Valéry, Paul

Poeta e prosatore francese (Cette, od. Sète,1871 - Parigi1945).

Di madre italiana, studiò al Collège di Montpellier, e si iscrisse in seguito alla facoltà di diritto. Nel 1890 pubblicò nella «Conque» qualche poesia e ne compose altre, fino al 1896. Dal 1892 lo troviamo a Parigi, dove si legò con i poeti simbolisti. Nell'ottobre dello stesso anno, soffrì di una crisi violenta, da cui uscì deciso a rompere con quelle che doveva chiamare più tardi le sue prime idee-idoli: idoli della poesia e idoli dell'amore. Da allora, l'etica di Valéry consistette nell'esercizio puro dell'intelletto. Nel 1894 scrisse un saggio su Leonardo da Vinci (Introduction à la méthode de Léonard de Vinci) e, nel 1895, Une soirée avec M. Teste (M. Teste, Milano 1961). Entrò quindi al ministero della guerra e in seguito al «Mercure», in cui pubblicò, sotto il titolo di Méthodes, brevi saggi. Per parecchi anni fu segretario del direttore dell'agenzia Havas. La sua astensione dalla poesia durò circa venti anni. Solo nel 1917, pubblicò La jeune Parque (La giovane Parca, Torino 1930; ivi 1971). Fu un successo; subito dopo scrisse Aurore, Palme e cominciò Le cimetière marin. Nel 1920 ripubblicò i suoi versi giovanili (Album de vers anciens ; Album di versi antichi, Firenze 1947) e quindi (1922) raccolse in Charmes le nuove poesie (Gli incanti, Milano 1942). Nel 1924 raggruppò in Variété le prefazioni e gli articoli che era andato scrivendo, insieme con l'Introduction del 1894, preceduta da Note et digression del 1919, il saggio sull'Adonis di La Fontaine, quello su Eureka di Poe, e le pagine di La crise de l’Esprit (La crisi dello spirito). Altri scritti in prosa di Valéry si trovano in L’âme et la danse (L’anima e la danza, Vicenza 1933); Eupalinos ou l’architecte (1923; Eupalino o dell’architettura, Lanciano 1931; Pordenone 1988); Rhumbs (1926); Variété II, III, IV, V (1930-44; Varietà , Milano 1971); Regards sur le monde actuel (Sguardi sul mondo attuale, 1931); L’idée fixe (1932; L’idea fissa, Roma 1985). Valéry ebbe la Legion d'Onore e, nel 1925, entrò all'Académie française. Alla sua morte, gli furono tributate esequie nazionali.

Quando Valéry tornò all'attività poetica, si costrinse a un «gioco difficile», imponendosi una poesia «carica di catene»: La jeune Parque doveva essere una specie di «discorso», in cui la successione dei versi si svolgesse in modo da produrre un'impressione analoga a quella dei recitativi antichi; qualche cosa di analogo, in poesia, alla modulazione in musica. Il tema, se così si può dire, della Jeune Parque è quello della ricerca di se stessi: «autobiografia formale», la Jeune Parque è anche la rappresentazione del movimento dialettico tra oscurità e coscienza, emozione e composizione, sensibilità e lucidità . Nelle poesie degli Charmes, il poeta rappresenta le proprie interiori contraddizioni e le proprie tentazioni. Le cimetière marin (Il Cimitero marino, Parigi 1935; Torino 19784), che degli Charmes fa parte, è una passeggiata tra le tombe di un personaggio che si smarrisce nelle sue meditazioni sulla vita e sulla morte, finché uno sguardo da lui gettato sul felice mare lo riconcilia con l'esistenza. Attraverso la finzione del Cimetière marin, Valéry giunse a rivelare, nella limpidezza sovrana dei suoi stupendi decasillabi, il passaggio dall'immobilità all'azione, dal nulla all'essere, dal silenzio alla parola; tale passaggio si esprime in modo felicissimo, tutto calato in una perfezione formale unita e meditativa, dolcemente o tragicamente modulata, che fa di questo «poema» un indubbio capolavoro formale; d'altra parte, questi versi di così aristocratica e rara bellezza finiscono poi con l'esprimere qualche cosa che è comune a tutti gli uomini: un umano e immaginoso meditare sui temi perenni della vita e della morte, dell'essere e del pensare. Il mito di Narciso, trasposto sul piano intellettuale, fu presente in tutta l'opera di Valéry: Narcisse parle, dell'Album de vers anciens fu seguito dai Fragments d’un Narcisse di Charmes e, più tardi, da una Cantate du Narcisse. Gli ammirevoli alessandrini dei Fragments, ora sonanti di ricche rime romantiche, ora scolpiti come versi dell'epoca classica, ci presentano un personaggio dolorosamente cosciente, nell'atto di contemplarsi nello specchio dello spirito. Il poema, incompiuto, lascia aperte varie possibilità . Una nota dei Cahiers ci suggerisce quello che avrebbe dovuto essere il suo vero senso: Narcisse, afferma il poeta, è il poema della «prossimità »; prossimità intesa come sentimento di una presenza e come esperienza della scoperta dell'Io autentico. Ma la scoperta della prossimità è anche quella della divisione, e le due figure dell'Io non arrivano a raggiungersi. Valéry accarezzava il progetto di riunire i suoi differenti Narcisi in una raccolta preceduta da una prefazione che ne spiegasse la metafisica; in diversi manoscritti, oltre che nei Cahiers, sono stati trovati abbozzi di questo finale e note sulla teoria del poema. L'ultimo poema in prosa di Valéry, L’Ange (L'Angelo), il cui primo abbozzo risale al 1921 ma che fu finito nel 1945 e uscì postumo, si direbbe il suggello posto dal poeta alla sua lunga meditazione: un angelo, in simmetria rovesciata con Narciso, si contempla nello specchio di una fontana, e vi si vede uomo, in lacrime, preda di una tristezza infinita: simbolo della frattura dello spirito e dell'inadeguatezza umana. Valéry ha sempre scritto in versi regolari, nel più grande rispetto per la tradizione poetica francese. Ricchezza di metri e gusto per le allitterazioni e le assonanze rivelano la perfezione cosciente del mestiere, che però sa continuamente superare se stesso; un'opera, diceva Valéry, non è mai compiuta, ma sempre abbandonata. Il suo, come disse egli stesso, fu un «lirismo astratto»: nel soggetto apparente della sua poesia, se ne esprime uno più autentico e più profondo: la contemplazione di se stesso nell'atto di fare poesia e di pensare.

