prime impressioni); immediatamente respinto, verrà pubblicato soltanto nel 1813 ed otterrà un notevole successo. Gli anni di Steventon si concludono con altre due opere: Sense and Sensibility (Buonsenso e sensibilità ), scritto nel 1798 e pubblicato nel 1811, e Northanger Abbey (L'abbazia di Northanger, ivi 1954; ivi 1983), scritto nel 1798, venduto con il titolo di Susan nel 1803 per dieci sterline, quindi, non pubblicato dall'editore, ricomprato dalla famiglia Austen e apparso postumo nel 1818.
A queste delusioni fecero seguito dieci anni di apparente inattività , dedicati, in realtà , alla rielaborazione e correzione di quei primi romanzi che oggi ci appaiono frutto di una personalità già matura. La vita della Austen è singolarmente priva di avvenimenti esteriori e pare non avere altri punti di riferimento che l'attività letteraria svolta nell'ambito della vasta cerchia familiare da cui non si allontanò mai; rimase nubile fino al termine dei suoi giorni. Questa totale carenza di notizie biografiche sicure è dovuta, in parte, al singolare atteggiamento della famiglia che, subito dopo la morte della scrittrice, distrusse lettere e documenti privati; ed anche in epoche successive, per mano del nipote J. E. Austen-Leigh, autore di una Memoir biografica (1870), si preoccupò di tramandare un'immagine alquanto edulcorata di Jane, dedita soprattutto ai suoi compiti di signorina di casa e, a tempo perso, anche alla letteratura. Nel 1801 la famiglia si trasferì a Bath, città che compare di frequente nelle sue opere, dove il padre morì improvvisamente nel 1805. Dopo un soggiorno di tre anni a Southampton, il secondogenito Edward procurò alla madre e alle sorelle una casa a Chawton, villaggio dello Hampshire non lontano e non dissimile da Steventon a cui le loro più care memorie erano indissolubilmente legate. Gli anni di Chawton trascorsero in una serenità ritrovata che diede ben presto i suoi frutti. Appartengono infatti a questo periodo i romanzi più maturi e complessi: Mansfield Park pubblicato nel 1814 (Milano 1983), Emma (1816; ivi 1979 2) e Persuasion (Persuasione, Torino 1982), che pubblicato postumo nel 1818 assieme a Northanger Abbey, rivelava finalmente il nome dell'autrice dei romanzi precedenti, che erano stati pubblicati anonimi. Nel corso nel 1816 le condizioni di salute di Jane, colpita dal morbo di Addison, allora non diagnosticabile né curabile, subirono un improvviso peggioramento e, nel maggio 1817, la sorella Cassandra la condusse a Winchester nella speranza di ottenere cure mediche adeguate; in questa città la scrittrice si spense e fu sepolta nella famosa cattedrale. Dedicò gli ultimi mesi della sua esistenza alla stesura di un settimo romanzo, Sanditon, che rimase interrotto e fu pubblicato soltanto nel 1925.

I sei romanzi a cui è affidata la fama di Jane Austen descrivono un ambiente provinciale e campagnolo, popolato da gentiluomini e da gentildonne appartenenti alla borghesia medio-alta, un piccolo mondo a cui la miseria è sconosciuta ed in cui i rapporti sociali sono semplici e lineari, mai turbato da avvenimenti che si possano definire drammatici, neppure sfiorato dal grande scontro allora in corso tra gli eserciti napoleonici ed il resto d'Europa. I romanzi si concludono inevitabilmente ed invariabilmente con il matrimonio dei due protagonisti. Questa riduzione dell'universo le permette di concentrare l'attenzione sul carattere dei personaggi, di coglierli in tutte le loro sfumature, con straordinario grado di verità , di rivelarne gli egocentrismi segreti, le vanità nascoste, la complessità di rapporti, con una costante vena di ironia, senza mai cedere al sentimentalismo che caratterizzava le opere di Fanny Burney o di Richardson e con uno stile terso e lucido che la fa considerare l'erede dei grandi scrittori e moralisti del Settecento, dei Fielding e degli Smollett. La Austen è, sotto molti punti di vista, il frutto più perfetto del classicismo settecentesco; lo spirito del romanticismo le è totalmente estraneo ed entra nei suoi romanzi soltanto come oggetto di satira. Comunque già al loro apparire, benché pubblicati anonimi, i romanzi della Austen attrassero l'attenzione critica di uno scrittore così diverso, per molti aspetti, come Walter Scott il quale, nel suo diario, dichiara con rara modestia che pur essendo egli stesso «capace di uno stile solenne e retorico», gli è negata «la raffinata sensibilità con cui ella sa rendere interessanti gli avvenimenti e le persone di tutti i giorni».
