Tirso de Molina

Pseudonimo di Gabriel Téllez, drammaturgo, narratore e poeta spagnolo (1579 - Soria1648), una delle principali figure del teatro del secolo d'oro.
L'identificazione, proposta da Blanca de los Ríos e a lungo accettata dalla critica, con un Gabriel Téllez nato nel 1584 e di nobili, ancorché illegittime, origini, è stata abbandonata dopo il ritrovamento dell'autentico atto battesimale di Tirso de Molina, che lo dice nato il 24-III-1579 da modesta famiglia. Poco si sa dei suoi primi anni: è comunque noto che studiò all'università di AlcalÁ de Henares e che a Madrid, nel 1600, entrò come novizio nell'Ordine della Mercede prendendo i voti l'anno seguente nel convento di Guadalajara. Dal 1605 lo troviamo quasi sempre a Toledo; all'incirca in quell'epoca dovette conoscere Lope de Vega e cominciò a scrivere per il teatro. Alternò poi l'intensa attività di drammaturgo con il disimpegno di vari incarichi in seno al suo Ordine in diverse città della Spagna e, poiché nella sua opera mostra in più occasioni di avere una speciale simpatia per il Portogallo e la sua storia, è probabile che abbia pure visitato questo paese. Imbarcatosi a Siviglia per Santo Domingo, rimase due anni (1616-18) in quell'isola come insegnante di teologia e riformatore di un monastero dell'Ordine dei Mercedari; tornato in patria, soggiornò ora a Toledo ora a Madrid, frequentando nella capitale i circoli letterari alla moda e divenendo membro della Academia Poética. Partecipò, ma con scarso successo, alla gara poetica indetta a Madrid per la canonizzazione di S. Isidoro (1622) e nel 1625, quando la sua fama di commediografo aveva ormai raggiunto l'apogeo, fu oggetto di una severa censura da parte della Junta de reformación de las costumbres, la quale riteneva assai disdicevole che un frate scrivesse commedie profane, frequentasse assiduamente i teatri e avesse continui rapporti con gente di teatro. Ignoti sono i veri motivi di questo passo ufficiale (forse provocato anche dal risentimento di uomini politici e letterati del tempo colpiti dagli strali satirici di Tirso de Molina), ma resta il fatto che, nell'introduzione alla terza parte delle Comedias (Tortosa 1634), Tirso de Molina fa un rapido accenno a «tempeste e persecuzioni invidiose» che l'avevano costretto a interrompere per 8 o 10 anni l'attività di drammaturgo. Forse non si trattò, in realtà , di un'interruzione così lunga – e comunque, pur non scrivendo per il momento nuove commedie, Tirso de Molina si preoccupò di riordinare per la pubblicazione quelle già scritte, la cui prima parte uscì poco tempo dopo, nel 1627 – ma in seguito alla riprovazione della Junta lo scrittore dovette lasciare Madrid mutando, a partire da allora, assai spesso di residenza: nel 1626 era a Salamanca, forse in esilio, e di lì passò a Trujillo come superiore di quel convento, dopo di che fu nominato cronista generale dell'Ordine nel 1632 e diffinitore generale della provincia di Castiglia nel 1634. Tra il 1634 e il 1636 diede alle stampe altre 4 parti delle sue commedie e, dopo il 1638, probabilmente in seguito a una nuova serie di «tempeste e persecuzioni invidiose», Tirso de Molina abbandonò del tutto il teatro per dedicarsi invece a opere di carattere storico-religioso, come una vasta Historia General de la Orden de la Merced, cui attendeva fin dal 1632 e che terminò nel 1639, e una Vida de la Santa Madre María de Cervellón ; dopo esser vissuto alcuni anni in Catalogna, ed essere stato creato maestro dell'Ordine (1639), venne infine eletto priore del convento dei Mercedari a Soria, carica che occupò fino alla morte.