Nel campo della prosa, l'intelligenza acuta e penetrante di Valéry lasciò una notevole impronta. Scrisse acuti saggi critici. La pubblicazione postuma dei Cahiers è stata un vero e proprio avvenimento intellettuale, e la poesia stessa di Valéry non può non essere considerata alla luce delle riflessioni e delle ricerche sul pensiero umano e sul suo funzionamento da lui annotate con tanta costanza. Egli affermò di avere atteso alla scrittura delle sue note per rendere il proprio spirito più agile e penetrante e per abituarsi al rigore nella definizione dei concetti, senza intenzione di pubblicarle. Tuttavia, è anche vero che intraprese un lavoro di riordinamento dei suoi appunti, lavoro di cui ci resta un insieme di dossiers i cui titoli indicano chiaramente la sua intenzione di raggruppare in modo sistematico le sue riflessioni. Valéry nutrì un appassionato interesse per le ricerche scientifiche dei suoi contemporanei, e trovava nel linguaggio della scienza quel rigore e quella purezza alle quali aspirava: la matematica gli appariva il modello esemplare di un sistema di espressione veramente preciso. Egli si interessava non tanto alle cose, quanto alla loro struttura formale e aspirava a creare una scienza dei modi di vedere o una teoria dei punti di vista. Spirito e natura concepiti come forme di attività ; soggetto e oggetto e loro rapporti; il problema della sensibilità ; il sogno e l'analisi della coscienza; il ruolo del tempo nella vita mentale; i meccanismi della memoria; il linguaggio; la poesia e la poetica; non sono che alcuni tra i temi a cui Valéry tornò costantemente, per lunghissimi anni. Ma la questione fondamentale intorno alla quale il suo pensiero condusse un incessante dibattito si può riassumere nella domanda: che cosa può un uomo? qual è il suo potenziale mentale?

All'ultimo ventennio della vita di Valéry appartengono alcuni suoi tentativi teatrali: nel 1931 compose un libretto in versi liberi, musicato da Honegger (Amphion) ; seguì (1934) Sémiramis, melodramma; quindi, La Cantate du Narcisse nel 1939. Nel 1940 aveva intrapreso Mon Faust (Il mio Faust, Milano 1950) che uscì postumo. Mon Faust, così come fu pubblicato, riunisce due commedie, incompiute: Lust ou la demoiselle de Cristal e Le solitaire ou les malédictions de l’Univers : si tratta di commedie senza azione, in cui l'autore ha raccolto osservazioni e paradossi pungenti e acuti, spesso crudeli, pessimisti, intorno all'uomo moderno e alla sua condizione.