Zola, Emile

Romanziere francese (Parigi 1840 - ivi 1902). Trascorse l'infanzia e la prima giovinezza a Aix-en-Provence, ma la morte prematura del padre e una miopia precoce acuirono ben presto una tendenza alla nevrosi che ritornerà ad assillare l'uomo nelle ore più cupe della sua vita. Contò molto in quegli anni la profonda amicizia che lo legò al compagno di scuola Cézanne ; li accomunava l’amore per le scorribande nella soleggiata campagna provenzale e per la poesia di Hugo e di Musset. Queste esperienze giovanili certo favorirono in lui un'eccezionale ricettività davanti agli spettacoli della natura e un lirismo istintivo che nessuna riflessione metodologica riuscirà a cancellare dalla sua scrittura. A diciotto anni seguì la madre a Parigi, ove le precarie condizioni economiche e i ripetuti insuccessi per accedere all'università lo costrinsero a cercare un lavoro. Nel 1862 ottenne un modesto impiego da Hachette grazie al quale entrò in contatto con il vento nuovo che soffiava nel mondo letterario. Insperatamente nel 1864 Lacroix accettò di pubblicare i Contes à Ninon (Racconti a Ninetta), esile raccolta di novelle tra il fantastico e il sentimentale. Seguirono La confession de Claude (La confessione di Claudio, 1865) e Le voeu d’une morte (Il voto di una morta, 1866), opere ancora legate a triti soggetti romantici e alla formula del romanzo sentimentale. Negli stessi anni però la tribuna giornalistica offriva a Zola un insperato trampolino di lancio. Numerose collaborazioni quotidiane (raccolte in Mes Haines) fecero a poco a poco conoscere uno scrittore che, con polemica destrezza, si dedicava alle battaglie ideologiche ed estetiche più ardite. Suo è uno dei rari articoli elogiativi su Germinie Lacerteux (1865) dei fratelli Goncourt, nel quale aveva ravvisato quale vasto campo d'indagine aprisse alla letteratura lo studio della «bestia umana». Legata al suo nome è anche la campagna di stampa che infuocò gli animi a partire dal 1866, nella quale Zola si schierò (in articoli raccolti poi in Mon Salon e Manet) in favore dei pittori dell’ impressionismo esclusi dai saloni ufficiali, esaltando Manet. Raggiunto finalmente il successo, decise di vivere della sola penna. Tra il 1867 e il 1868 pubblicò tre romanzi di ineguale valore, Les mystères de Marseille (1867; I misteri di Marsiglia, Roma 1987), Madeleine Férat (1868) e Thérèse Raquin (1867; Teresa Raquin, Milano 1985), che segna la svolta definitiva verso il naturalismo