Offuscata in principio dal prevalere del gusto romantico, la fama di Jane Austen è cresciuta con il passare del tempo, ed è soltanto il nostro secolo che ne ha messo in rilievo le qualità rivoluzionarie, l'atteggiamento totalmente oggettivo, la capacità di far progredire il racconto mediante variazioni minime, per stratificazioni successive ed affidandosi al personaggio stesso, alle sue azioni, alle sue parole, la rigorosa attenzione alle qualità formali e strutturali della composizione.
Il suo romanzo più popolare è sempre stato ed è ancor oggi Pride and Prejudice (il primo ministro vittoriano Disraeli dichiarava di averlo letto ben diciassette volte) grazie soprattutto alle situazioni da commedia brillante che lo caratterizzano. I personaggi delineati con grande vigore si muovono parallelamente in più trame simmetriche che coerentemente puntano all'unica soluzione logica e cioè il matrimonio tra l'ostinata e «prevenuta» Elizabeth Bennet e l'«orgoglioso» Mr. Darcy. Ma il lieto fine è possibile soltanto perché i personaggi hanno imparato, con il trascorrere del tempo, a conoscere se stessi. La scoperta di se stessi da parte degli eroi e delle eroine è il tema più costante che ci sia dato ritrovare nei romanzi di Jane Austen, che, chiaramente, considera la bontà , la maturità e la consapevolezza di sé come sinonimi. In Emma il tema principale è la perdita di ogni illusione da parte dell'eroina, il riconoscimento doloroso dei propri costanti errori che hanno sconvolto il mondo del romanzo e che soltanto mediante una presa di coscienza potrà essere ricomposto; per cui Emma sposerà Mr. Knightley, conclusione ovvia a tutti meno che alla protagonista. Tra l'ultima revisione di Pride and Prejudice e la stesura di Emma trascorsero dieci anni durante i quali l'atteggiamento della scrittrice mutò profondamente. Personaggi come Mr. Collins e lady Catherine de Bourgh sono caricature mostruose di snobismo che tuttavia permettono la risata; ma gli Elton, Mr. Woodhouse (in Emma), Mrs. Norris (in Mansfield Park), sir Walter ed Elizabeth Elliot (in Persuasion) sono delineati con freddo e spietato moralismo, con amara ironia. Non potrebbe essere maggiore il distacco da opere come Northanger Abbey o Sense and Sensibility in cui la scrittrice polemizza in tono quasi spensierato con l'eccessiva e morbosa sensibility dei romantici opponendole programmaticamente il suo solido «buon senso»; oppure analizza gli equivoci a cui può andare incontro chi, come Catherine Morland, confonda vita e letteratura trasformando una innocente dimora di campagna in una abbazia misteriosa, simile a quelle descritte da Mrs. Radcliffe nei suoi romanzi. Emma e Mansfield Park sono, secondo l'opinione critica ormai prevalente, le massime realizzazioni artistiche di Jane Austen ; in esse la scrittrice rielabora con grande coerenza i temi della sua produzione precedente ed è qui che il suo realismo e la sua ironia raggiungono il loro culmine. Un caso a parte rappresenta Persuasion, scritto a pochi mesi dalla morte, in cui la storia dell'amore tra il capitano Frederick Wentworth ed Anne Elliot è narrata con toni di una tenerezza quasi autunnale, per cui i temi di tutta la produzione della Austen risultano attenuati e risolti in un'atmosfera dolcemente e nostalgicamente malinconica.